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Cosa c’è scritto e chi ha firmato l’appello per la pace ai candidati Ue

Appello Pace

Acli, Agesci, Azione cattolica, Comunione e liberazione, Sant’Egidio, Mcl, Movimento per l’unità, Rns e Aidu firmano un documento, un appello per la pace inviato ai candidati per l’Ue

I negoziati al Cairo per una tregua a Gaza e il rilascio degli ostaggi restano ancora in bilico e nulla è dato per scontato, dopo che Hamas ha gelato i colloqui al termine di una giornata che aveva visto spiragli positivi su una possibile intesa.

“La pace è un dovere” titola Avvenire in apertura dell’edizione domenicale. Le associazioni rappresentative del mondo cattolico non rimangono a guardare dinanzi ai vari fronti di guerra aperti nel mondo e, in occasione della “due giorni” di preparazione alla Settimana Sociale dei cattolici che si svolgerà a luglio, hanno lanciato un appello per la pace. Tema fortemente sentito e al centro del dibattito politico, sia in vista delle imminenti elezioni Europee e sia per le notizie e le polemiche sul nuovo decreto armi per l’Ucraina.

CHI SONO LE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE CHE HANNO FIRMATO L’APPELLO PER LA PACE

“I presidenti e leader delle aggregazioni laicali hanno sottoscritto, proprio a Trieste, un appello per la Pace rivolto ai governi, ai rappresentanti delle istituzioni e, soprattutto, ai candidati alle prossime elezioni europee. Il documento è aperto e nei prossimi giorni potranno sottoscriverlo associazioni, movimenti e comunità. Le sigle prime firmatarie chiederanno l’adesione a «chi si candida a governare l’Europa»”.

Primi firmatari: Acli, Agesci, Azione cattolica italiana, Comunione e liberazione, Comunità di Sant’Egidio, Movimento cristiano lavoratori, Movimento politico per l’unità, Rinnovamento nello Spirito

L’APPELLO PER LA PACE

Ecco l’appello: Ci siamo incontrati in questi giorni a Trieste per riflettere sul tema della prossima Settimana Sociale, dal titolo “Al cuore della democrazia”, e abbiamo condiviso l’urgenza di rivolgere insieme un appello accorato per la Pace ai leader dei Governi, ai rappresentanti delle istituzioni e in particolare a coloro che si candidano a guidare l’Unione Europea. Emerga con decisione un impegno condiviso per una Pace fondata sul riconoscimento dell’infinita e inalienabile dignità della persona.

Solo pochi giorni fa papa Francesco ha ribadito in modo inequivocabile: «Non dimentichiamoci delle guerre. Preghiamo per la pace. La guerra è sempre una sconfitta, sempre!». La guerra non è mai stata la soluzione dei conflitti e delle tensioni tra popoli e nazioni, ma ha sempre causato morte e sofferenza per tutti e in particolare per i più deboli, che pagano e pagheranno sempre il prezzo più alto. La guerra è una sconfitta del diritto e della comunità internazionale e dell’umanità intera. Conflitti imperversano alle nostre porte, in Ucraina, in Terra Santa e in tanti altri posti del mondo, con armi sempre più potenti e dagli effetti devastanti per le persone e per l’ambiente. In questa ora così terribile per il mondo sentiamo di essere chiamati a una conversione profonda e a dare un giudizio comune e chiaro: la Pace è il dovere della politica. Un ostinato e creativo dovere.

L’Unione Europea, sognata sulle macerie della guerra, costruita sull’utopia della pace, ha un ruolo decisivo. E tutti noi ci sentiamo responsabili dell’eredità di politici europei, credenti e non, che hanno anteposto la vita e le ragioni che uniscono dinanzi a ciò che divide. Lo ha ricordato recentemente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il mondo ha bisogno di pace, stabilità, progresso, e l’Unione europea è chiamata a dare risposte concrete alle aspirazioni di quei popoli che guardano al più imponente progetto di cooperazione concepito sulle macerie del secondo conflitto mondiale”.

Per questo facciamo appello alle forze politiche e a chi si candida alle imminenti elezioni europee perché si assuma esplicitamente la responsabilità di porsi come interlocutore per la Pace, proponendo senza riserve la via diplomatica e della vera politica.

Non possiamo rassegnarci al fatto che la retorica bellicistica e la non-cultura dello scontro invada la nostra vita dalle relazioni personali alle relazioni sociali e politiche. Continueremo a impegnarci sul terreno educativo e formativo, nella solidarietà concreta verso i più deboli e le vittime delle ingiustizie, nel dialogo per il bene comune con le donne e gli uomini di buona volontà.

Oggi più che mai, la politica è “la più alta forma di carità” se persegue la Pace.

Leggi anche: Cosa conterrà e quando sarà approvato il nono decreto armi per l’Ucraina

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