Italia

Come è andato il corteo del centrodestra a Roma

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I Graffi di Damato sul tricolore a metraggio del centrodestra nel posto e nel giorno sbagliato

Tanto è stata felice da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella la scelta dei siti del suo “pellegrinaggio” del 2 giugno  — fra l’altare della Patria, la località lombarda di Codogno, compreso il cimitero, colpita per prima in Italia dal coronavirus, e l’ospedale romano Spallanzani — quanto è stata infelice la manifestazione voluta e organizzata a Roma dal centrodestra, con quel tricolore al  metraggio come la pizza, contro il governo. Che, una volta tanto, con la celebrazione dei 74 anni della Repubblica non c’entrava e non c’entra nulla, non avendo obiettivamente cercato di strumentalizzare l’evento a suo favore     in un momento che certamente non è dei migliori, con tutte le tensioni che attraversano la maggioranza e gli immani problemi che l’attendono in autunno.

D’altronde, contro questo governo sicuramente debole rispetto alle esigenze del Paese, cui non a caso Mattarella raccomanda un giorno sì e l’altro pure di creare davvero e coltivare un rapporto costruttivo con l’opposizione, non solo a parole, il centrodestra aveva già preannunciato  una giornata di protesta per il 4 luglio: quando saranno probabilmente meno rischiosi in tempi perduranti di epidemia virale gli assembramenti. Che sono stati invece usati ieri da Matteo Salvini per farsi i soliti self col pubblico a mascherine dismesse o abbassate.

LA LETTERA AL MIELE DI BERLUSCONI SUL CORRIERE

Questi ed altri spettacoli, come quello successivo dei gilet arancioni dell’ex generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, a dispetto dell’”avviso di sfratto” gridato su tutta la prima pagina dal compiaciuto Giornale di famiglia di Silvio Berlusconi, si sono risolti forse più in un assist per il governo che altro. Il centrodestra si è meritato quel titolo critico  di “segnale sbagliato” espresso dal Corriere della Sera. Dove non a caso, del resto, lo stesso Berlusconi ha cercato di mettere una pezza con una lettera al miele, di apprezzamento e sostegno alle parole e ai gesti del Presidente della Repubblica. Il quale avrebbe ben meritato di essere lasciato e rispettato come l’unico, vero protagonista della festa della Repubblica nei tormentati e pericolosi tempi di coronavirus.

Gli ondeggiamenti e le contraddizioni del fondatore di Forza Italia, rimastosene peraltro prudentemente lontano nel rifugio familiare della Provenza, cominciano ad essere troppi e troppo vistosi. A un uomo della sua età e ai suoi consiglieri — se davvero ne ha, perché ho personalmente conosciuto e frequentato un Berlusconi abituato a fare sempre di testa sua, magari lasciando furbescamente che qualche suo “vicino” coprisse contemporaneamente anche altri spazi politici o mediatici — non conviene più tenere il piede in due staffe: non foss’altro per ragioni di stile e persino di salute, essendo le cadute più rovinose col passare degli anni.

IL SOCCORSO AL M5S

Il Movimento 5 Stelle, con tutta la sua crisi di identità ed altro, nel suo interminabile e nocivo “travaglio”, come lo definisce bonariamente Giuseppe Conte, che gli deve d’altronde la postazione di Palazzo Chigi, con la sua ormai sproporzionata sovrarappresentazione parlamentare, pari al doppio di quanto in realtà esso risulti nel Paese da tempo sia con i sondaggi sia con le elezioni parziali, trova negli errori e nelle ambiguità del centrodestra un soccorso francamente immeritato.

 

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