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Gli slalom di Conte

Conte

I Graffi di Damato sugli slalom di Conte tra i contrasti nel governo e la sicurezza del passeggio

La verità — al minuscolo per non confonderla con quella al maiuscolo dell’omonimo giornale diretto a destra dal mio amico Maurizio Belpietro — sta nelle 400 battute del sintetico richiamo della nota di Massimo Franco, nella prima pagina del Corriere della Sera, sul provvedimento appena sfornato dal Consiglio dei Ministri per far rovesciare sulle imprese messe in difficoltà dal coronavirus quella che La Gazzetta del Mezzogiorno ha generosamente chiamato in un titolone “cascata di miliardi”. Che — 400 o 200 che siano, visto che nei titoli e negli articoli dei giornali si fa una certa confusione fra una cifra e l’altra — potranno essere accordati dalle banche a tasso zero e ad alta garanzia dello Stato.

Ma rileggiamo insieme le 400 battute — queste certamente sicure perché le ho fatte contare dal computer — della prima pagina del più diffuso giornale italiano: “L’accordo sui prestiti alle imprese c’è, e si tratta di una cifra corposa, dopo una trattativa sfibrante a Palazzo Chigi. Ma sconcerta il ritardo di giorni, figlio di uno scontro di potere tra M5S e Pd sulla gestione del finanziamento alle imprese in epoca di coronavirus: 200 miliardi di euro. E allunga un’ombra sulla compattezza della maggioranza  proprio mentre si intravede un’uscita lenta dalla pandemia”.

I PROBLEMI DEL GOVERNO CONTE

I problemi quindi del governo, alle prese con questo passaggio della lotta al coronavirus e della difesa del sistema produttivo del Paese che ne sta uscendo a pezzi, o quasi, non sono venuti dal confronto tanto decantato, e reclamato dal presidente della Repubblica in persona, con le opposizioni di centrodestra, per quanto i loro rappresentanti siano entrati e usciti più volte in questi giorni da Palazzo Chigi per essere “ascoltati”, non di più. I problemi sono venuti al governo tutti e soli dalla sua stessa maggioranza, divisa fra i grillini e il Pd rappresentato non tanto dal capo formale della delegazione, che è il ministro della Cultura Dario Franceschini, quanto dal superministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

In questa situazione, pur nella consapevolezza che deve essersi diffusa nel governo che alla fine tutti potranno contare di essere promossi, come ha praticamente assicurato agli studenti delle scuole nel frattempo chiuse la ministra pentastellata del settore, ha qualcosa di francamente esagerato quel senso di sicurezza, fiducia e quant’altro che mostra il presidente del Consiglio uscendo, regolarmente scortato, dal palazzo dove lavora da quasi due anni. E dove intende rimanere -lo ha appena confermato in una intervista- sino al 2023, per rimanere “nell’orizzonte della legislatura” partorita delle urne del 2018.

DOV’È LA MASCHERINA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO?

Va bene che siamo a Roma, e non nella Milano del governatore leghista Attilio Fontana, dove Conte avrebbe potuto essere fermato dal primo vigile di passaggio e multato, ma lasciatemi dire che mi sembra fuori posto quel presidente del Consiglio ostentatamente in giro senza le dovute distanze di sicurezza e la  mascherina, indossata peraltro disciplinatamente dagli addetti alla sua protezione.

Con Conte, tutto preso evidentemente a sfidare quelli di Libero, che hanno già contestato la “vanità” del suo comportamento, al fotografo del manifesto non capiterà mai di sorprenderlo a stendere le sue mascherine come calzini e altri indumenti più o meno intimi. Lui è super, come la benzina delle auto che lo scorrazzano tra la sorpresa, a dir poco, dei romani costretti a scansarle ogni volta che le vedono o sentono sfrecciare davanti ai loro occhi e piedi.

 

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