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Immobili, affittuari in fuga da Milano?

Misure Riaperture Milano Coprifuoco Draghi

È stata “l’epicentro” della pandemia della prima ondata e tutti si ricordano le fughe dalle stazioni dei treni verso Sud di studenti e lavoratori prima che il governo sigillasse la città e la regione. Quanto ha pesato il Covid sul mercato degli affitti di Milano? E quanto nel resto del Paese?

 

Milano non è più la città di Expo 2015, dei Navigli sempre affollati, dell’aperitivo all’Arco della Pace, delle vasche in corso Buenos Aires o in via Torino, delle fiere e degli eventi. Al momento è ancora una città deserta, che prova a riprendersi dalla batosta che l’ha travolta. Ma è soprattutto una città vuota, perché smartworking e Dad non rendono più necessario restare nella cerchia della tangenziale e chi poteva se ne è andato nella città o nella regione d’origine. Un fenomeno che se da un lato potrebbe contribuire a calmierare la folle esplosione dei prezzi degli immobili e degli affitti cresciuti a dismisura negli ultimi dieci anni, dall’altro ha senza dubbio danneggiato un intero settore che si basava proprio sulla presenza di studenti fuori sede e lavoratori in cerca di una base d’appoggio.

A MILANO CROLLATO IL PREZZO DELLE STANZE

Ma qual è la situazione del mercato immobiliare a seguito della pandemia? Secondo i dati raccolti nel report International Rent Index by City Q1 2021 di HousingAnywhere, in Italia, per le stanze private, “si continua ad assistere a un importante calo dei prezzi degli affitti rispetto al primo trimestre del 2020, tanto che ben tre città italiane sono presenti nella top 5 delle città europee in cui gli affitti per stanze singole hanno subito nel 2021 una riduzione maggiore: Milano è al primo posto, seguita da Madrid, Torino, Roma e Valencia. Rispetto al primo trimestre del 2020, Milano vede nel 2021 i prezzi medi per una stanza singola abbassarsi a 561 euro (-13,7%), Torino a 386 euro (-13,3%), Roma a 525 (-13,2%) e Firenze a 431 (-6,4%)”.

Leggi anche: Cosa dice Assolombarda sulla ripresa della regione post Covid

Ciò non accade con i prezzi degli appartamenti, i cui numeri mostrano percentuali di decremento rispetto allo scorso anno molto lievi. Nel 2021, i prezzi degli appartamenti per Milano si sono abbassati infatti solo del 3,8% (1,145 euro) rispetto al primo trimestre 2020, a Roma la riduzione è del -5,9% (1.060 euro), a Firenze del -5,4% (936 euro). “A Torino continua invece il trend al ribasso delle stanze singole, offrendo prezzi per gli appartamenti dell’11,5% più bassi rispetto allo stesso trimestre del 2020”.

Se guardiamo invece ai numeri indicativi della situazione del primo trimestre 2021 rispetto al trimestre precedente (quarto trimestre 2020) si nota come il mercato sia in lenta ripresa e che i prezzi stanno cominciando a stabilizzarsi sui valori di mercato pre-Covid. “Se – spiegano gli analisti di HousingAnywhere – rispetto al primo trimestre del 2020 Milano e Roma mostrano un notevole abbassamento dei prezzi per le stanze singole, non è lo stesso per i canoni d’affitto rispetto all’ultimo trimestre del 2020 dove la diminuzione è rispettivamente solo del -1,6% e del -2,1%. Inoltre, se Torino mostra un mantenimento dei prezzi rispetto al trimestre precedente, Firenze rivela un aumento dello 0,3%. La situazione è simile per gli affitti dei bilocali.”

L’ULTERIORE DANNO DEL BLOCCO DEGLI SFRATTI

Sui proprietari degli immobili pesa poi la decisione del passato esecutivo di bloccare gli sfratti per morosità, così da soccorrere le famiglie maggiormente interessate dalla crisi economica legata all’emergenza sanitaria. Una soluzione che però danneggia chi ha visto venir meno una rendita spesso vitale e deve comunque continuare a pagare le tasse sull’appartamento “occupato” da inquilini morosi. Per questo i proprietari la scorsa settimana si sono dati appuntamento proprio a Milano, in piazza della Scala, riuniti sotto i vessilli della neonata associazione «Rivogliamo la nostra casa», un movimento spontaneo che conta circa 1800 iscritti in tutta Italia per chiedere, al nuovo governo di intervenire sul «blocco degli sfratti», quantomeno lasciar procedere quelli già esecutivi prima del Covid. «Non si può pensare che i proprietari sostituiscano il welfare, noi ci siamo sobbarcati il costo della crisi per oltre un anno e mezzo, adesso basta» scrivono sulla loro pagina Facebook.

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