Italia

L’agosto immobile del governo: le critiche di Assi (Unimpresa) e Bonomi (Confindustria) sul lavoro

Assi Unimpresa Bonomi Confindustria

Sul DL agosto e sul blocco dei licenziamenti, tra Cig ed esonero contributivo, piovono le critiche sul governo da Giovanni Assi (Unimpresa) e Carlo Bonomi (Confindustria). Si prevede un calo degli occupati tra il 5 e il 7 per cento

In un approfondimento sul DL agosto, il consigliere nazionale di Unimpresa, Giovanni Assi ha chiesto che venga ridata dignità agli imprenditori, i quali si sono visti prolungare il blocco dei licenziamenti dal 17 marzo al 17 agosto e poi – con il DL agosto – a fine anno. Assi ha aggiunto che il blocco dei licenziamenti non potrà durare all’infinito, servono invece “misure durature nel tempo che permettano di pianificare e programmare le attività delle imprese”.

CON LA FINE DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI SI PERDERÀ IL 7% DEI POSTI DI LAVORO

Assi ha avvertito in merito alle conseguenze prodotte dal prolungamento del blocco dei licenziamenti che “il mantenimento dei livelli occupazionali non può e non deve ottenersi per pochi mesi con le tasche degli imprenditori, ma deve essere la naturale conseguenza di misure durature nel tempo che permettano di pianificare e programmare le attività delle imprese, anche perché i divieti non potranno durare all’infinito e allo scadere degli stessi il risultato è già calcolato in una riduzione degli occupati stimata nella misura tra il 5% ed il 7%”.

LE MANCATE MISURE STRUTTURALI

Secondo il consigliere nazionale di Unimpresa “per fronteggiare le conseguenze dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e mantenere i livelli occupazionali il governo anziché intervenire con misure strutturali che stimolino il nostro sistema economico, ha confezionato l’ennesimo pasticcio pensando bene di continuare ad imporre alle aziende determinati comportamenti al limite dell’incostituzionalità con l’obbligo della prosecuzione dei contratti a tempo determinato, continuando ad imporre il divieto di licenziamento che, inizialmente in vigore dal 17 marzo al 17 agosto, è stato ulteriormente esteso dal DL agosto”.

IL “PASTICCIO” DEL GOVERNO

“Il pasticcio prevede diverse ipotesi in cui le aziende dovranno identificarsi. Da una parte il divieto di licenziamento sarà legato all’utilizzo della Cig d’emergenza, per tutte e 18 le nuove settimane, dall’altro, in alternativa, il divieto sarà legato all’esonero contributivo (di cui non è dato sapere le reali modalità di calcolo dello stesso) che può durare fino a 4 mesi, allungando, così, per molte imprese il divieto di licenziamento, tra metà novembre e fine anno. Condizionare la facoltà di licenziamento non solo alla integrale fruizione degli ammortizzatori Covid (che è già una scelta che ha dei limiti di tenuta costituzionale) ma anche, seppur in via alternativa, alla fruizione di questo esonero, risulta una scelta non condivisibile, posto che le due fattispecie non sono minimamente equiparabili, stante la circostanza che la fruizione di questo esonero contributivo è incerta, perché sottoposta al vaglio della Commissione Europea”.

NESSUNA LIBERTÀ PER GLI IMPRENDITORI

“Ma la situazione più scabrosa è nella terza possibile circostanza, ovvero quelle imprese che pur non chiedendo ulteriore cassa integrazione, pur non usufruendo dell’esonero contributivo perché magari nei mesi di maggio e giugno non hanno usufruito dell’ammortizzatore sociale, e dunque pur non prendendo un solo centesimo di aiuto saranno letteralmente violentate perché anche per loro sarà imposto il divieto di licenziamento fino a fine 2020. Appare chiaro come la disciplina del ‘blocco ai licenziamenti’, nonostante sia giunta al suo terzo intervento normativo, sia ancor ben lontana dal dettare una disciplina chiara, uniforme e soprattutto compatibile con il dettato costituzionale dell’art. 41, in quanto, il legislatore avrebbe potuto e, soprattutto, dovuto escludere chiaramente dal divieto almeno tutte le imprese che non ricorrono né alla cassa integrazione né all’esonero contributivo, lasciando che l’imprenditore riprenda le redini della propria impresa in un momento delicatissimo dell’economia italiana”.

ACCANTO AD ASSI ANCHE BONOMI

Si unisce alla preoccupazione di Assi anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che ha avvertito il governo: “Rischiamo una crisi irreversibile e 1 milione di posti di lavoro temo che andranno persi. Bisogna intervenire subito. Il governo non ha una visione sul ‘dopo’, la riorganizzazione delle filiere del valore non c’è stata, il mercato è pietrificato. Il rischio di un’emorragia è serio. È proprio la fiducia che manca, e la prova è nel boom dei depositi bancari: la gente non si fida, per questo non muove i soldi dal conto corrente. Se vuoi lanciare un’operazione fiducia lo devi fare con chiarezza e trasparenza. Qui mancano sia l’una sia l’altra”.

L’AGOSTO IMMOBILE DEL GOVERNO

“Mi aspettavo – prosegue Bonomi a La Stampa – un agosto completamente diverso. Primo, il governo ha varato le misure anti-crisi ma mancano oltre 400 decreti attuativi: tutto fermo. Secondo, ci avevano detto che ad agosto avrebbero lavorato alla stesura del piano di riforme da presentare alla Ue per ottenere i contributi del Recovery Fund: tutto fermo. Terzo, si profila di nuovo un’emergenza sanitaria e anche su quel fronte ci avevano detto che avrebbero presentato progetti per attivare i prestiti del Mes: tutto fermo. Quarto: il 14 settembre dovrebbero ricominciare le scuole, ma ancora non si è capito se e come riapriranno: tutto fermo. Da settimane siamo inchiodati a discutere sui banchi a rotelle, non riusciamo neanche a sapere quali sono le 11 imprese che li starebbero fabbricando, siamo al paradosso che c’è una sorta di segreto di stato su una gara pubblica”.

Assi ha concluso con una frase di speranza: “L’auspicio che il legislatore possa in tempi stretti fornire a tutti gli operatori del settore dei chiarimenti in ordine alle ulteriori ipotesi di eccezioni al blocco dei licenziamenti e che soprattutto venga ridata dignità a quegli imprenditori che continuano a rischiare la loro pelle ridando loro il pieno controllo delle loro aziende ponendo fine a questa ennesima violenza”.

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