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Giornalisti sotto attacco. Quelle Regioni dove non si possono porre domande

giornalismo

Nel 2020 le minacce ai giornalisti sono aumentate dell’87% e molto spesso provengono dai social. Chi c’è dietro e quali sono le Regioni in cui è maggiore il rischio di intimidazioni?

Si è tenuta ieri la riunione del Centro di coordinamento delle attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente e di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, convocata in videoconferenza dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, per fare il punto della situazione anche a seguito delle recenti minacce rivolte sui social ai giornalisti della testata giornalistica Il Tirreno.

I DATI

Nel 2020, si legge sul sito del Viminale, gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti sono stati 163, l’87% in più rispetto al 2019 (87 casi). Nel 2021, gli episodi già registrati sono 23.

Il 44% dei 163 episodi di minacce è arrivato via web e social network: le piattaforme più utilizzate sono Facebook e Twitter. Nel 2019 gli episodi in Rete erano stati un quarto del totale. “Stiamo seguendo con la massima attenzione il tema delle minacce ai giornalisti, veicolate anche attraverso la rete – ha detto Lamorgese – perché la stampa è garanzia di circolazione delle notizie ed anche per questo è componente fondamentale della nostra democrazia”.

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Un “dato drammatico” lo ha definito il prefetto Vittorio Rizzi, vicedirettore generale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e Stefano Tamburini, direttore de Il Tirreno, ha segnalato come l’aumento di manifestazioni di odio sia riconducibile solo in una parte minoritaria di casi alla criminalità organizzata. Proviene, invece, dal “cittadino qualunque” e “certe speculazioni politiche contribuiscono a fomentare l’odio”. Preoccupa, inoltre, che l’istigazione sui social possa portare ad azioni concrete.

QUALI SONO LE REGIONI PIÙ COLPITE

Gli ultimi casi di minacce denunciati e al centro dell’incontro hanno interessato giornalisti de Il Tirreno, il quotidiano toscano con sede a Livorno. Ma ciò che è emerso è che le regioni in cui si sono verificati il maggior numero di intimidazioni a giornalisti sono Lazio, Sicilia, Campania, Calabria e Lombardia.

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“L’intensificarsi del fenomeno delle minacce ai giornalisti riporta indietro le lancette della storia a periodi bui”, ha dichiarato Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi). “Il sindacato – ha aggiunto – condivide in pieno l’invito a denunciare ogni episodio ed è, come sempre, al fianco dei colleghi, dalle denunce alle aule di tribunale”.

LE INIZIATIVE DEL VIMINALE

Fin dalla prima riunione da presieduta dalla Ministra il 10 gennaio 2020, il Centro di coordinamento presso il Viminale ha avuto nuovo impulso ed è stato avviato un monitoraggio strutturato che consente di delineare in maniera dinamica un quadro complessivo conoscitivo degli scenari di rischio a livello territoriale nonché delle iniziative conseguentemente assunte.

COSA RESTA DA FARE

Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, dopo aver definito il funzionamento del Centro di coordinamento “una eccellenza cui in tutta Europa guardano con interesse”, ha infine ricordato che “a minacciare i cronisti sono anche le querele bavaglio, ma la legge per contrastarle è ferma da anni”.

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