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The show must go on. Cosa chiede il mondo dello spettacolo a Draghi

spettacolo

Un anno senza visite nei musei né spettacoli teatrali o cinematografici. In soli sei mesi i concerti hanno perso 188 milioni di euro. Lo sport oltre 10,5 milioni di spettatori, mentre le mostre 10,3 milioni. Ora il comparto dello spettacolo chiede di ritornare sulle scene

Martedì prossimo sarà trascorso un anno dalla chiusura di tutti i luoghi adibiti alla cultura e allo spettacolo. Un anno di musei sprangati, statue rimaste a prendere polvere, stadi in cui rimbombano spettrali le urla dei soli giocatori, sipari chiusi e mai più riaperti. I danni sono incalcolabili. Secondo l’Annuario degli Spettacoli di Siae, nei primi sei mesi del 2020 il comparto ha perso circa 2 miliardi (1,8, per la precisione), ma sono cifre che non fotografano l’emergenza reale, cristallizzandosi su un periodo troppo circoscritto per essere fedeli al danno totale.

TUTTI I NUMERI DEL MONDO DELLO SPETTACOLO

Nel variegato mondo dello spettacolo, sono i concerti a passarsela peggio: -86,7% la spesa del pubblico e -86,4% la spesa al botteghino (dati sempre sul primo semestre 2020 raffrontato col medesimo periodo dell’anno prima). Soltanto le discoteche lamentano mancati incassi per 337,9 milioni. Il mondo dello sport ha totalizzato perdite per oltre mezzo miliardo. Tutte cifre da moltiplicare per due, se si vuole avere un’idea di quanto 12 mesi di Covid e chiusure abbiano inciso sul comparto.

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Per questo martedì 23 febbraio, a un anno esatto dalla prima chiusura, i lavoratori dello spettacolo andranno nelle piazze italiane per chiedere ammortizzatori sociali e sostegno sino alla fine dell’emergenza. Ma i sussidi non bastano: vogliono la riapertura in sicurezza dei luoghi della cultura, la salvaguardia della produzione e dell’occupazione, la riforma legislativa dello spettacolo, la stabilizzazione dell’occupazione delle Fondazioni lirico-sinfoniche, il rinnovo dei contratti nazionali e i protocolli per professionisti autonomi. L’iniziativa una volta tanto è unitaria e sottoscritta da Slc Cgi, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

QUANTI SONO I LAVORATORI DELLO SPETTACOLO?

Data la precarietà del settore, è difficile fare stime attendibili. I dati più affidabili sono piuttosto vetusti: nel 2014 circa 256 mila persone hanno effettuato almeno un versamento nelle casse dell’Inps, gestione separata ex Enpals.

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Ma, appunto, si tratta di coloro che sono riusciti a versare almeno in parte i contributi pensionistici. Ci sono tanti che non riescono a portare a casa nemmeno quelli. Tuttavia la fotografia, benché sfocata, permette di perimetrare la platea: il 20.6% dei contribuenti è rappresentato dagli attori, seguito dagli impiegati alle dipendenze di imprese dello spettacolo (12%), a sua volta tallonato dai concertisti e dagli orchestrali (11%). Sopra il 10% del totale è anche il gruppo dei lavoratori degli impianti e dei circoli sportivi. E poi tecnici, maestranze, sceneggiatori, autori… tutti in attesa, ormai da un anno, di poter tornare a calcare le scene.

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