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5stelle, da partito di rottura a partito consolidato. I ricandidati

Conte

Il M5S ha pubblicato le liste dei candidati nei due rami del Parlamento per le elezioni del 25 settembre. I nomi sono stati scelti attraverso le “parlamentarie” sul sito del M5S. Le candidature del M5S presentano molti volti noti e politici che hanno costruito la propria carriera all’interno del partito.

PERCHÉ È IMPORTANTE ESSERE INSERITI NEI COLLEGI PLURINOMINALI

Il sistema elettorale vigente rende molto difficile vincere negli uninominali senza far parte di una coalizione. Al momento il Movimento 5 Stelle non è alleato alcun partito. Questo significa che per molti candidati sarà indispensabile essere inseriti come capilista nei collegi plurinominali per sperare di risultare eletti. Un terzo dei seggi viene assegnato in collegi uninominali in cui si elegge un solo rappresentante, e altri due terzi in collegi plurinominali, nei quali se ne elegge più di uno.

I CANDIDATI DI SPICCO DEL SENATO

Hanno trovato posto tra le candidature del M5S in Senato l’ex ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, capolista in tre collegi di tre regioni, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania, e l’ex capogruppo al Senato Ettore Licheri, capolista in tre collegi in Sardegna, Piemonte e Toscana. Quest’ultimo fa parte della lista di 15 nomi proposti dal presidente del partito, Giuseppe Conte, di persone da inserire “con criterio di priorità”.

IL CAMBIO DI ROTTA NELLE CANDIDATURE DEL M5S

Il M5S di Giuseppe Conte ha cambiato volto. Se negli anni scorsi aveva presentato candidature che potevano risultare bizzarre, i nomi della reggenza Conte sono in gran parte volti noti della politica pentastellata. Gli aspiranti senatori sono in gran parte donne e uomini che hanno accumulato esperienza politica, ai livelli amministrativi o nazionali. Il M5S ha dunque proposto la candidatura della classe dirigente che ha costruito in questi anni. “Oggi sta diventando un partito – ha detto Giuseppe Auddino candidato nel collegio calabrese -. Ma dobbiamo prendere tutte le cose positive dei partiti. Non solo una parte. La collegialità, la pluralità di vedute, le assemblee nazionali”.

I VOLTI NOTI DELLE CANDIDATURE PENTASTELLATE

In Puglia, per esempio, saranno le candidature del M5S comprendono il contiano ed ex sottosegretario Mario Turco come capolista, seguito dalla senatrice uscente Gisella Naturale, dal consigliere regionale Antonio Trevisi e da Maria Lorusso. In Sicilia, un fortino per il M5S, hanno trovato posto, tra gli altri, la deputata regionale uscente Damante Concetta, la senatrice Barbara Floridia, il senatore Pietro Lorefice e l’ex golden boy di Ragusa Federico Piccitto, che nel 2013 da outsider divenne sindaco di Ragusa. In Basilicata sono stati candidati i fedelissimi di Giuseppe Conte Mario Turco, vicepresidente del Movimento, e la tesoriera del M5S Agnese Gallicchio. In Sardegna, per il M5s il capolista è il senatore uscente Ettore Licheri, al secondo posto c’è l’ex sindaca di Assemini Sabrina Licheri, al terzo l’ex vicesindaco di Carbonia Gianluca Lai. Nel Lazio ha trovato posto Marco Martens, il Patch Adams delle buche di Roma che per 10 mesi fu nello staff dell’assessore ai lavori pubblici Margherita Gatta del Comune di Roma. Passando al centro nord Emilia Romagna senatore riminese Marco Croatti, che compare come capolista della Romagna. Stesso discorso anche in Piemonte dove sono candidati, tra gli altri Ettore Licheri, Susy Matrisciano, Luca Zacchero e Mara Gandola. In Veneto capolista nel collegio Veneto 2 c’è Barbara Guidolin, senatrice che, in occasione della scissione di Di Maio, lanciò l’hashtag #IoResto.

ROBERTO SCARPINATO, IL MAGISTRATO FILOSOFO DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA TRA LE CANDIDATURE DEL M5S

Tra i nomi più “pesanti” candidati al Senato c’è l’ex procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, tra gli ultimi esponenti della generazione di magistrati che lavorarono con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il magistrato, soprannominato “il filosofo” perché solito offrire analisi storico-culturali sul fenomeno mafioso, è candidato capolista al Senato in Calabria e nel collegio 1 della Sicilia. Vicino alla corrente di sinistra di “Magistratura democratica” la sua carriera, come scrive Domani, “si è conclusa con una sorta di incidente diplomatico sulla cosiddetta “pista nera” di Capaci, in merito alla presenza del neofascista Stefano Delle Chiaie sul luogo della strage”. A queste ipotesi il procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca, titolare dell’indagine ha smentito l’ipotesi, aggiungendo che “non compete a questo ufficio esprimere valutazioni generali in ordine alla completezza e tempestività delle indagini coordinate da altra autorità giudiziaria, a meno che le stesse non abbiano una rilevanza penale in un procedimento di sua competenza”.

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