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Vaccini, quali Regioni danneggia di più il ritardo Pfizer?

Pfizer ritardo

L’Unione europea alle prese col ritardo di Pfizer, che non sembra danneggiare i Paesi del Golfo, disposti a pagare di più per ogni singola fiala. Si attende la fine del mese, quando l’EMA darà il via alla commercializzazione del vaccino di AstraZeneca

Il ritardo di Pfizer (Policy è stato tra i primi a darne notizia) è stato visto come un fulmine in ciel sereno da tutta Europa. Motivato da esigenze produttive e organizzative (nel mentre la big del farmaco statunitense potenzierà gli impianti in modo da poter incrementare la produzione nel prossimo trimestre), rischia di danneggiare soprattutto quegli Stati, tra cui il nostro, che procedevano a ritmo serrato col piano vaccinale e che dunque attendono le scorte per il richiamo, che non può essere prorogato.

QUANTO DURERÀ IL RITARDO PFIZER?

Da parte sua, la multinazionale del farmaco, dopo aver annunciato unilateralmente di aver rivisto a ribasso il cronoprogramma che scandisce le consegne in tutto il Vecchio continente (col sospetto che avvantaggi i Paesi che hanno pagato di più per avere il prodotto), fa sapere ai Paesi membri dell’Ue che dovranno tenere duro fino a lunedì 25 gennaio, quando dovrebbero tornare regolari le consegne di Pfizer-BioNTech, All’Italia oggi 18 gennaio arriveranno 397.800 dosi (calcolandone 6 per ogni fiala, anziché 5), 164.970 in meno di quelle pattuite, con una diminuzione totale quindi del 29%. Fino al prossimo rifornimento l’Italia potrà dunque contare su 700mila dosi. Commentando i sospetti balenati sui media secondo cui il ritardo Pfizer danneggi l’Europa ma non gli Stati del Golfo, pronti a sborsare di più per ogni singola done, il commissario all’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha laconicamente commentato: “Posso fare un sorriso…”.

LE REGIONI DANNEGGIATE DAL RITARDO PFIZER

La situazione preoccupa in particolare i presidenti delle Regioni con i tagli più significativi: -53,8% del Friuli Venezia Giulia, le Province di Trento e Bolzano ne avranno rispettivamente il 60% e il 57,1% in meno, il Veneto il 52,5%, la Sardegna la metà, la Puglia e la Calabria il 38,4% in meno, la Toscana il 36%, Lombardia il 26,8% e il Lazio il 25%. Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta sono le uniche senza tagli nella distribuzione. Le fiale in arrivo oggi, salvo imprevisti, dovrebbero permettere di non dover cambiare vaccino per il richiamo ricorrendo a Moderna, l’altro tipo di profilassi ora disponibile. Una soluzione “davvero sconsigliabile” per Arcuri, secondo cui “è bene” anche rispettare “l’intervallo di tre settimane fra prima e seconda dose”.

QUANDO ARRIVA ASTRAZENECA?

Ma per l’Italia, che aveva puntato tutto (sbagliando), sul vaccino Oxford – AstraZeneca, l’appuntamento cruciale p fissato a venerdì 29, quando l’Agenzia europea del farmaco deciderà sul via libera all’antidoto che arriva dal Regno Unito: ha costi di sviluppo inferiori e non richiede temperature eccessivamente basse per conservazione e trasporto. Tuttavia, lo ricordiamo, sono state condotte poche sperimentazioni sugli anziani, quindi il timore è che possa essere autorizzato solo per la popolazione under 55. Se AstraZeneca sarà disponibile “senza condizioni particolari, avremo altri 40 milioni di vaccini, 16 milioni nel primo trimestre del 2021 – ha calcolato il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, ospite di Domenica In -, e potremo accelerare la campagna vaccinale, anticipando ad esempio i soggetti fragili tra i 60-70 anni e altre categorie a rischio”.

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