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La ruota panoramica non gira più. L’ira dei gestori per le restrizioni

parchi divertimento

L’incomprensibile scelta del governo di posticipare al 1° luglio la riapertura dei parchi divertimento. L’Associazione Parchi Permanenti Italiani: “Le nostre strutture all’aperto e ipercontrollate, sono inspiegabilmente considerate attività pericolose”

L’Associazione Parchi Permanenti Italiani, aderente a Confindustria, lancia l’ultimo accorato appello, prima di azioni eclatanti, al ministro per gli Affari regionali e le autonomie Maria Stella Gelmini, al ministro del Turismo Massimo Garavaglia, al ministro della Cultura Dario Franceschini e al presidente del Consiglio Mario Draghi, per segnalare lo sconcerto e la profonda delusione causata dalla road map delle aperture, che ha posticipato al 1° luglio il via libera per le oltre 230 imprese del settore, tra parchi faunistici, acquatici e tematici.

UNA DECISIONE INCOMPRENSIBILE

Lo sconcerto dell’Associazione è legato al fatto che è stato ormai provato che i rischi di contagio all’aria aperta sono infinitamente inferiori, eppure per il Cts, i parchi divertimento sono attività pericolose e dovranno aspettare fino al 1° luglio. Se lo scorso anno, con la pandemia in atto e senza vaccinazioni, il settore è stato riaperto a fine maggio, dicono dall’Associazione, nel 2021 con la campagna vaccinale in corso, i farmaci e le nuove accortezze, incomprensibilmente, il governo toglie un mese di lavoro al settore.

“Siamo trattati peggio delle sale giochi e delle altre attività al chiuso, inclusi i ristoranti, nei quali si sosta per ore senza mascherina”, ha dichiarato Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione e del parco tematico Leolandia.

“Le attività dei nostri parchi – continua Ira – si svolgono sempre all’aperto, con ampi spazi a disposizione e sotto il controllo di personale preposto, a differenza di quanto può accadere per strada o nelle aree gioco per bambini dei parchi pubblici, peraltro già aperte, dove manca ogni tipo di monitoraggio del distanziamento e non sono presenti i presidi per la sanificazione delle mani. Contingentiamo gli ingressi per evitare ogni rischio di assembramento e abbiamo predisposto severi protocolli di sicurezza che hanno già ampiamente dimostrato la loro efficacia lo scorso anno”.

LA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO

Tanti i casi emblematici, a dimostrazione della disparità di trattamento operata dal governo lamentano dall’Associazione. “Si riaprono i musei al chiuso (già dal 26 aprile in zona gialla) ma non i parchi faunistici all’aperto e i parchi avventura nei boschi; si dà il via libera alle piscine all’aperto il 15 maggio, ormai tutte dotate di scivoli per bambini, ma non ai parchi acquatici; si aprono le palestre e i ristoranti al chiuso dal 1° giugno e si annuncia addirittura il ritorno del pubblico negli stadi a maggio, ma non nei parchi tematici”.

“Chiediamo l’immediata equiparazione ai comparti merceologicamente simili – prosegue il presidente Ira – altrimenti dovremo intraprendere azioni eclatanti. Abbiamo sempre mantenuto un profilo dialogante e collaborativo, ma evidentemente non è servito a nulla: le categorie che hanno urlato scompostamente hanno ottenuto più attenzione e parziali risposte”.

LE PERDITE

Il settore, tra i primi settori a essere colpito dalla pandemia, registra in media una perdita dell’80%. Fino al 2019, il comparto coinvolgeva direttamente 25.000 occupati, circa 50.000 con l’indotto ma la perdurante incertezza porterà ad una fortissima contrazione degli occupati, ormai in FIS da troppi mesi.

Nel 2019 il settore ha generato un giro d’affari superiore ai 400 milioni di euro, cifra che sale a 1 miliardo di euro considerando hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e tante altre voci collaterali.

Nel 2020 il 20% dei parchi ha rinunciato completamente all’apertura e si sono persi 10.000 posti di lavoro stagionali.

I RISTORI (MANCATI)

Migliaia di persone faticano a sopravvivere e dall’Associazione chiedono una presa di posizione da parte del ministro Garavaglia, incontrato più volte e che aveva assicurato il suo impegno per il passaggio della categoria dei parchi sotto il ministero del Turismo.

L’annuncio delle aperture ritardate al 1° luglio si lega, infatti, a un altro nodo che attanaglia i parchi e il futuro del comparto: formalmente il settore rientra ancora nella categoria “Circhi e Spettacoli Viaggianti” facente capo al dicastero dei Beni Culturali – e da questo dipende la sistematica inadeguatezza degli interventi predisposti a sostegno della categoria nel corso degli ultimi 14 mesi.

Nonostante gli importanti costi fissi, legati al mantenimento delle strutture degli animali e del verde, e gli alti livelli occupazionali garantiti (con il coinvolgimento di molti giovani e donne) i Parchi non sono stati ricompresi in almeno 4 provvedimenti legati ai ristori: prima perché il raffronto tra il mese di aprile 2019 e il mese di aprile 2020 non dava scostamenti significativi, in quanto molti parchi in aprile non sono operativi, poi perché è stato limitato l’accesso al credito alle imprese con più di 5 e 10 milioni di fatturato. Non facendo parte del Turismo, inoltre, i parchi non hanno potuto accedere alle agevolazioni fiscali concesse alle imprese del comparto, come l’esenzione IMU.

Leggi anche: Mercati e ambulanti. Tempi duri anche per la FIVA

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