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Come cresce la fiducia delle famiglie sul futuro dell’Italia. Commento di Intesa San Paolo

Fiducia Famiglie

Cresce, a sorpresa, la fiducia dei consumatori, mentre cala il morale delle imprese. Di seguito un estratto del commento di Paolo Mameli, senior econimist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, sugli indici di fiducia

La fiducia delle famiglie è salita a 117,7 da 117,5 precedente, grazie a un maggiore ottimismo in merito alla situazione economica personale e alle condizioni correnti, mentre le indicazioni sul clima economico generale, e le aspettative per il futuro, sono calate. I consumatori si mostrano più fiduciosi sulla situazione attuale del Paese, sul bilancio famigliare e sulle opportunità attuali di acquisto di beni durevoli, ma sono meno ottimisti circa le prospettive economiche dell’Italia e le opportunità sia attuali che future di risparmio. Inoltre, l’inflazione percepita dai consumatori è salita ulteriormente, a un nuovo massimo, e quella attesa per i prossimi 12 mesi è calata solo marginalmente. Infine, i timori sulla disoccupazione sono tornati ad aumentare, sia pure moderatamente, dopo quattro mesi di calo.

Viceversa, l’indice composito di fiducia delle imprese è diminuito a 113,1 da 114,8 di novembre (rivisto da 115 della prima stima). È un minimo dallo scorso giugno. Il calo è dovuto ai servizi (110,2 da 111,3: terzo calo consecutivo, che porta l’indice ai minimi da 6 mesi) e, in minor misura, al manifatturiero, mentre il morale delle aziende è migliorato nel commercio al dettaglio (a 107,4 da 106,8) ed è tornato molto vicino ai massimi dal 2000 nelle costruzioni (a 159,1 da 157,4).

Nel settore manifatturiero, la fiducia delle imprese è scesa a 115,2 da 115,9, quasi azzerando i progressi del mese scorso. La diminuzione è spiegata da un calo delle aspettative su ordini e produzione, nonché da un processo di ricostituzione delle scorte (il saldo relativo ai magazzini è tornato in territorio positivo per la prima volta dallo scorso aprile). Le attese sul clima economico generale sono calate significativamente (da 21,8 a 14,2). Viceversa, le indicazioni su ordini e produzione correnti hanno continuato a migliorare, toccando nuovi massimi, così come le intenzioni di assunzione.

In sintesi, la fiducia dei consumatori tiene, anche se il dettaglio dell’indagine mostra che i rincari energetici iniziano a pesare sui bilanci famigliari e sulle possibilità di risparmio. Dal lato delle imprese, le costruzioni e anche l’industria in senso stretto restano in una fase ampiamente espansiva (il dettaglio dell’indagine nel manifatturiero è più positivo rispetto all’indice sintetico), mentre i servizi cominciano a risentire dei possibili effetti della “quarta” ondata pandemica. Tuttavia, le indagini non sembrano aver incorporato appieno il peggioramento della situazione sanitaria emerso negli ultimi giorni, e la possibilità che il Governo introduca nuove misure restrittive per frenare i contagi. Questi sviluppi potrebbero pesare sulla tornata di indagini di gennaio.

A nostro avviso, l’economia è già entrata in una fase di rallentamento, dopo il balzo visto nei trimestri centrali dell’anno, essendo svanito l’“effetto riaperture” che aveva sostenuto il PIL nei mesi primaverili ed estivi, e visti gli ultimi sviluppi della situazione sanitaria. Il nostro scenario centrale include una crescita del PIL di 0,3% t/t a fine 2021 e 0,7% t/t a inizio 2022; tuttavia, i rischi al ribasso su queste stime appaiono in crescita, proprio in relazione agli sviluppi sul fronte sanitario. Pensiamo in ogni caso che possa trattarsi di una pausa all’interno di un trend di ripresa, e che il PIL possa riaccelerare nei trimestri centrali del prossimo anno, per attestarsi a 4,3% a/a in media nel 2022.

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