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Autonomia differenziata, cosa vuole fare (e cosa deve fare) il governo

Bozza Riforma Autonomia Differenziata

Secondo il Messaggero, la bozza della legge sull’autonomia contiene molte contraddizioni. Si va verso una bicamerale per coinvolgere anche l’opposizione, ok dall’esecutivo: completamento della riforma il prima possibile

Si avanza ma con juicio. Il percorso tortuoso delle riforme istituzionali è, appunto, lungo e complesso da realizzare. Ma il Governo Meloni vuole affrontarlo con tutte le sue forze, con la giusta disponibilità a coinvolgere anche i protagonisti dell’opposizione. Vale anche per il presidenzialismo. Quanto raccontano le cronache delle ultime ore è questo. E proviene dal punto fatto in maggioranza proprio sulle big issues del sistema politico italiano.

Rimanendo sul tema autonomia ci sono, al momento due facce della stessa medaglia. Da un lato la versione ottimista degli esponenti della coalizione di destra/centrodestra, dall’altro la prudenza/scetticismo delle opposizioni. Già, il plurale è d’obbligo viste le evidenti distanze di posizionamento tra Pd, M5S, Terzo Polo e Sinistra-Verdi.

LA BATTAGLIA DEL GOVERNO: UNA BOZZA SUFFICIENTE?

“La Lega ottiene la promessa di esame preliminare della legge sull’Autonomia “in uno dei prossimi Cdm” e FdI ribadisce la necessità di portare avanti insieme anche presidenzialismo e la riforma di Roma capitale”, racconta oggi Repubblica. Che attingendo alle comunicazioni di Palazzo Chigi aggiunge che la premier Giorgia Meloni si è riunita con i suoi vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, insieme alla ministra delle riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati e al ministro degli Affari europei Raffaele Fitto e al responsabile degli Affari regionali Roberto Calderoli.

Secondo il Messaggero, però, al netto dell’energia dell’esecutivo ci sono alcuni nodi che sono già venuti al pettine. C’è la questione dei Livelli essenziali di prestazione, anzitutto. Su queste, “la bozza di legge sull’autonomia resta fermamente ancorata alle “pesanti” richieste formalizzate da Veneto e Lombardia con le pre-intese del 2019, quelle che allora furono ribattezzate come la secessione dei ricchi“. E poi sul banco ci sono gli articoli 4, 6 e 11: sui vecchi accordi tenuti a galla e rivitalizzati, sul trasferimento di persone e risorse dallo Stato alle Regioni.

E allora serve tempo, non da perdere ma da capitalizzare per limare ogni dettaglio e conciliare tutte le richieste. “Gli aspetti tecnici verranno meglio definiti in alcune riunioni che con buona probabilità si terranno martedì”, anticipava oggi il quotidiano diretto da Massimo Martinelli. Si punta a fissare un fondo perequativo, a stoppare il criterio della spesa storica per i Lep ed evitare il ricorso ai Decreti del Presidente del Consiglio. Insomma, coinvolgere tutto il Parlamento sarà quantomai fondamentale per evitare inciampi e ritardi.

I COMMENTI DIFFERENZIATI SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Dobbiamo ridisegnare l’impianto di questo Paese e l’autonomia differenziata va nella direzione in cui chiunque amministri un territorio ha sempre sperato si andasse, ovvero una devoluzione di competenze e anche una specificazione di quelle competenze che oggi sono nel titolo V delegate alle regioni ma su cui i poteri dello Stato impediscono una piena autonomia”, diceva l’altro ieri il presidente della Liguria Giovanni Toti a Policy Maker. Tutto ciò comporta una riflessione da parte nostra ma anche una rivendicazione nei confronti di questo dibattito che veda realmente una devoluzione dall’alto verso il basso dei poteri dello Stato.

“L’autonomia differenziata, se è attuazione del principio di sussidiarietà, rafforza l’unità nazionale. Non sono parole mie ma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Spesso, invece, soprattutto in ambienti leghisti e non di certo in buona fede, si fa l’errore di parlare di autonomia soltanto legandola all’articolo 116 comma 3 della Costituzione”, ammoniva Francesco Boccia (Pd) sempre al nostro giornale.

Sempre dall’opposizione, il leader dei pentastellati ed ex premier Giuseppe Conte spinge per il coinvolgimento pieno di tutte le forze politiche in Aula. Un atto “necessario”.

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