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Nucleare, cos’è il deposito nazionale delle scorie che nessuna Regione vuole

deposito nazionale delle scorie

Levata di scudi unanime contro la mappa che individua le aree in cui costruire la discarica di rifiuti nucleari. Nessuno li vuole, ma nessuno si è curato di sapere di cosa si tratta. Sarà davvero così pericoloso? Policy Maker ha provato a capirlo…

“Non nel mio giardino!” Com’era prevedibile, alla pubblicazione – attesa in verità da anni, tanto che stiamo rischiando l’apertura di una procedura di infrazione europea se non procederemo per tempo – da parte di Sogin della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il venturo deposito unico per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, da tutte le Regioni interessate si è alzato un solo grido: “Non nel mio giardino!” Cui si sono aggiunte le urla dei sindaci e delle province coinvolte loro malgrado e a loro insaputa nel progetto. Accenti e inflessioni dialettali diversi, ma il contenuto era sempre quello: un forte rifiuto a ospitare alcunché.

LE OBIEZIONI DI CHI NON VUOLE IL DEPOSITO NAZIONALE

E poco importa se le obiezioni di sindaci e dei presidenti di Regione, cui si è aggiunta pure GreenPeace, che vanno dal portare i rifiuti fuori dal Paese (impossibile, l’Europa per questioni di sicurezza chiede siano conservati dal Paese che li produce) al continuare a usare i vecchi siti (in via di smantellamento, perché dalla longevità limitata), si siano rilevate infondate e siano state pronunciate ancora prima di conoscere la materia: è già chiaro, infatti, che la costruzione del deposito nazionale delle scorie radioattive, in un Paese in cui persino la Tav, la linea ad alta velocità, o un inceneritore, divengono battaglie politiche, sarà un tema destinato a intrattenere a lungo i politici, le commissioni, le aule parlamentari, le giunte locali e i salotti televisivi. Nel frattempo, però, forse converrebbe capire di cosa si parla.

COS’È UN DEPOSITO NAZIONALE DELLE SCORIE?

Da Sogin fanno sapere che il Deposito Nazionale delle scorie sarà costituito dalle strutture per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività e da quelle per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi a media e alta attività, che dovranno essere successivamente trasferiti in un deposito geologico idoneo alla loro sistemazione definitiva.

deposito nazionale delle scorie

Il Deposito Nazionale delle scorie verrà costruito assieme a un Parco Tecnologico, lo “zuccherino” che il governo intende offrire alla Regione interessata: si tratta di un centro di ricerca applicata e di formazione nel campo del decommissioning nucleare, della gestione dei rifiuti radioattivi e della radioprotezione, oltre che della salvaguardia ambientale. Il Parco Tecnologico rappresenterà una reale integrazione con il sistema economico e di ricerca, contribuendo ulteriormente allo sviluppo sostenibile del territorio nel quale sorgerà. Tutto ciò  sarà costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al Deposito Nazionale delle scorie e 40 ettari al Parco Tecnologico.

COME VERRÀ GARANTITA LA SICUREZZA?

Naturalmente nessuno dorme tranquillo sapendo che a pochi metri da casa sua sorge una discarica di rifiuti radioattivi. Per questo da Sogin fanno sapere che la tutela della salute e dell’ambiente verranno garantiti da più misure di protezione che andranno sommate. È un po’ come se l’intera struttura fosse una gigantesca Matrioska: più contenitori uno dentro l’altro così da evitare i danni da fuoriuscita e sversamento di materiali radioattivi, nella consapevolezza che questi rifiuti non esauriranno mai la loro letalità, ma si può solo nasconderli il più possibile lontano da noi e dalla vista dei malintenzionati.

Si parte dai fusti in metallo, che dalle parti di Sogin chiamano “manufatti”: veri e propri bidoni, in cui verranno stoccate le scorie prodotte in Italia (per lo più rifiuti industriali e ospedalieri, ma in cerca di una sistemazione definitiva ci sono ancora quelli della nostra breve stagione nucleare).

deposito nazionale delle scorie

I rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività arriveranno al Deposito Nazionale già in questa forma di bidone, che rappresenta la prima barriera di sicurezza. I manufatti verranno poi collocati all’interno di moduli in calcestruzzo speciale (seconda barriera). Queste strutture a forma di parallelepipedo (3 m x 2 m x 1,7 m) in calcestruzzo speciale, armato o fibrorinforzato, assicurano la loro resistenza per oltre 350 anni. I moduli di cemento con dentro le taniche di metallo, impilati tra loro come “lego” fino a formare un enorme parallelepipedo, costituiranno una “cella”. Sono una sorta di conteiner in calcestruzzo armato speciale (27m x 15,5 m x 10 m), all’interno del Deposito Nazionale verranno costruite 90 celle, organizzate in file accostate, che delineano l’effettiva area in cui sistemare definitivamente i rifiuti radioattivi.

Tutto ciò sarà infine tumulato in una collina multistrato, quarta barriera all’interno del Deposito Nazionale delle scorie. Pare una collina naturale ma è invece una struttura artificiale disposta a copertura delle celle. Viene realizzata con strati di diversi materiali, per uno spessore complessivo di qualche metro, allo scopo di impedire l’ingresso di acqua nel deposito, drenare le acque piovane, isolare i rifiuti dall’ambiente e migliorare l’impatto visivo della struttura. Il Deposito Nazionale, terminata la sua capacità recettiva, verrà chiuso ed entrerà nell’esercizio di solo monitoraggio (fase di controllo istituzionale), della durata di almeno 300 anni, per poi essere rilasciato privo di vincoli di natura radiologica.

DOVE SORGERÀ IL DEPOSITO?

Al momento sono state individuate 67 aree idonee in sette Regioni. Chiariamo subito che, in un territorio fragile e ristretto come il nostro, afflitto da continui terremoti, frane, alluvioni e inondazioni, non è agevole trovare le condizioni ideali per un deposito di stoccaggio.

 

Questo fa sì che quando infine si giungerà alla necessità di prendere una decisione (l’Europa, lo ricordiamo, è pronta ad aprire una procedura di infrazione se non provvederemo) non ci sarà molto margine di manovra, perché occorrerà per forza scegliere tra le aree che trovate di seguito, che presentano le caratteristiche di sicurezza considerate ottimali per la sicurezza di tutti.

stoccaggio dei rifiuti radioattivi

PIEMONTE – 8 aree idonee tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo e così via)

TOSCANA-LAZIO – 24 aree idonee tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo (Comuni di Pienza, Campagnatico, Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano)

BASILICATA-PUGLIA – 17 aree idonee tra le province di Potenza, Matera, Bari, Taranto (Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso)

SARDEGNA – 14 aree aree idonee in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio, Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei e altri)

SICILIA – 4 aree idonee nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta (Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera).

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