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Cosa pensano Gianni Letta e Maria Cannata di Mario Draghi

Gianni Letta

Gianni Letta ripercorre entrambe le Repubbliche: “Si dimostrò come l’economista sapesse governare la politica e l’ha fatto con tanti governi diversi da Andreotti ad Amato, da Ciampi a Berlusconi fino a Prodi e D’Alema”

 

“Se siamo qui, lo dobbiamo a quello che Mario Draghi ha fatto nella sua vita e con un mandato esemplarmente assolto alla Bce. Adesso è a Palazzo Chigi con la sua competenza e con una montagna di aspettative. Sono sicuro che farà bene come sempre. I primi risultati si vedono: siamo tornati in Europa a testa alta e con un protagonismo che non si vedeva da un po’. Mi faceva male vedere le riunioni con Merkel e Macron per delineare la nuova Europa e assente I’Italia. Oggi invece Draghi siede a quei tavoli e gli cedono il capotavola”. Chi pensava che Gianni Letta, ex gran visir di Forza Italia, oggi presidente dell’associazione Civita, rivolgesse parole d’amore solo a Silvio Berlusconi dovrà ricredersi.

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Il principale sussurratore nelle – grandi – orecchie dell’egoarca meneghino quando sedeva a Palazzo Chigi si è infatti profuso in attestati di stima di una certa rilevanza parlando dell’attuale premier durante un webinar sulla figura di Mario Draghi organizzato dall’agenzia di comunicazione ‘Comin and partners’. “Da quel 3 febbraio – ha proseguito l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio –  ci hanno raccontano tutto di lui e anche di più, ma forse qualcosa di utile si può ancora dire. E’ arrivato a palazzo Chigi – ha sottolineato – sulle ali della fama meritatissima di grande economista e porta in quelle stanze il suo valore. Lui è un tecnico speciale, che la politica la conosce, l’ha frequentata e l’ha saputa governare”.

GIANNI LETTA: DRAGHI ALLA BCE CAPOLAVORO DI SILVIO

Probabilmente simili slanci d’affetto saranno comunque perdonati dal Cavaliere, che continua a ritenere Draghi un po’ il suo figlioccio (fosse Pippo Baudo direbbe che l’ha inventato lui…) per averlo voluto sulla poltrona di spicco della Banca Centrale europea. Passaggio che Gianni Letta definisce un “capolavoro della diplomazia di Berlusconi, che si presentò a Sarkozy e Merkel con una maggioranza così solida che li indusse a votare per lui”.

QUELLO SCREZIO TRA DRAGHI E GIULIO TREMONTI

L’incontro è stato sfruttato per rivivere alcuni momenti salienti della Seconda Repubblica. “C’era una convivenza molto dialettica perché Draghi in un discorso criticò la manovra di Trermonti e lui questo non glielo ha mai perdonato”, racconta sempre Gianni Letta.” Ma poi il 2008 è l’anno della crisi. Nell’ambito del G20 iniziò una lunga discussione su come uscirne e se si trattasse solo di una crisi finanziaria o di qualcosa di più profondo. Draghi era portatore di una teoria e Tremonti di un altra, Draghi propose l’istituzione di un Financial stability forum mentre Tremonti, sostenendo che la crisi fosse più profonda e investisse non solo la finanza, chiedeva l’istituzione di un Legal standard board che non si fermasse a dettare le regole della finanza. La disputa fu lunga, alla fine il G20 istituì il Financial forum e Draghi fu messo a capo”.

“Il suo successo sarà quello anche dell’Italia – ha aggiunto Letta – Sono sicuro che saprà tirar fuori I’Italia dalle secche in cui si è cacciata. Certo, nemmeno lui ha la bacchetta magica, ha una coalizione inedita e molto variegata, che per ora ha risposto all’appello del presidente della Repubblica e che io spero quelle coalizioni abbiano sempre nell’orecchio e non se ne discostino”.

Parole di stima anche da parte di Maria Cannata, esperta del Consiglio tecnico-scientifico del Dipartimento del tesoro, custode del debito pubblico italiano: “La comunicazione di Draghi è nello stile della persona, fa parte del suo modus operandi: fare, agire, portare risultati e solo quando si hanno elementi significativi parlare. Al Tesoro creò spirito di squadra”.

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