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Perché la Corte dei Conti blocca il vaccino italiano Reithera?

arcuri reithera corte dei conti

Il maxi assegno da 81 miliardi che Arcuri, da commissario all’emergenza e numero 1 di Invitalia, ha promesso a Reithera a fine gennaio è sparito: di mezzo ci sarebbe il vaglio della Corte dei Conti

 

AGGIORNAMENTO: Si apprende da agenzie uscite in questi minuti che la Corte dei Conti avrebbe bloccato il finanziamento con la seguente formula: “Lo schema dell’investimento è illegittimo e quindi nullo”

Potrebbe subire uno stop inatteso il vaccino italiano Reithera (Policy Maker ha intervistato la presidente Antonella Folgori), quello cioè che l’allora commissario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri, seppur tardivamente e nella duplice veste anche del numero 1 di Invitalia, aveva deciso di finanziare a inizio anno. Questo perché l’azienda di Castel Romano non ha ancora visto un euro per portare avanti la ricerca. L’operazione di Invitalia, si è scoperto, è bloccata dalla mancata vidimazione della Corte dei Conti. Proviamo a fare chiarezza.

IL FINANZIAMENTO PUBBLICO A REITHERA BLOCCATO DALLA CORTE DEI CONTI

Quello bloccato dalla Corte dei Conti è un maxi assegno da 81 milioni di euro che Invitalia a fine gennaio ha deciso di staccare a favore della società Reithera di Antonella Folgori e Stefano Colloca. Gran parte dell’investimento, 69,3 milioni, sarebbe dovuto essere destinato alle attività di Ricerca&Sviluppo per la validazione e produzione del vaccino anti-Covid, mentre la parte restante (11,7 milioni) era accantonata per ampliare lo stabilimento di Castel Romano (RM), dove sarà prodotto l’antidoto.

La capacità produttiva prevista una volta a regime – comunicava Invitalia a fine gennaio – sarebbe dovuta essere pari a 100 milioni di dosi all’anno. Si prevedevano, inoltre, 40 nuove assunzioni. Nella medesima occasione, Domenico Arcuri, all’epoca ancora Commissario straordinario per l’emergenza Covid e Amministratore delegato di Invitalia, dichiarava: “È un accordo importante per ridurre la dipendenza del nostro Paese in un settore delicatissimo per la tutela della salute dei nostri cittadini”. Quindi aggiungeva: “La produzione italiana di vaccini andrà ad aggiungersi a quelle realizzate all’estero rafforzando la capacità di risposta nazionale alla pandemia e accelerando così l’uscita dalla crisi”.

Poi, però, il finanziamento a Reithera (circa metà prestito a fondo perduto) si è perso nelle nebbie: Invitalia ribadisce ai media che si tratta di “tempi fisiologici”, ma alla base di tutto ci sarebbe la mancata bollinatura della Corte dei Conti. L’operazione aveva già ricevuto diverse critiche in quanto considerata eccessivamente tardiva: finanziare lo sviluppo di un vaccino mentre era iniziato il piano vaccinale supportato dagli altri prodotti già finalizzati era sembrato un controsenso (pure a noi: ne parlammo qui). C’è poi chi adombra il sospetto che tutto si sia fermato perché pure il vaccino italiano usa il metodo vettoriale, come AstraZeneca e Johnson&Johnson, imputati di essere alla base di alcuni effetti collaterali gravi (i famosi episodi di trombosi), ma difficilmente il vaglio della Corte dei Conti può spingersi sulla disamina di carte scientifiche, tanto più che gli altri prodotti citati sono comunque somministrati a tutta la popolazione mondiale, italiana inclusa.

Ulteriori domande sono poi sorte sul coinvolgimento dello Spallanzani, che secondo alcuni giornali si era sfilato dalla sperimentazione. Il direttore scientifico del nosocomio romano, Giuseppe Ippolito, ha chiarito al quotidiano La Repubblica che non c’è alcuna intenzione di defilarsi dalla sperimentazione e, a sua volta, da Reithera fanno sapere che “l’Istituto era uno dei centri per lo studio di fase 2 e il coordinating investigator è una figura dello Spallanzani che ha contribuito alla redazione del protocollo”. Resta però il fatto che, senza i soldi di Invitalia, potrebbe slittare la fase 3. Col duplice risultato ipotizzabile, per Invitalia e per lo Stato, non solo di aver creduto con colpevole ritardo al vaccino italiano ma di avere anche contribuito a un ulteriore slittamento della sua produzione…

 

 

 

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