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Lotito Bisignani

Caso Lazio, cosa risponde Bisignani sul Tempo dopo la denuncia di Lotito

La Procura di Roma indaga sull’eventuale esistenza di una regia dietro le pressioni su Claudio Lotito per vendere la Lazio: la replica di Bisignani sul Tempo, che e respinge l’ipotesi di un complotto contro il presidente biancoceleste

Il caso Lazio si allarga. Ieri, dopo la denuncia del presidente Claudio Lotito, si è attivata la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma, che ha disposto perquisizioni a carico del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi e dell’amministratore delegato Francesco Maiolini. I due sono indagati, insieme al faccendiere ed editorialista del Tempo Luigi Bisignani, per aggiotaggio.

Oggi la vicenda è su tutti i giornali, ma è sul quotidiano diretto da Daniele Capezzone che il dibattito continua, con le precisazioni dei vertici di Banca del Fucino e, soprattutto, dello stesso Bisignani.

CASO LAZIO: SU COSA STA INDAGANDO LA PROCURA

Iniziamo dall’inchiesta. Come ha ricostruito Start Magazine, mettendo in fila gli elementi al vaglio della Procura, il punto centrale è capire se dietro la campagna contro Lotito ci sia qualcosa di più di una contestazione spontanea della tifoseria.

L’ipotesi è che oltre alle manifestazioni dimostrative, ci sia una regia unitaria intenzionata a influenzare il titolo della Lazio in Borsa.

In particolare, tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figurerebbero anche presunti contatti tra Francesco Maiolini e Luigi Bisignani, oltre alla diffusione di notizie sui possibili acquirenti della Lazio. Tra queste, la notizia, poi smentita dalla Lazio, di un’offerta da 450 milioni di euro attribuita a Jp Morgan. È lo stesso riferimento evocato da Bisignani nell’articolo del 31 maggio sul Tempo, nel quale si accostava Lotito a Nerone e s’invitava il presidente a rivolgersi a quel pezzo di finanza “competente e profondamente biancoceleste” – tra cui venivano indicati anche i vertici di Banca del Fucino – che, a suo dire, avrebbe potuto contribuire al rilancio della società.

LA DIFESA DI BANCA DEL FUCINO

Intanto, la Banca del Fucino ha precisato di non essere indagata e ha negato di aver finanziato campagne o iniziative contro la Lazio. Nella nota diramata dall’istituto, si legge “la Banca non detiene azioni della Ss Lazio Spa, non ha mai ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società o di sue partecipazioni e non ha mai svolto attività di advisory per soggetti a qualunque titolo interessati alla stessa”.

E per parte sua il presidente Masi replica così alle accuse: “Sono basito. Sono accuse totalmente false. La mia colpa è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Ho la più totale fiducia nella magistratura e per questo ho già dato mandato al mio avvocato Fabio Lattanzi di presentare denuncia per calunnia”.

LA RISPOSTA DI BISIGNANI SUL TEMPO

Sempre sul Tempo si legge poi l’editoriale del direttore Daniele Capezzone, che difende la campagna condotta dal suo giornale e rilancia le dieci domande “che giacciono da mesi senza risposta” rivolte a Lotito. Rinnovando la disponibilità al confronto nel merito della contestazione laziale.

Né può mancare la risposta del diretto interessato Luigi Bisignani, il quale respinge ancora una volta l’idea di una manovra organizzata. E ricorda innanzitutto la sua conoscenza personale con il presidente biancoceleste, risalente almeno agli anni in cui la società affrontava il “grande problema fiscale” che “poi, il governo Berlusconi, con Gianni Letta e Maria Teresa Armosino, riuscirono generosamente a risolvere”.

La denuncia sarebbe “un autogoal” e l’ennesima dimostrazione che Lotito non è intenzionato a confrontarsi con la tifoseria. Poiché la nuova crisi è cosa nota, “certificata peraltro dalla Lega e FIGC”, aver citato “i tanti tifosi della Lazio nelle Istituzioni, nella finanza e nella cultura era solo un modo per dire che sono in tanti pronti a dare una mano per fare la Lazio più grande, vista la situazione attuale”, magari facendosi “affiancare da fondi internazionali e da studi legali che da sempre guardano al calcio italiano”. Ma sempre con “Lotito azionista principale”.

Il complotto, dunque, sarebbe un’«ossessione di Lotito». Dietro la campagna del Tempo, sostiene Bisignani, nessuna regia occulta, ma soltanto la “civile e signorile protesta” dei tifosi biancocelesti. E la delusione personale di suo figlio Giovanni, “laziale come me”, per la gestione della società.

 

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