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Bergoglio-Meloni, agende fitte prima del faccia a faccia

Incontri Papa

I graffi di Damato sugli incontri di inizio settimana di Papa Francesco: ieri con Padre Georg, oggi con la premier italiana Meloni. Che sempre nella giornata di lunedì ha colloquiato con Ursula von der Leyen

Come anche quella di oggi, fra l’udienza del Papa a Giorgia Meloni, il Consiglio dei Ministri e altro, quella di ieri è stata una giornata infernale -anzi, ancora di più- per cronisti, fotografi e operatori televisivi costretti a rincorrere gli eventi: l’incontro a Palazzo Chigi fra la presidente del Consiglio e la presidente della Commissione europea, la commemorazione di Davide Sassoli a un anno della prematura scomparsa dell’allora presidente del Parlamento europeo, la partecipazione del presidente della Repubblica all’anteprima del film sul generale Carlo Alberto dalla Chiesa, vanto insieme dell’Italia e dell’Arma dei Carabinieri, l’udienza del Papa ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede.

Senza voler togliere nulla a tutto questo, si offuscata per il suo carattere imprevisto l’udienza di Papa Francesco al segretario dello scomparso Papa emerito Benedetto XVI. Per corredare di qualche immagine la notizia improvvisa si è dovuto ricorrere a foto d’archivio e -temo- più a intuizioni che a informazioni concrete per riferire sul contenuto dell’udienza. Della quale non si è riusciti a sapere di certo, per esempio, chi l’abbia promossa: se padre Francesco o padre Georg, il primo convocando l’altro o l’altro chiedendo e ottenendo di essere ricevuto rapidamente. Preponderei per la seconda ipotesi, avendo saputo da buona fonte della brutta sorpresa avvertita dallo stesso segretario del defunto pontefice di fronte al titolo sparato ieri mattina su tutta la prima pagina da Libero per anticipare il contenuto del suo libro autobiografico clamoroso già nella titolazione da processo “Nient’altro che la verità”. “Lo scontro tra i Papi”, gridava il giornale diretto da Alessandro Sallusti attribuendo tra virgolette al monsignore queste parole, a dir poco, sismiche. “I seguaci di Bergoglio già nel 2005 volevano fermare l’elezione del Pontefice”, cioè di Joseph Ratzinger, chiamatosi poi Benedetto. “Si, io -proseguiva il virgolettato- sono un falco e vi racconto la mia verità”.

Oggi Libero ha portato quasi in fondo alla prima pagina il seguito dell’affare per avvertire, neppure questa volta aiutando molto il segretario del defunto Papa emerito, che egli “rischia l’esilio”.

Il vaticanista  del Corriere della Sera Gian Guido Vecchi riferisce, dal canto suo: “Resta la questione del futuro di Ganswein, ora prefetto della Casa pontificia. Se nella Chiesa tedesca non sembrano entusiasti all’idea di un ritorno in patria come vescovo o altro, si è ipotizzato un incarico diplomatico in una nunziatura all’estero o una sistemazione romana, possibilmente discreta”.

Nel titolo, sempre del Corriere della Sera, apposto alla cronaca si fa dire da padre Georg al Papa in tono, direi, difensivo e pentito: “Voci malevole. Ora devo stare zitto”. Voci malevole alimentate dalle parole dello stesso “Monsignore dimezzato”, com’è stato definito il prelato, purtroppo pubblicate e interpretate “fuori dal contesto”: parola carissima alla buonanima di Leonardo Sciascia.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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