“Claudio Lotito si trova a un bivio”, scriveva ieri Luigi Bisignani sul Tempo, lo storico quotidiano romano, oggi diretto da Daniele Capezzone. “Scegliere se essere Nerone, guardando tutto bruciare, oppure Cincinnato, il dittatore romano che, dopo aver salvato la città, ebbe la saggezza di tornare ai suoi campi”.
Una dichiarazione d’amore per i colori biancocelesti, ma anche un atto d’accusa per un uomo che “non ama ascoltare” e che pure farebbe bene a seguire l’esempio del suo faro politico, Silvio Berlusconi, il quale “probabilmente gli ricorderebbe che una squadra senza il suo popolo perde l’anima, come un canale tv senza spettatori”.

Ma a far discutere è soprattutto il passaggio in cui il giornalista – “L’uomo che sussurra ai potenti”, per citare il titolo di un suo vecchio libro scritto a quattro mani con Paolo Madron per Chiarelettere – parla di una presunta offerta d’acquisto pervenuta in passato da JP Morgan e respinta dal patron.
Il BISIGNANI LAZIALE

I TIFOSI CONTRO LOTITO
Quanto al muro contro muro tra tifosi e società, la vicenda è nota. Nell’ultima parte di stagione la contestazione nei confronti di Claudio Lotito si è trasformata in guerra aperta. Oltre alla petizione lanciata dai giornalisti Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, alla vigilia del voto sul referendum Roma è stata invasa da manifesti che traslavano la questione sul piano politico, con la minaccia dei supporters laziali, storico bacino per il centrodestra, di disertare gli appelli per il sì.
Nel frattempo i risultati sul campo sono deludenti. Dopo il blocco del mercato della scorsa estate – unica squadra in Europa – la Lazio ha mancato nuovamente la qualificazione per le competizioni continentali. Lotito ha respinto ogni attacco, proiettandosi ancora alla guida del club almeno fino alla costruzione dello Stadio Flaminio, per il quale ci vorranno almeno 6 anni e su cui non sono ancora chiare le necessarie garanzie finanziarie.
UNA FRATTURA IDENTITARIA
Il punto, riassume Bisignani, è la frattura preoccupante creatasi tra la società e i tifosi della Lazio. “Un capitale immateriale” che oggi Lotito rischia di disperdere in un muro contro muro che non fa il bene della squadra, oltre a generare un danno “culturale” e identitario, dove la matrice biancoceleste, improntata a un certo grado di fierezza e stile, va smarrendosi. “Un tempo si annunciavano campioni, oggi si annunciano spiegazioni (…). Questa è la vera «brand dilution» dell’era Lotito: aver trasformato la Lazio da marchio aspirazionale a marchio costantemente sulla difensiva”.
LA PRESUNTA OFFERTA DI JP MORGAN
Ma il cuore dell’articolo è in un altro passaggio, poche righe che aprono uno scenario inedito: “Lotito in passato rifiutò un’offerta da 450 milioni di euro presentata da Enrico Monti di JP Morgan; ora dovrebbe evitare di ripetere l’errore già visto con la Salernitana, la che alla fine fu ceduta a condizioni nettamente meno favorevoli di quelle iniziali”.

In serata la secca smentita della società, che chiede rettifica e annuncia l’intenzione di rivolgersi alla Consob per “l’ennesima diffusione di informazioni prive di riscontro riguardanti presunte operazioni sul capitale della S.S. Lazio, suscettibili di alterare la regolare formazione del prezzo del titolo e di generare disorientamento tra gli investitori”.
Ospite oggi a Radio Radio Lo Sport di Ilario Di Giovambattista, il giornalista è tornato sul punto, chiarendo che si tratterebbe di un’indiscrezione relativa a “5-6-7 anni fa”, non un’offerta vera e propria, ma un “pour parler” molto approfondito, e che la sua intenzione era soltanto di mostrare quanto la Lazio fosse da sempre appetibile agli occhi di investitori internazionali del calibro di JP Morgan.

LOTITO ISOLATO POLITICAMENTE?
L’altra questione sullo sfondo è quella dell’isolamento politico del senatore Claudio Lotito. La vicenda dei manifesti ha imbarazzato e allarmato Forza Italia, ma fin qui il patron biancoceleste ha resistito anche a questa offensiva. Eppure, rileva Ciapparoni, intervistato oggi dal Tempo, la lettera di Bisignani “è un segnale molto forte che arriva da un personaggio rilevante nella storia della Repubblica italiana”.
Punto che è lo stesso Bisignani smorzare oggi in radio: sarebbe un errore sperare che la soluzione sia politica, anche perché gli eredi di Berlusconi hanno già mostrato di essere poco interessati alle vicende calcistiche.
CHI POTREBBE AIUTARE
Come uscirne dunque? Secondo Bisignani c’è bisogno del supporto di “un mondo economico serio, competente e profondamente biancoceleste”. Nell’elenco figurano “Masi e Maiolini della Banca del Fucino, Nattino di Finnat, Ferranti di Mediocredito Centrale, il direttore generale del Mef Soro. Deloitte e altri protagonisti potrebbero aiutare a individuare una soluzione sostenibile, magari coinvolgendo un fondo internazionale“.
Un passaggio fondamentale, argomenta Bisignani perché né la quotazione in Borsa né la costruzione del nuovo stadio possono salvare la Lazio. Serve un aumento di capitale, e presto il commissario per gli stadi Massimo Sessa chiederà garanzie sul progetto del Flaminio. Senza contare che l’anno prossimo si vota, e Lotito ha bisogno dei tifosi biancocelesti.
Insomma, un appello a recedere dalle posizioni oltranziste, che stanno portando Lotito a essere odiato dai suoi tifosi: “Claudio fatti volere bene e lascia stare”.


