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L’Italia delle varianti Covid. In quali Regioni sono segnalate?

Italia Varianti Covid

Attesa per oggi la pagella del CTS che ridisegnerà cromaticamente la mappa geografica del Paese. In Italia sembra aumentare la corsa delle varianti Covid. Ecco dove risultano più diffuse (in base a dove si fanno più test…)

La mappa cromatica potrebbe non essere più sufficiente per affrontare la questione dei contagi. La situazione, infatti, oltre a farsi sempre più variegata e frastagliata, pare accelerare. E, da quanto Policy Maker ha appreso, al vaglio del Comitato tecnico scientifico ci sarebbe anche l’ipotesi di rivedere il sistema delle chiusure con lockdown più mirati per evitare che, tra una settimana e l’altra (le pagelle vengono rilasciate di venerdì in venerdì) le terapie intensive tornino ad affollarsi rendendo inutile ogni intervento cautelare. Nel periodo 27 gennaio-9 febbraio, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,99 (range 0,95- 1,07), in crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che comprende l’uno. Ma dove sono maggiormente diffuse le varianti Covid in Italia?

LA CARTINA GEOGRAFICA DELL’ITALIA DELLE VARIANTI COVID

Tra le zone che preoccupano maggiormente c’è sicuramente l’Alto Adige, tutt’ora in regime di lockdown duro. In quattro Comuni (Merano, Rifiano, San Pancrazio e Moso in Passiria) è stata già certificata la presenza della variante sudafricana, la più temuta dato che al momento non ci sono dati che provino possa essere efficacemente contrastata dai vaccini in nostro possesso. Nel vicino Trentino si segnala invece un caso di variante inglese. Continuando a scendere, nel Veneto si segnalano due casi di variante brasiliana (anch’essa desta preoccupazione dato che si tema possa sfuggire dal rateo di fuoco dei nostri vaccini) mentre la variante inglese è al 17% sui casi totali.

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Leggi anche: Quali regioni rischiano di diventare zona arancione? Cosa cambia?

Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, in Friuli Venezia-Giulia la variante inglese nei giorni scorsi è emersa in 17 casi su 267 campioni analizzati. Andando nel Nord Ovest, la Lombardia è tra le Regioni che quasi certamente oggi finiranno nuovamente in zona arancione per via di un Rt ormai vicino all’1. Non basterebbe insomma la zona rossa nei comuni di Viggiù, Bollate, Mede e Castrezzato, caratterizzati da un’ampia diffusione della variante inglese per salvare tutta la Regione in cui si sarebbe registrato un primo caso di variante “scozzese”, ovvero nuova mutazione di quella inglese.

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Allerta anche in Piemonte, dove si registra la diffusione della variante inglese. E così nella vicina Liguria, soprattutto nell’estremo Ponente, tra Sanremo e Ventimiglia: tre nel distretto sanitario di Ventimiglia, tre in quello di Sanremo e uno di Imperia. A questi si aggiunge anche un caso di ceppo sudafricano in una ragazza di 25 anni rientrata dall’estero. In alcune zone della Toscana la variante inglese è all’8,4% dei positivi mentre prende piede quella sudamericana. Proseguendo il nostro viaggio nell’Italia delle varianti Covid, in Emilia Romagna la variante inglese sarebbe già presente in una forbice che va dal 30 al 40% dei casi totali analizzati. Situazione analoga nelle Marche in cui focolai famigliari avrebbero consentito al ceppo britannico di diventare quello più diffuso nella Regione del Cento Italia. Così pure in Abruzzo: a Pescara il 65% dei nuovi contagi si deve alla variante inglese e in Molise.

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Nel Lazio chiuso il Comune di Roccagorga mentre aumentano i casi di ceppo inglese nel Viterbese. Un caso anche a Rieti. In totale sarebbero oltre 30 casi. L’Umbria con i suoi 18 casi di variante inglese e 12 di brasiliana continua a essere tra le zone ad alto rischio, anche perché il 59% dei posti in terapia intensiva risulta occupato (l’allarme scatta quando ci si avvicina al 30%). Nelle ultime ore su 77 campioni analizzati 41 hanno un profilo genetico identificabile con la variante brasiliana e 22 con quella inglese. In Campania oltre ai primi casi di variante inglese ci sarebbe anche un caso di variante “napoletano”, mai identificato prima. Primi casi di ceppo britannico pure in Calabria. Quattro i casi in Sicilia mentre si attendono ancora i risultati dei test di laboratorio in Sardegna, fatto che ci costringe a ricordare come non aver mai condotto prima ricerche di questo tipo sui campioni a disposizione ci ha reso particolarmente permeabili all’arrivo di nuove varianti che potrebbero essere presenti su tutto il territorio nazionale da molto tempo.

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