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Quando arriveranno i soldi del Recovery il cantiere delle lobby sarà ancora aperto?

Il Cantiere Delle Lobby

Il “tesoretto” del Next Generation Eu rappresenta un’occasione unica per il nostro Paese, ma pure una sfida per la quale non siamo armati. Le pressioni dei portatori di interesse sui progetti da privilegiare e i settori in cui investire saranno fortissime: riusciranno i Policy Maker a prendere le decisioni giuste anche senza norme che garantiscano la trasparenza? Ne abbiamo parlato con gli autori del libro “Il cantiere delle lobby”

Il ‘pettine’ della pandemia ha portato alla luce tutti i nodi, irrisolti, che rendono farraginoso, opaco e inefficiente il sistema italiano. Nodi che, in regime ordinario, sono capaci, al più, di rallentare i processi decisionali e di far scappare altrove investitori e capitali, in stato d’emergenza sono in grado di paralizzare su più livelli l’azione di governo, provocando la confusione per riaperture e chiusure a macchia di leopardo e perfino impantanando la macchina della distribuzione e della somministrazione dei vaccini anti Covid.

IL PAESE DEI DECRETONI E DELLE MANINE

“La gestione dei vaccini è emblematica: ecco cosa succede quando non si è all’altezza della situazione; ecco qual è il disordine in cui ci ritroviamo per non aver voluto fare ordine prima. E quando parliamo del rapporto tra politici e lobbysti troviamo la medesima confusione”, commenta a Policy Maker Marco Mazzoni, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, insegnante di Lobbying e relazione pubbliche nell’Università degli Studi di Perugia. Assieme a Enrico Carloni, docente di Diritto amministrativo, insegnante di Politiche di anticorruzione e trasparenza nel medesimo ateneo, ha scritto un manuale che i Policy Maker dovrebbero leggere: Il cantiere delle lobby (Carrocci editore), dato che fotografa lo stato d’arte della situazione italiana (un cantiere, appunto), ma anche i benefici che un sano e trasparente dialogo tra i portatori d’interesse e chi prende decisioni potrebbe apportare all’intero sistema. Sistema che in Italia si è preferito lasciare nella penombra. “Siamo il Paese delle ‘manine’ e dei decreti omnibus”, ricorda infatti Carloni. E non è del resto un caso se una delle frasi più celebre presentate dall’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sia stata: “Questo governo non opera col favore delle tenebre”.

IL SILENZIO DELLA LEGGE GENERA FACCENDIERI

In Italia, difatti, si ha sempre l’impressione che le decisioni vengano prese nelle segrete stanze, pure se al governo ci sono coloro che dovevano scoperchiare i Palazzi romani come scatolette di tonno. “Da anni – rileva Carloni -, il Parlamento viene tagliato fuori dal processo decisionale per via dei decreti omnibus e dei continui ricorsi alla fiducia, per di più sovente monocamerale. Però, per quanto arabescato, il processo in seno alle Camere garantisce trasparenza: è sempre possibile risalire a chi ha proposto un disegno di legge e comprendere quali interessi lo animino. Quando si legifera con altri strumenti, invece, siamo comunque in grado di comprendere chi e cosa c’è dietro?”. E infatti per Mazzoni “pare fondata l’impressione secondo la quale i politici non abbiano mai avuto alcun vero interesse a normare il rapporto con le lobby al fine di garantire la trasparenza del processo decisionale”, da qui i tanti tentativi che si sono succeduti per poi restare chiusi nei cassetti del Parlamento “che hanno agevolato la proliferazione dei faccendieri, più dei lobbysti”.

Il cantiere delle lobby
Enrico Carloni, Professore di Diritto amministrativo, insegna Politiche di anticorruzione e trasparenza nell’Università degli Studi di Perugia

TRA I TANTI CANTIERI DEL RECOVERY, ANCHE QUELLO DELLE LOBBY

L’Unione europea ha dato al nostro Paese l’irripetibile opportunità di ripartire con i soldi del Recovery Fund: si tratta di un capitale che non ha eguali nella storia repubblicana e che, ovviamente, attira una moltitudine di interessi (e pure di faccendieri). Siamo però genuinamente convinti che l’Italia sia preparata per costruire un progetto di spesa trasparente e utile, che non si limiti a foraggiare chi è meglio introdotto nelle stanze dei bottoni? I due autori del libro non sono troppo ottimisti: “Abbiamo una PA un po’ scarsa – ammette Carloni – sulla quale sarà imprescindibile lavorare perché non corra il rischio di farsi dettare le strategie dall’esterno, per esempio dai fornitori. Le competenze sono fondamentali, tanto più in vista del Recovery Fund: un rapporto trasparente e regolamentato con le lobby può aiutare a definire le priorità di spesa e a non farsi trovare impreparati di fronte alle tante sfide: una su tutti la digitalizzazione”.

Enrico Carloni, Marco Mazzoni Il cantiere delle lobby Processi decisionali, consenso, regole
Enrico Carloni, Marco Mazzoni – Il cantiere delle lobby
Il cantiere delle lobby. Processi decisionali, consenso, regole

CONOSCENZA O CONOSCENZE?

“Purtroppo – gli fa eco Mazzoni – molto spesso tendiamo a premiare il lobbysta che ha conoscenze anziché quello che ha conoscenza e che può trasferirla al Policy Maker di turno: questa è una stortura endemica”. “Il premier Mario Draghi, nel famoso discorso sui Policy Maker – ricorda Carloni -, disse che questi ultimi hanno bisogno di conoscenza da non intendere solo come conoscenze: il lobbysta ‘amico’ spesso non fa un buon servizio”. “Dal momento che coi soldi del Recovery Fund si realizzeranno progetti che erano nei cassetti da anni, mentre quelli che verranno scartati probabilmente non saranno mai più ripresi – argomenta sempre Carloni -, possiamo soltanto immaginare l’intensità della pressione a tutti i livelli su chi è chiamato a decidere: purtroppo, in assenza di leggi che regolamentino l’iter e garantiscano la trasparenza, in situazioni di emergenza in cui non c’è più il tempo di apparecchiare le dovute normative, non ci resta che affidarci alla saggezza del presidente del Consiglio”. Confidare nella conoscenza, appunto, del Policy Maker.

IL CANTIERE DI DRAGHI

I soldi del Recovery Fund arriveranno col ‘cantiere delle lobby’ ancora aperto, che è poi il tema principale del libro di Mazzoni e Carloni. C’è però una punta di ottimismo: “Per anni non si è regolamentato per non sottrarre poteri ai partiti – spiega il professore di Diritto amministrativo – ma adesso credo che i tempi siano maturi per affrontare seriamente il tema: è ormai ineludibile”. “La visione europeista di Draghi, che ha sempre frequentato ambienti in cui i processi decisionali vengono presi con maggiore chiarezza, potrebbe rendere più vicino il momento che stiamo aspettando, come peraltro annunciato dalla Guardasigilli Marta Cartabia“, sottolineano entrambi gli autori. Le numerose trasformazioni in atto continueranno a modificare le forme di relazione con il potere e con l’opinione pubblica, occorre però la consapevolezza che non ci potrà essere una transizione digitale o ecologica se prima non si proverà a mettere ordine nel rapporto tra Policy Maker e portatori di interesse. Tra i tanti cantieri che Draghi inaugurerà coi soldi di Bruxelles potrebbe esserci, quindi, anche quello delle lobby, col timore però che, come tutti quelli delle grandi opere realizzate in Italia, sia destinato a rimanere aperto a tempo indefinito.

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