Italia

Il caso Palamara secondo Nordio

Palamara

Ma quanta fretta di radiare Luca Palamara dalla magistratura

Non so se davvero, e dove, Carlo Nordio abbia definito “stalinista”, come molte cronache gli hanno attribuito, il processo che la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha fatto a Luca Palamara in una decina di udienze, radiandolo alla fine dall’ordine giudiziario per il traffico di nomine, chiamiamolo così, fatto in veste di sindacalista e di consigliere dello stesso Csm. O, più figurativamente, denudandolo della toga, come lo ha rappresentato Emilio Giannelli nella vignetta di prima pagina del Corriere della Sera.

Nell’editoriale dedicato alla vicenda sui giornali di cui è autorevole collaboratore combinando dottrina giuridica, esperienza di magistrato e conoscenza della storia Nordio ha scritto che di stalinista il processo avrebbe avuto lo stampo se l’imputato, come appunto avveniva nell’Unione Sovietica ai tempi dello spietato dittatore, si fosse dichiarato colpevole assumendosi per intero le responsabilità e facendo quindi il gioco dell’accusa, nella speranza della clemenza per sé, familiari, compagni e quant’altri. È ciò che si è rifiutato di fare Palamara, propostosi anzi di ricorrere contro la radiazione in ogni sede, italiana ed europea, e di svolgere azione politica, e moralizzatrice della magistratura, nelle file del Partito Radicale. Dove – ha subito gridato e deplorato Il Fatto Quotidiano in prima pagina – “s’è visto pure di peggio”. Non a caso, del resto, hanno cercato di tacitarne la radio i grillini, così cari al giornale di Marco Travaglio, sia pure distinguendoli da qualche giorno fra “governisti” buoni e antigovernisti cattivi, o dementi, tipo l’Alessandro Di Battista scoperto e compensato come reporter dallo stesso Fatto Quotidiano.

Nordio, che stimo moltissimo anche grazie agli insulti che gli riservano proprio sul Fatto ogni volta che hanno l’occasione di contestarne le opinioni, ha scritto di più e di peggio dello “stalinista” a proposito dei sei consiglieri superiori della magistratura che hanno processato Palamara e deciso la sua radiazione in due ore e mezza di camera di consiglio. Li ha paragonati alla Corte Marziale nazista convocata in tutta fretta nel 1944 dal generale Friedrich Fromm per far condannare e fucilare i due ufficiali autori del fallito attentato ad Hitler. Dei cui preparativi lo stesso Fromm era quanto meno al corrente, cioè complice. E ne pagò le conseguenze venendo poi fucilato pure lui, come a quel punto era giusto, e non solo naturale, che accadesse.

Certo, una prospettiva del genere per i sei consiglieri del Palazzo dei Marescialli – cinque più il presidente del collegio, o sezione – che hanno appena “denudato” Palamara, stando all’immagine di Giannelli, è giustamente, sacrosantamente irrealistica. Non muoio dalla voglia di vedere messo al muro nessuno per essere crivellato di colpi, o farlo salire su una botola per vederlo appeso a una forca, o ghigliottinato come capitò a Robespierre, anche lui evocato da Nordio. Mi basterebbe e avanzerebbe, nonostante la poca fiducia che questo strumento si è meritato per l’uso fattone in precedenza, quella commissione parlamentare d’inchiesta reclamata anche dal partito radicale, compreso Palamara che vi si è appena iscritto e potrebbe fornirle notizie utili, sul verminaio giudiziario e politico che non è certamente cominciato con o solo per colpa dell’ormai ex magistrato, salvo sorprese delle sezioni unite della Corte di Cassazione. Che si occuperanno comunque della radiazione.

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