Italia

Cento anni di Partito Comunista Italiano (e di scissioni della sinistra)

partito comunista italiano cento anni

Un secolo di lotte, soprattutto interne, con gli ultimi strascichi leggibili in filigrana nei fatti di questi giorni e nelle giravolte di Renzi e Nencini. Cento anni di divisioni del Partito comunista italiano e di tutti i suoi figliocci

Cento anni di storia. Ma anche cento anni di scissioni. Non è un caso, probabilmente, che il PCI sia nato proprio da uno strappo e abbia continuato a scindersi e dividersi per tutti i suoi 70 anni successivi, dando vita a un microcosmo di partitini che ne avrebbero continuamente eroso il peso politico.

IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO COMPIE CENTO ANNI

Il Partito comunista italiano (anzi, d’Italia, secondo la denominazione prima del 1943), nasce in modo burrascoso all’interno del Teatro Goldoni di Livorno che nel gennaio 1921 ospitò il XVII Congresso del Partito socialista italiano. Erano gli anni in cui soffiavano forti da Mosca i venti della Rivoluzione che avevano portato alla capitolazione dello zar, venti che avevano scosso fin nelle fondamenta il PSI. Le divisioni nel Partito socialista italiano erano iniziate subito dopo.

 

Ricordiamo che in quei mesi nel nostro Paese si erano appena spenti a fatica i numerosi focolai del “biennio rosso” e l’Italia, tra i tumulti nelle campagne, le proteste delle mondine nel Nord Ovest e le (poche) fabbriche occupate, pareva davvero sull’orlo di una rivoluzione socialista. Rivoluzione paventata da più parti e che, come sappiamo, porterà alla ribalta tutt’altro tipo di potere, nero, incarnato da Benito Mussolini. La contrapposizione tra “rossi” e “neri” era già forte il 21 gennaio del 1921: in origine infatti il XVII Congresso del Partito socialista italiano si sarebbe dovuto tenere a Firenze, ma là il rischio di irruzione delle squadracce fasciste era troppo elevato.

cento anni partito comunista 3

La scelta ricadde allora su Livorno, dove, sotto una foto di Karl Marx, si consumò nel modo più drammatico la separazione che sarà poi all’origine del Partito comunista italiano. Recuperando le cronache giornalistiche di quell’epoca si scopre per esempio che, a un certo punto, l’onorevole Nicola Bombacci, tra i fondatori del futuro Pcd’i, all’improvviso puntò una pistola contro i propri compagni di partito. «Non per nulla», annotò con ironia il cronista politico del Corriere della sera, «i congressi si tengono nei teatri».

 

Da una parte c’erano i moderati di Filippo Turati, tra i fondatori nel 1892 dell’allora Partito dei lavoratori italiani, dall’altra gli scalpitanti rivoluzionari capeggiati da Amadeo Bordiga che rinfacciavano ai compagni di preferire le riforme alla rivoluzione, di voler zittire chi propugnava ideali repubblicani al solo scopo di andare avanti col dialogo con il governo, forte dei 156 deputati in Parlamento. Bordiga e gli altri rivoluzionari, che proponevano di attuare una lotta politica di tutt’altro tipo, però, furono messi in minoranza e così scelsero di abbandonare il PSI. Uno strappo teatrale che si consumò in teatro, al Goldoni, e allo stesso modo la nascita, teatrale, del PCI ebbe luogo in un altro teatro, il vicino San Marco con dichiarazione ufficiale di Bordiga.

cento anni partito comunista 2

CENTO ANNI DI DIVISIONI

Ma la storia del Partito comunista italiano è soprattutto una storia di cento anni di divisioni. Il partito socialista non riuscirà più a frenare l’emorragia che diede vita al PCI, continuando a perdere pezzi negli anni successivi. Il fratellino appena nato ne seguirà le orme. Anche se occorrerà attendere un po’ di tempo. Nel 1972 da una sua costola prese vita il Pdup (Partito di unità proletaria), frutto della convergenza tra il Nuovo Psiup e Alternativa socialista: durò appena due anni. Nel congresso del luglio 1974 fu annunciata la fusione con il Manifesto e la nascita del Partito di unità proletaria per il comunismo.

LA CADUTA DEL MURO E LA SVOLTA DELLA BOLOGNINA

Ma nella secolare storia del PCI i veri travagli si registrano tutti negli Anni 80: la rivalsa socialista col primo governo di Bettino Craxi nel 1983, la morte di Enrico Berlinguer l’11 giugno 1984, la vittoria dei “no” al referendum sulla scala mobile del 1985 per culminare con l’implosione dell’Unione sovietica del 1991. Oggi celebriamo i 100 anni dalla nascita del Partito comunista italiano (o d’Italia, se si vuole rispettare la denominazione delle origini), ma in realtà la formazione arriverà a spegnere appena 70 candeline. L’ultimo compleanno coincide con la svolta “della Bolognina” di Achille Occhetto, che prese sulle sue spalle la responsabilità di archiviare la lunga storia del Pci di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.

Leggi anche: Chi è Ciampolillo, il senatore che ha salvato il governo Conte

L’implosione dell’URSS aveva del resto reso impellenti le necessità non solo di cambiare nome, togliendo “comunista” dal logo (tra i sostenitori di tale impellenza Giorgio Napolitano), ma anche provare a riavvicinarsi ai socialisti. Una rivoluzione che Occhetto avviò con parole che pescavano dalla tradizione: «Prima di dare il via ai cambiamenti in Urss», disse il futuro leader del Partito democratico della sinistra, «Gorbaciov incontrò i reduci e disse loro: avete vinto la Seconda guerra mondiale, ora se non volete che venga persa non bisogna conservare ma impegnarsi in grandi trasformazioni». L’indomani l’Unità diretta da Massimo D’Alema aprì su tutt’altro: «Il giorno di Modrow. La Repubblica democratica tedesca elegge il nuovo premier». Veniva seminata la “Quercia” che nel 1994 ebbe come segretario proprio D’Alema e durò fino al 1998, quando finì nei Democratici di sinistra.

 

IL VOTO DI IERI
Sul mio voto al Senato leggo interpretazioni sbagliate, sul voto sul filo di lana addirittura arzigogoli…

Pubblicato da Riccardo Nencini su Mercoledì 20 gennaio 2021

Ma le divisioni a sinistra non sono mai finite come prova persino la storia di questi giorni: le mosse di Matteo Renzi che tradisce ripetutamente il PD, fino alla formazione di Italia Viva, quindi la fuoriuscita dal governo Conte bis per poi essere a sua volta tradito da Riccardo Nencini (caso vuole ultimo detentore proprio del simbolo del PSI)… Tutti elementi che dimostrano che le lacerazioni a sinistra non termineranno mai. E che la maggioranza di queste non han nemmeno una logica.

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