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Polvere di Stelle. I grillini si sfarinano mentre la base sfratta Crimi

Vito Crimi

Quindici contrari, otto assenti. La fronda prende corpo e la faglia risulta peggiore del previsto. Milano – Genova mai così vicine allo strappo: Casaleggio sfila la poltrona a Crimi, Grillo interviene per dilatare i tempi con cui si formerà la nuova governance

Alla fine l’incubo dei 5 Stelle governisti si palesa nella notte romana. Una notte stellata, fuori da Palazzi, senza stelle dentro. Sono quindici i senatori che decidono di compiere il reato di leso Rousseau: votare contro quanto stabilito dai militanti su Internet. Un tempo sarebbe bastato avanzare dei dubbi sul sistema barocco – per quanto 2.o  – ideato da Gianroberto Casaleggio per essere espulsi a vita con infamia. Ora invece i vertici devono capire cosa fare coi malpancisti: al Senato servono 10 senatori per costituire un gruppo, i dissidenti superano ampiamente quella soglia (non dimentichiamo poi che altri otto non si sono strategicamente presentati alla chiama), dir loro addio significherebbe solo perdere altri membri, in una emorragia continua che dura da ormai tre anni e che sta svuotando le file del principale partito in Parlamento.

Leggi anche: Movimento 5 Stelle verso la scissione? Di Battista frondista?

Su Facebook il genovese Mattia Crucioli, senatore molto vicino a Danilo Toninelli (anch’esso contrario al governo di Mario Draghi, anche se per ora l’esponente cremonese ben si guarda dall’uscire dal Movimento) che si è messo alla guida dei frondisti (ma rischia di essere oscurato dai veri big: Nicola Morra e Barbara Lezzi e forse anche per questo gioca d’anticipo e lascia per primo il partito), è torrenziale. Mai così attivo. Prima cita e storpia Jannacci (Quelli che il governo è invotabile e lo votano… Quelli che vorrebbero votare no ma poi votano si… Quelli che soffrono tanto… Quelli che si astengono… Quelli della fiducia a tempo…), poi si dà alla poesia (C’è un’ora nella notte più fredda e nera in cui ogni via è preclusa perché il timore afferra il cuore e ottenebra l’istinto. È l’ora del lupo, e lui sa bene che ha solo quell’ora). I dissidenti ormai hanno deciso: si sentono già con un piede fuori dal Movimento. E poco importa se in 50 minuti di discorso Draghi parli più di ambiente di quanto non abbiano fatto loro in tre anni di governo.

CASALEGGIO SI RIPRENDE IL MOVIMENTO

Mentre in Senato si consuma lo psicodramma grillino, tra gente divorata dai dubbi e dalla paura che piange mentre vota contro o a favore di Draghi, da Milano Davide Casaleggio sfila la poltrona del reggente da sotto il deretano di Vito Crimi. Arriva infatti il commissariamento dell’organo collegiale, il sì alla nuova governance. Il tempismo è dei peggiori. Di fatto il capo viene fatto fuori proprio mentre avrebbe dovuto fare giustizia sui dissidenti. In giornata lo stesso Crimi, tra non poche esitazioni, aveva trovato il coraggio, incalzato dai giornalisti, di bofonchiare che chi votava contro Rousseau sarebbe stato espulso.

BYE, BYE CRIMI

Subito era stato aggredito da Barbara Lezzi, che a essere cacciata non ci pensa proprio: “È chiaro che ora Crimi non può decidere proprio più nulla in nome e per conto del Movimento”. E su Facebook rincara la dose: “Ora è necessaria e urgente la convocazione degli iscritti per l’elezione del nuovo comitato direttivo in quanto il M5S non può restare privo delle figure autorizzate ad assumere decisioni sulle linee politiche”. Il tempismo, si diceva, con cui viene fatta votare la base su Rousseau sulla governance del Movimento non piace a tutti. Per alcuni è un modo per fermare le epurazioni e serrare le file. Ma per altri sarebbe il tentativo di Davide Casaleggio di riprendersi il partito prima che si sfasci, facendo prevalere i frondisti, cui apparterrebbe.

GRILLO FERMA TUTTO (DI NUOVO)

Il tempismo di Rousseau non piace soprattutto a Genova. Da Sant’Ilario interviene nuovamente Beppe Grillo, che soltanto la scorsa settimana aveva fatto irruzione per bloccare la decisione di Casaleggio di far votare sulla fiducia a Draghi rinviandola di ventiquattro ore. Questa volta non irrompe più ex ante ma ex post. Il comico chiede nuovamente tempo. Non poteva fermare una votazione appena indetta ma può ancora rallentare le conseguenze. Ok il direttorio, ma che si votino i rappresentanti più in là.

CHI VUOLE IL POSTO DI CRIMI?

Grillo spera di trovare sponda proprio nei frondisti: nessuno vuole salire in sella di un cavallo azzoppato, che potrebbe tirare le cuoia di lì a poco oppure imbizzarrirsi e disarcionare il proprio cavaliere. E allora, tutto sommato, meglio lasciare dov’è Vito Crimi ancora per un po’, fargli fare la prima mossa sulle espulsioni, vedere se se la sente di sfasciare il partito. Anzi, se da Genova se la sentono, perché le decisioni sono prese dalla Liguria, non dall’ex cancelliere ora nelle vesti di giudice che ha già ricevuto dalla base la sentenza di sfratto e gli toccherà pure attuarla, andandosene. Oltre il danno, la beffa.

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