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Chi guiderà Infratel dopo Marco Bellezza?

Bellezza Bandi Pnrr

Infratel, in questi mesi, ha gestito alcuni bandi di gara di progetti del Pnrr. Fatti e scenari sull’azienda partecipata

Nuovo governo, nuovi vertici per le aziende partecipate. La giostra delle nomine è già iniziata e coinvolge anche Infratel. La società del gruppo Invitalia con sede a Roma gestisce interventi di infrastrutturazione in tutta Italia per il Ministero dello sviluppo economico, con lo scopo di favorire lo sviluppo digitale della Penisola tramite l’implementazione della connettività avanzata per tutti.

Al centro, in questa fase, c’è però la questione del rinnovo dei suoi vertici. Dove c’è Marco Bellezza, già consigliere giuridico dell’ex ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio nel governo gialloverde a guida Giuseppe Conte.

CAMBIO AL VERTICE DI INFRATEL PER GESTIRE I BANDI DEL PNRR

Bellezza, avvocato ed esperto di tecnologie, ha anche fatto parte di Cdp Venture, il ramo degli investimenti per le Startup di Cassa depositi e prestiti. Adesso, dopo tre anni come amministratore delegato, sta per essere sostituito e per il presidente di Invitalia Rocco Sabelli è già iniziata la ricerca del nuovo nome. Come riporta Affari & Finanza oggi in edicola.

La questione del Pnrr è cruciale per il presente e il futuro dell’Italia. Ad oggi sono 40 su 55 i progetti completati per ottenere la successiva tranche di fondi dall’Unione europea. “La verità è che oggi, in considerazione dei ritardi sin qui accumulati, non siamo ancora in grado di dire se gli interventi in corso saranno effettivamente completati entro giugno 2026, come programmato a suo tempo, e questo vale anche per il capitolo relativo al ‘Collegamento con le isole minori’, che si dovrebbe concludere a fine 2023, in linea con le scadenze del Pnrr” ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica Alessio Butti.

E’ O NON E’ LA BUROCRAZIA, BELLEZZA?

La questione che coinvolge Infratel è quella della realizzazione della rete unica, un’infrastruttura di Tlc a banda ultralarga e fissa. Quali sono gli impedimenti attuali?  In passato, a febbraio 2021, Bellezza negava che i problemi che allora stavano bloccando il progetto riguardassero la burocrazia. Non è l’unico né il vero motivo dei ritardi, sosteneva. E per questo era anche arrivato allo scontro –  via social – con Franco Bassanini, presidente di Open Fiber. “Se Open Fiber lavorasse in tutti i comuni già autorizzati faremmo tranquillamente target 2021 e primo semestre 2022”, scriveva Bellezza. “Mi spiace Marco, ma penso che abbiano ragione @asstel_it e @An_Bion: i progressi ci sono, il Decreto Semplificazioni è un bel passo avanti, ma le complicazioni burocratiche sono ancora troppe. Sabato @OpenFiberIT ti ha inviato l’elenco dei cantieri fermi in attesa di permessi “, gli rispondeva Bassanini.

Il nastro è lungo e va riavvolto con calma. Per scoprire, ad esempio, che i problemi per la realizzazione della rete unica sono arrivati sino ad oggi. Tanto che “allo stato attuale i due aggiudicatari di contributi pubblici hanno dichiarato ad Infratel che non riusciranno a raggiungere il target dell’1% dei numeri civici a piano entro il 31.12.2022. Infratel Italia, anche su nostra sollecitazione, ha chiesto chiarimenti ad ambedue gli operatori sui dati di avanzamento comunicati, in modo da poter esercitare appieno il proprio ruolo di controllo su quanto dichiarato” ha dichiarato Butti la scorsa settimana in audizione alla Camera.

DOPO LA VICINANZA AL M5S, I VECCHI FLIRT CON GIORGETTI

Quando ancora c’era il governo Draghi, quando cioè tutti i partiti (tranne Sinistra Italiana e Fratelli d’Italia) facevano finta di volersi bene per convivere sotto uno stesso tetto, l’allora ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti aveva stanziato 609 milioni per la digitalizzazione delle imprese. E Infratel di Marco Bellezza non aveva esitato nel lodare la decisione.

“Con i voucher per la connettività imprese del ministero dello Sviluppo economico parte una nuova sfida per Infratel Italia in qualità di soggetto attuatore”, aveva scritto sul suo profilo LinkedIn. “Nel 2021 abbiamo avviato e concluso i voucher fase I […] ed ora siamo pronti per una azione sul fronte dei servizi oltre che sulle infrastrutture. Le risorse a disposizione sono significative e ci sono tutte le condizioni per favorire lo step change per le nostre PMI verso servizi VHCN. Grazie a Paolo Corda e Fabio Bochicchio per la pianificazione di un intervento importante per il Paese”.

LA QUESTIONE TRASPARENZA PER GESTIRE I BANDI DEL PNRR

Un ringraziamento molto più che esplicito, insomma, legato a un fatto. Al fatto che la gestione dei 609 milioni di euro poteva avvenire, grazie a due decreti legge, senza rendere pubblici gli atti.

La questione trasparenza per Infratel risale ad un anno fa. A sollevarla era stato il direttore di Start Magazine Michele Arnese, che su twitter si chiedeva proprio cosa dimostrasse la non opacità della controllata. Lamentando i mancati aggiornamenti della sezione “Provvedimenti”, rimasta ferma al luglio 2017. Lo stesso, scriveva ancora Start Magazine, valeva per la sezione “Attività e procedimenti” e le ripartizioni “Tipologie di procedimento” e “Dichiarazioni sostitutive e acquisizione d’ufficio dei dati” (ultimo aggiornamento: febbraio 2018) o per la sezione “Consulenti e collaboratori“.

Nella seconda puntata dell’approfondimento su Infratel, emergeva poi che l’onere di non aggiornare più alcune sezioni del portale della società arrivava dai decreti 33/2013 e 175/2016.

Il primo riguarda proprio il riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. La trasparenza viene definita come “condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino”. E all’art. 2 bis, c. 2, lett. b, ovvero la sezione citata da Infratel, si legge che la disciplina di trasparenza prevista per le pubbliche amministrazioni si applica anche, in quanto compatibile, “alle società in controllo pubblico come definite dal decreto legislativo emanato in attuazione dell’articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124. Sono escluse le società quotate come definite dallo stesso decreto legislativo emanato in attuazione dell’articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124”.

Nel secondo decreto, invece, si parla della “costituzione di società da parte di amministrazioni pubbliche, nonché l’acquisto, il mantenimento e la gestione di partecipazioni da parte di tali amministrazioni, in società a totale o parziale partecipazione pubblica, diretta o indiretta”, salvaguardando quindi società come Infratel. Sul cui futuro, adesso, è in ballo la posizione dell’amministratore delegato.

 

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