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Pandemia di norme. In un anno di Covid 450 nuove leggi

leggi covid
L'allora ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli

Ventinove decreti, ventitré Dpcm, 14 norme parlamentari. E, ancora, 170 provvedimenti del ministero della Salute, 86 ordinanze della Protezione civile, 37 del Viminale, 36 dell’Inps. Cui aggiungere le 35 leggi del Commissario per l’emergenza da Covid Domenico Arcuri e le 8 novelle Inail…

Una delle più annose emergenze nazionali riguarda senza ombra di dubbio la proliferazione normativa. Se gli investitori esteri si tengono alla larga dal nostro Paese non è solo perché la giustizia è lenta e la corruzione percepita assai elevata, ma anche perché non c’è certezza del diritto. Una selva legislativa innestata sull’ancor più intricata selva burocratica, capace di inghiottire qualsiasi imprenditore che voglia fare impresa, come peraltro sarebbe suo diritto, secondo Costituzione. E la situazione, secondo la CGIA di Mestre, è peggiorata proprio sotto il Covid: l’Ufficio studi è arrivato a contare 450 nuove leggi emergenziali che certo non contribuiranno a rendere più agevole il quotidiano rapportarsi degli imprenditori con la pubblica amministrazione.

CHI HA PROVATO A FARE PULIZIA HA FALLITO

Si stima che in Italia le norme siano oltre 160.000, di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le altre a livello regionale e locale. In Francia, per fare un raffronto, sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000. Undici anni fa, l’allora ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli (Lega Nord), convocò la stampa e si fece trovare con un lanciafiamme in mano. Bruciò un muro di scatoloni e faldoni lungo 16 metri e largo 2 che rappresentava 375mila leggi a suo dire inutili.

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Il ministro leghista ci prese gusto a fare il Nerone della situazione e ridusse in polvere pure diverse norme utilissime, che il suo stesso governo corse a riemanare per decreto per non creare altri disguidi. Ma il segno era chiaro: col governo Berlusconi IV l’Italia avrebbe finalmente decespugliato quell’intricato sottobosco normativo che si lega ai piedi di chiunque. Oggi sappiamo che le cose non sono andate così. La produzione normativa è continuata senza controllo e spesso senza senso…

IN 10 MESI DI COVID 450 NUOVE LEGGI

L’emergenza ha funto da vero e proprio fertilizzante per il nostro soffocante sottobosco, che oltre a toglierci la luce e l’aria rischia di inghiottirci da un momento all’altro. “Un profluvio di disposizioni”, le apostrofa la CGIA di Mestre, “composto da migliaia e migliaia di pagine che ha travolto tutti: cittadini, lavoratori e imprese, creando non pochi problemi interpretativi, soprattutto ai piccoli imprenditori che si stanno ancora districando tra un groviglio di disposizioni legislative, spesso in contraddizione tra loro e in costante cambiamento, perché in buona parte correlate alla “colorazione” della propria Regione”.

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Secondo i conteggi dell’Associazione degli artigiani, la Pubblica amministrazione più prolifica in materia normativa è stata il ministero della Salute con 170 provvedimenti. Seguono la Protezione civile con 86, il ministero dell’Interno con 37, l’Inps con 36, il Commissario per l’emergenza da Covid Domenico Arcuri subito sotto con 35 e l’Inail con 8. “Ad aver costretto queste Amministrazioni a deliberare in misura così copiosa – sentenziano dalla CGIA -, sono stati i 29 decreti legge approvati dal Governo fino a questo momento, i 23 Dpcm firmati dal Presidente del Consiglio e le 14 leggi approvate dal Parlamento. Intendiamoci, la gravità della situazione ha imposto al legislatore di mettere in campo importanti misure a tutela della salute, disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari e interventi a favorire del lavoro e delle imprese: scelte legittime che, però, hanno scatenato in maniera imprevedibile la “produttività” legislativa della macchina burocratica pubblica”.

leggi inutili covid

“Se il virus fosse allergico alle normative prodotte dalla nostra burocrazia – concludono provocatoriamente dalla CGIA -, molto probabilmente sarebbe scomparso da tempo, invece sia la crisi sanitaria sia quella economica non accennano a diminuire”. Così come non accenna a fermarsi la produzione di norme. E probabilmente pure di Dpcm.

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