Italia

Come si agita Conte

Conte Governo

Spiazzato e frastornato, Conte ha dato l’impressione, a torto o a ragione, di avere voluto ricompattare la maggioranza. I Graffi di Damato

In questo anno devastato dal coronavirus non vale il vecchio proverbio del Natale con i tuoi e della Pasqua con chi vuoi. Devi stare con i tuoi  anche a Pasqua, e ben chiuso in casa, se non vuoi rischiare rogne non riuscendo a chiarire bene a chi ti ferma, anche a piedi, da dove vieni, dove vai e perché. Specie, poi, se non hai sulla bocca la mascherina, lercia o pulita che sia, acquistata in una farmacia o alla borsa nera, o confezionata appositamente per te dalla sarta di fiducia, come si è vantato Vittorio Feltri rivelando di avere atteso non più di una ventina di minuti per ritirarla di persona.

UNA PASQUA “SINGOLARE”

Certo, senza voler essere troppo irriverente di fronte alle drammatiche circostanze che hanno reso singolare questa Pasqua 2020, in cui la Quaresima continua anche dopo la Resurrezione, il problema di stare con i tuoi diventa difficile o imbarazzante per chi ha più di una famiglia, e cerca di accontentarle tutte con la sua presenza.magari in orari diversi nella stessa giornata.

Ciò capita politicamente — ripeto, politicamente — al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Che capeggia col suo secondo governo ben quattro famiglie insieme: il Movimento delle 5 Stelle, il Partito Democratico di Nicola Zingaretti, l’Italia Viva di Matteo Renzi, ancora fresca di iscrizione all’anagrafe, e la sinistra dei liberi uguali, in ordine di consistenza parlamentare. E non sono famiglie, francamente, fra le più disciplinate e tranquille per un presidente del Consiglio al quale si sono più o meno felicemente e convintamente affidate prima — nella scorsa estate — per sfuggire al pericolo di elezioni anticipate, che sarebbero state sicuramente vinte dal centrodestra a trazione leghista, e ora addirittura per fare la guerra al coronavirus e rimediare agli ingenti e sicuri danni che ne stanno derivando.

IL MESSAGGIO DEL QUIRINALE

A questa guerra, in verità, il presidente della Repubblica avrebbe voluto che il governo si attrezzasse aprendosi alle opposizioni per spirito di unità nazionale o di semplice “solidarietà”, come ha voluto ribadire nel messaggio di auguri pasquali lanciato dal Quirinale. Ma il presidente del Consiglio da questo orecchio è sordo, non si è ben capito se per indisponibilità personale e addirittura caratteriale o per forza maggiore, essendosi nel frattempo create troppe tensioni tra le famiglie politiche della maggioranza, e in alcuni casi al loro stesso interno, alle prese con gli eurobond, il fondo europeo salva-Stati o Mes, una patrimoniale sui redditi superiori a 80 mila euro l’anno, fabbriche o botteghe da tenere chiuse o aperte.

Spiazzato e frastornato, Conte ha dato l’impressione, a torto o a ragione, sapendo comunque che in politica vale di più il percepito che il reale, di avere voluto ricompattare la maggioranza improvvisando  più o meno a freddo uno scontro in diretta televisiva con le opposizioni, più in particolare con gli assenti Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Che sarebbero responsabili, addirittura, delle difficoltà incontrate dal governo nelle trattative con gli altri paesi dell’Unione sul ricorso agli eurobond, piuttosto che al fondo salva-Stati, indigesto a grillini e destre insieme, per finanziare la guerra al coronavirus e la successiva ricostruzione del tessuto economico e sociale deteriorato.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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