Italia

Che cosa combina Di Maio sui viadotti

Di Maio

I Graffi di Damato sulla caccia pentastellata ai Gavio, concessionari dal 2012 dell’autostrada Torino-Savona, anche se Di Maio, in verità, non li ha citati esplicitamente 

Da Genova a Savona o a Piacenza: la regola o l’abitudine ormai è la stessa. Quando crolla tra le intemperie un viadotto, un ponte o si apre una voragine su una strada l’uomo normale pensa prima di tutto a chi è morto o si è salvato ma ha ugualmente bisogno di soccorsi. L’uomo speciale, diciamo così, il politico a tutto tondo, come si diceva una volta, e come ora si considera non più solo l’oppositore ma il governante grillino, forte della “centralità” e varianti conquistate in Parlamento dal Movimento 5 Stelle col voto del 4 marzo dell’anno scorso, pensa prima di tutto al manifesto da affiggere sui muri col volto, singolo o di gruppo, del colpevole da processare col solito rito sommario e dare in pasto all’ira collettiva, spogliandolo della dignità, dei beni e di quant’altro.

COME PER IL PONTE MORANDI

Accadde l’anno scorso con i Benetton per il crollo, a Genova, del viadotto Morandi, purtroppo risoltosi in una strage per il numero dei morti e dei feriti. Si è appena ripetuto con i Gavio, pur nel contesto fortunoso di un ben diverso bilancio umano, per il crollo di trenta metri di uno dei viadotti sull’autostrada Torino-Savona, ceduti per una frana di chiarissima evidenza.

Collegato televisivamente dalla lontana Sicilia, il cui elettorato ha preferito — con un intermezzo romano per curare i rapporti con Beppe Grillo — all’appuntamento in Giappone con gli omologhi del cosiddetto G20, il ministro degli Esteri e capo ancòra del suo Movimento, Luigi Di Maio, ha annunciato o sentenziato: “Questi concessionari che non mantengono ponti e strade non devono avere più le concessioni”. Lo ha annunciato anche se il ministro competente delle Infrastrutture non è più adesso, col passaggio dal primo al secondo governo di Giuseppe Conte, un uomo del suo movimento politico ma una donna del Pd. E anche se i processi per le responsabilità si debbono fare nei tribunali, secondo le regole del nostro pur malmesso ordinamento giudiziario, e non sulle piazze fisiche e metaforiche.

Di Maio, in verità, non ha citato i Gavio, concessionari dal 2012 dell’autostrada Torino-Savona, ma a sbatterne il nome in prima pagina hanno provveduto i giornali, a cominciare naturalmente da quello più sensibile, diciamo così, ai sentimenti, agli umori e ai problemi anche interni, che certamente non mancano, dei pentastellati: Il Fatto Quotidiano.

LA CACCIA  AI GAVIO DOPO LA DICHIARAZIONE DI LUIGI DI MAIO

“Le autostrade liguri a pezzi: crolla il ponte dell’A6 targata Gavio”, ha titolato in apertura il giornale diretto da Marco Travaglio, che deve tenere un elenco aggiornatissimo delle “targhe”, come le chiamano in redazione, delle autostrade italiane. In mancanza di uno spazio maggiore a causa delle particolarità tecniche, diciamo così, dell’edizione in gran parte preconfezionata del lunedì per contenerne i costi, Il Fatto Quotidiano ha rafforzato il titolo e il concetto del titolo di apertura con “La cattiveria”. Che, sempre in prima pagina, è la rubrica corrosiva del giorno.

Oggi vi si legge: “Liguria, crolla un viadotto dell’autostrada A6. Il gruppo Gavio tenta di mettersi in pari con Atlantia”, cioè con i Benetton. I quali possono almeno consolarsi per essere stati citati in modo, diciamo così, indiretto, meno esplicito, comprensibile solo per gli specialisti. Che discrezione. Che sensibilità. Viene quasi da commuoversi pensando al titolo brutale della rubrica: una cattiveria questa volta misurata, almeno per i Benetton.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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