Italia

Come va la scuola?

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La scuola è ripartita, bene o male, ma più male che bene, se permettete…

A dispetto delle apparenze, chiamiamole così, con la “Pubblica Istruzione in ginocchio” lamentata sulla Stampa da Chiara Saraceno ispirandosi – credo – alla foto quasi simbolica di quei ragazzi genovesi inginocchiati, appunto, davanti alle loro sedie, in mancanza dei banchi, per non parlare della mancanza dei professori lamentata nel titolo di apertura di Repubblica, il presidente della Repubblica, quella vera, non di carta, ha invitato gli italiani ad essere contenti e fiduciosi. Tutto sommato, i disagi preannunciati dallo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono stati “contenuti”, come ha assicurato Il Fatto Quotidiano, attualmente il più filogovernativo sul mercato.

Persino Domani, il quotidiano finanziato da Carlo De Benedetti e giunto puntualmente all’esordio nelle edicole proprio oggi, pur concepito dichiaratamente con spirito critico verso il governo, ha voluto tirare un sospiro di sollievo annunciando in prima pagina che “il virus non ha fermato la scuola”. Come non ha fermato Silvio Berlusconi, uscito dall’ospedale, in cui era stato ricoverato con i segni di una polmonite minacciosa, compiacendosi giustamente di averla fatta franca. Anzi, di aver fatto passare i guai al Covid che l’aveva importunato.

Tutto bene, quindi? Tiriamo anche noi il sospiro di sollievo del conformismo politico e ci uniamo ai buoni sentimenti, alla buona volontà, alla infinita pazienza di Sergio Mattarella? Che dopo avere firmato la legge di conversione di un decreto legge pur protestando contro l’abuso fattone dal governo e dal Parlamento infilandovi dentro materie estranee, si è accontentato anche di questa accidentata riapertura delle scuole accorrendo in una di esse, augurando con tanto di penna elettronica il buon anno scolastico ed “evitando riflessioni recriminatorie”, come ha raccontato sul Corriere della Sera il quirinalista Marzio Breda.

Più che recriminare e preoccuparsi, il capo dello Stato ha preferito scommettere su una riforma della scuola finalmente buona e decisiva, magari favorita – perché no? – dall’uso di una parte di quei 209 miliardi di finanziamenti europei per la nuova generazione che il governo Conte ha potuto assicurarsi per il futuro grazie al fatto di avere scaricato Salvini e caricato il Pd di Nicola Zingaretti. Eppure l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria ha appena contestato questa rappresentazione attribuendo la svolta europea di tipo finalmente solidaristico non ai cambiamenti politici intervenuti in Italia, o all’arrivo dell’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nella Commissione di Bruxelles, ma all’emergenza effettiva della pandemia e agli interessi minacciati anche dei tedeschi.

Sono divagazioni, d’accordo. Uniamoci alla fiducia di Mattarella. Dopotutto, domani è un altro giorno, come diceva Rossella O’hara nel celebre film Via col Vento: domani con la minuscola, naturalmente, non con la maiuscola del giornale appena uscito. Al quale auguro le migliori fortune in questi tempi in cui di solito i giornali chiudono anziché aprire.

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