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Aborto, chi sono i 15 leghisti astenuti (e perché) sui ‘Pro life’ nei consultori

Lega Aborto

Perché la Lega si è astenuta e si è sfilata sui pro life nei consultori? Dal capogruppo Molinari a Laura Ravetto, ecco chi ha rivendicato libertà di coscienza in materia di aborto

Il tema dell’aborto e dell’attuazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, la legge 194, ha fatto irruzione negli ultimi giorni nel dibattito politico. La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata protagonista sul tema di un litigio internazionale, con il botta e risposta a distanza con la ministra per l’Uguaglianza spagnola, Ana Redondo.

All’interno della maggioranza ha fatto discutere la decisione di 15 deputati della Lega di astenersi in aula alla Camera sull’ordine del giorno del Pd che chiedeva al governo l’impegno a non compromettere la piena attuazione della legge 194. L’esecutivo aveva dato parere negativo.

CHI SONO GLI ASTENUTI DELLA LEGA

I quindici astenuti leghisti sono stati: il capogruppo del Carroccio Riccardo Molinari, Giorgia Andreuzza, Davide Bellomo, Davide Bergamini, Ingrid Bisa, Vanessa Cattoi, Rebecca Frassini, Andrea Giaccone, Dario Giagoni, Simonetta Matone, Giovanna Miele, Tiziana Nisini, Attilio Pierro, Laura Ravetto, Edoardo Ziello.

Tra gli astenuti anche Paolo Emilio Russo (Fi), Giuseppe Castiglione (Azione) e Dieter Steger (minoranze linguistiche).

LE DIVERGENZE NELLA MAGGIORANZA FATTE VENIRE A GALLA DALL’ODG DEL PD

L’istantanea del voto ha fatto emergere come i dubbi sull’emendamento di Fratelli d’Italia al decreto Pnrr, che coinvolge nei consultori le realtà che sostengono la maternità (i “pro-life”, denunciano le opposizioni) si siano insinuati nella coalizione di governo. Dubbi che il Pd ha cercato, riuscendoci, di far venire a galla attraverso la presentazione dell’ordine del giorno. L’esecutivo aveva prima chiesto l’accantonamento dell’odg dei democratici, però alla fine ha ribadito il parere contrario.

PERCHE’ I 15 LEGHISTI HANNO DECISO DI ASTENERSI

“Sui temi etici abbiamo lasciato libertà di coscienza e quindi c’è stato chi ha seguito le indicazioni del governo e chi si è astenuto”, ha chiarito a stretto giro lo stesso Molinari. Mentre la collega Laura Ravetto rimarcava: “Io ritengo che l’ultima parola spetti sempre alla donna e che la 194 non si debba toccare. Si può discutere di migliorare la comunicazione nei consultori”, ma “mai” di “limitare il diritto all’aborto. Era questo il contenuto dell’impegno – citato testualmente -: non restringere il diritto delle donne ad avere accesso ad un’interruzione volontaria di gravidanza. Mi sono astenuta perché non potevo votare contro questo impegno. Ritengo che il governo potesse consentire la votazione per parti separate” di premesse e dispositivo.

LE DIVISIONI NELLA MAGGIORANZA E LE REAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI PRO VITA

L’aborto, quindi, finisce per incrinare anche la compattezza della maggioranza. La premier Giorgia Meloni, intanto, ha parlato di “fake news” attaccando le opposizioni: “Chi vuole cambiare la 194 è la sinistra, non noi. Noi vogliamo solo garantire scelte libere”.

L’associazione Pro Vita & Famiglia si è detta “stupita” dall’astensione della Lega sul “vergognoso” odg del Pd e annuncia una manifestazione nazionale a Roma per il 22 di giugno.

In Forza Italia lo stesso ragionamento dei 15 leghisti ha orientato il voto di Russo e il giorno prima (su un analogo ordine del giorno del M5s) anche di Deborah Bergamini. Non solo. Se nei giorni scorsi le parole del leader azzurro Antonio Tajani erano state calibrate su toni di distaccato equilibrio (“C’è una legge in Italia che non può certamente essere cambiata” e “non c’è nessuna intenzione di farlo”), più montava la polemica, più Fratelli d’Italia rivendicava la scelta compiuta.

AL SENATO IL DECRETO NON DOVREBBE SUBIRE CONTRACCOLPI

Intanto, il decreto Pnrr corredato di tutti gli emendamenti passati in commissione, ottiene il via libera dell’Aula della Camera e passa al Senato. Qui, nonostante le speranze dell’opposizione, difficilmente la maggioranza si spaccherà sul serio. Il provvedimento – che ha ormai incorporato l’emendamento di FdI – non dovrebbe avere alcun contraccolpo. Ma, intanto, sebbene fosse solo un ordine del giorno, su un tema delicatissimo come l’aborto e l’autodeterminazione delle donne nella maggioranza si è scavato un solco.

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