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Gli ultimi grillini. Chi resterebbe con Beppe in caso di scissione?

Grillini

Grillini a un passo dalla crisi di nervi. Vito Crimi si frappone sul cammino di Grillo, che intanto ha dato mandato di contare i suoi in caso di scissione

Parlare non parlano, nonostante le nostre insistenze. Ma ci sono arrivate foto molto eloquenti che dimostrano come i grillini stiano vivendo uno psicodramma dai risvolti drammatici. Sono gli screen delle loro numerose chat interne, punteggiate da parolacce, insulti verso questo o quel deputato che potrebbe ‘tradire’ e domande che, nella loro ingenuità, strappano un sorriso: “Ma allora è finita qui?”, o, ancora: “Ma lo sanno che stiamo consegnando il Paese a Salvini e Meloni?”

Di crisi ne hanno vissute a iosa, di pezzi per strada ne hanno persi un sacco, ma questa volta l’aria è elettrica, i commenti, lontano dai microfoni, pieni di tristezza. C’è chi risponde al telefono con il magone in gola e pur di negarlo arriva a dire che stava dormendo. Alle tre del pomeriggio. L’ultimo scossone al movimento che rischia di frantumarsi nell’ultimo miglio che lo avrebbe portato alla trasformazione in partito lo dà il reggente Vito Crimi. Aspetto pacioso, sempre flebile nei toni – tranne quando c’è da attaccare la stampa -, si sfoga su Facebook e osa dire: “non concordo” con Beppe Grillo, scudandosi dietro all’impossibilità di votare su Rousseau per via della ben nota querelle con Casaleggio, che sta ancora chiedendo soldi ai 5 Stelle.

Nelle chat si fanno soprattutto tantissimi nomi: chi sta con chi, chi se ne potrebbe andare. I grillini de fero, quelli duri e puri, fedeli al comico genovese e che non hanno mai digerito il supporto a Mario Draghi sono: l’ex ministro Danilo Toninelli, inviperito soprattutto per non avere più avuto ministeri dal Conte I che per motivi idiologici, Davide Crippa e Carla Ruocco. Il precipitare della crisi nelle ultime ore ha preso tutti in contropiede: in molti sono corsi a telefonare ad Alessandro Di Battista, irraggiungibile, in Bolivia, che comunque appena trova campo la zampata l’assesta: votare per uscire dal governo Draghi. E poi c’è chi, come Nicola Morra, adesso pensa di rientrare. Ma anche i contiani si contano e si pongono la domanda delle domande: in quanti resterebbero davvero con Conte, che è stato definito da Grillo come un leader dimezzato, privo di esperienza e visione, col rischio di finire stampella del PD?

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