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Tutte le nomine pubbliche del 2021

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Come Pd, Italia Viva, M5s e Leu decideranno a chi assegnare le oltre 500 poltrone nelle società pubbliche tra cui Cdp, Enel, Eni, Poste, Leonardo, Invitalia, Rai, Saipem, Gse, Invimit, Sogei, Consap, Anas e Trenitalia

Sono più di 550 i posti da assegnare prima dell’estate nelle società pubbliche, 360 sono gli incarichi da assegnare tra Cda e collegi sindacali già scaduti da mesi, circa 190 quelli nei Consigli di amministrazione che si libereranno la prossima primavera con l’approvazione del bilancio 2020.

LE NOMINE NELLE SOCIETÀ PUBBLICHE

Nel 2021 ci sono dunque in palio oltre cinquecento poltrone, di cui le più importanti sono quelle controllate direttamente dal ministero dell’Economia, a partire da Cassa depositi e prestiti (Cdp) e fino ad arrivare a Enel, Poste, Leonardo, Invitalia ed Eni (solo per Eni – come fa notare Linkiesta – tra le controllate, ce ne sono in scadenza ben 70).

Tra le altre si dovrà decidere per il servizio pubblico Rai, la compagnia dell’estrazione petrolifera Saipem, l’immobiliare pubblica Invimit, la società informatica Sogei, il Gestore dei servizi energetici (Gse), Ferrovie e la sua controllata Anas. Ma anche Trenitalia, Rete ferroviaria italiana (Rfi) e Consap assicurazioni, che sono in sospeso da giugno.

CHI DECIDE

Tutte le poltrone saranno assegnate dai partiti che compongono governo giallorosso, ovvero Partito Democratico, Italia Viva, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. “Allora perché far cadere il governo?”, si chiede Milano Finanza. “Un motivo in più per Conte per restare a Palazzo Chigi”, commenta Linkiesta. Ma chi prenderà le decisioni sulle nomine?

L’Espresso parla di “catena del potere” della quale fanno parte, per il Pd, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il viceministro Antonio Misiani, il ministro della Cultura Dario Franceschini (i cui portavoce non ufficiali sono i deputati Alberto Losacco o Claudio Mancini), il segretario dem Nicola Zingaretti (più nelle retrovie) e il segretario dem Alessandro Goracci che, come dice il settimanale, “se Conte avesse un suo partito Goracci ne sarebbe il tesoriere”.

Per il M5s ci sono il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, il viceministro Stefano Buffagni, il sottosegretario Riccardo Fraccaro e il capo politico Vito Crimi.

Per il partito di Matteo Renzi, L’Espresso inserisce tra i decisori il presidente di Italia Viva Ettore Rosato e la capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi.

Infine, partecipano alla catena di comando Ignazio Vacca, capo della segreteria politica del ministro Gualtieri, e Antonio Rizzo, consigliere di Fraccaro. I due, scrive L’Espresso, “devono accertarsi che i desideri dei Ministri e dei partiti siano esauditi”.

IL CASO TRASPORTI

Il M5s ha indicato il nome di Luigi Corradi come amministratore delegato di Trenitalia e di Anna Masutti come presidente di Rete ferroviaria italiana (Rfi), mentre il Pd ha scelto Vera Fiorani per il ruolo di Ad di Rfi e l’ex deputato Michele Meta per la presidenza di Trenitalia.

Il vero ‘capolavoro’ – come lo definisce L’Espresso – riguarda Busitalia, una società di trasporti di Ferrovie dello Stato (Fs) con sede a Firenze che impiega settemila lavoratori e fattura 140 milioni di euro. L’amministratore delegato è “un diritto acquisito di Italia Viva perché la società è ben radicata in Toscana, ma il primo concorrente – l’ex parlamentare Giovanni Palladino – è apparso debole. Per la presidenza si attendono le disposizioni del viceministro Castelli, che ha insistito parecchio per Gaetano Stramentinoli, ex ufficiale della Finanza, già collaboratore della medesima Castelli al Mef, di recente assunto in Ferrovie”.

IL CASO AUTOSTRADE

Il secondo caso riguarda la questione autostrade perché, sebbene ancora non esista la società statale di Autostrade per l’Italia e sia ancora in corso la trattativa con Atlantia della famiglia Benetton, secondo L’Espresso, al ministero del Tesoro avrebbero già individuato il futuro amministratore delegato: “è Luigi Ferraris, che fu cacciato da Terna per ragioni politiche”. Ma “il governo doveva accontentare i 5S con la promozione di Stefano Donnarumma, dunque presto Ferraris verrà risarcito per il disturbo”.

LE ALTRE NOMINE E IL CASO RAI

In Consap, Mauro Masi è stato confermato presidente per il quarto mandato consecutivo, cedendo però l’incarico di Amministratore delegato a Vincenzo Sanasi d’Arpe, “reclutato dai Cinque Stelle tendenza Luigi Di Maio”, scrive L’Espresso. Anche Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Cdp e Claudio Descalzi, Ad Eni, si aspettano una riconferma.

Sul fronte Rai, invece, Fabrizio Salini vede improbabile la sua riconferma. La nomina scadrà in estate e fa notare il settimanale romano “sarà molto complicato arrivarci”. “Al ministero della Cultura di Dario Franceschini ne pronosticano l’uscita quest’inverno. Si cerca la figura del traghettatore, cioè di un ad interno con poche pretese che si possa giocare in un semestre la piena investitura col nuovo Cda. A bordo campo si scaldano Paolo Del Brocco di Rai Cinema, Roberto Sergio di Radio Rai e l’attuale direttore generale Alberto Matassino. Quest’ultimo ha il supporto di Franceschini”.

LE MOSSE DI ZINGARETTI

Per non creare ulteriori tensioni interne al Pd, Zingaretti “ispirato dal giovane romano Valerio Carocci del Cinema America, ha evocato un amministratore delegato esterno, soprattutto per stanare la volata di Del Brocco”.

I grillini sembrano non avere fretta e, secondo L’Espresso, preferiscono discutere di Rai, cioè di assetto mediatico per le prossime elezioni, insieme a Cdp e alle altre provando a prevedere il futuro di Descalzi e di Alessandro Profumo (Leonardo).

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