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Cosa è la Bicamerale proposta dalla Meloni (e i tre precedenti nella storia d’Italia)

Meloni

Giorgia Meloni apre alla Bicamerale per discutere una riforma presidenziale. I tre precedenti di Bicamerale: Bozzi, De Mita-Iotti e D’Alema.

La prossima legislatura potrebbe vedere il ritorno della Bicamerale. Ad avanzare l’ipotesi è stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che, ospite della trasmissione Porta a Porta, ha discusso della proposta di riforma costituzionale in senso presidenzialista.

RIFORMA COSTITUZIONALE: GIORGIA MELONI PROPONE LA BICAMERALE

“Le riforme? Voglio farle con tutti”. La leader di FdI, stando ai sondaggi primo partito della coalizione di centro destra, ha aperto allo strumento della Bicamerale “è una delle soluzioni su cui sono d’accordo, sono per aprire un dibattito” e ha detto che sarebbe disposta a utilizzare “tutti gli strumenti dai quali ciascuno si senta garantito”. “Io ho proposto il semi-presidenzialismo alla francese. A questa nazione serve un legame diretto tra il voto e il governo, con le idee che quel governo esprime, e serve stabilità. Ho detto subito che ero pronta a discutere altri modelli – ha detto Giorgia Meloni -. La Bicamerale è una delle soluzioni. Sono aperta al dialogo su una materia sulla quale penso si debba intervenire coinvolgendo tutti al massimo”.

LA RIFORMA PRESIDENZIALE PROPOSTA DA FRATELLI D’ITALIA

Fratelli d’Italia, nel suo programma, torna su un vecchio cavallo di battaglia del centrodestra italiano: la riforma costituzionale in senso presidenziale. “Negli ultimi 20 anni l’Italia ha avuto 11 diversi governi – si legge nel programma di FdI -. Una instabilità che ci indebolisce nei rapporti internazionali e che penalizza gli italiani, perché governi che durano così poco non hanno una visione di lungo periodo, ma cercano solo il facile consenso nell’immediato. Anche per questo da decenni l’Italia cresce meno della media europea. L’instabilità politica è anche uno dei principali fattori del nostro declino.economico. Assicurare governi stabili, grazie al presidenzialismo, non è una misura astratta: è la più potente misura economica di cui necessita l’Italia”. La finalità, sunque, è“assicurare la stabilità governativa e un rapporto diretto tra cittadini e chi guida il governo”.

COS’È LA BICAMERALE (PER LE RIFORME COSTITUZIONALI)

Le commissioni sono organi collegiali parlamentari all’interno dei quali sono discussi disegni di legge prima che vengano presentati in sede parlamentare. Le commissioni, di Camera e Senato, possono essere permanenti o straordinari. Le commissioni bicamerali sono formate da deputati e da senatori. La commissione Bicamerale per le riforme costituzionali (anche conosciuta come “Bicamerale”) è una commissione speciale che viene istituita per formulare e analizzare proposte di riforme costituzionali.

LE TRE COMMISSIONI BICAMERALI DELLA STORIA D’ITALIA

Nella storia del nostro paese la commissione Bicamerale per le riforme costituzionali è stata istituita tre volte: la Bicamerale Bozzi (1983-1985), la Bicamerale De Mita-Iotti (1993-1994) e la Bicamerale D’Alema (1997). Spesso stata invocata per provare a riformare la Costituzione per migliorare la stabilità ai governi italiani ma non ha mai ottenuto successo.

LA BICAMERALE BOZZI: NIENTE DI FATTO PER LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

La prima commissione Bicamerale è stata istituita nel biennio 1983-1985, presieduta dal liberale Aldo Bozzi, padre costituente ed ex ministro dei trasporti, era composta da venti deputati e venti senatori nominati dai presidenti dei due rami del Parlamento in modo da rispecchiare la proporzione tra i gruppi parlamentari. La Bicamerale Bozzi tenne 50 sedute al termine delle quali, nel gennaio 1985, presentò una relazione che prevedeva la revisione di 44 articoli della costituzione. Tra i provvedimenti più “moderni” c’era la riduzione del numero dei parlamentari. La Bicamerale era però sprovvista degli strumenti di collegamento con i lavori delle commissioni permanenti pertinenti. L’esame parlamentare e la trasposizione delle proposte in disegni di legge erano lasciati all’iniziativa dei singoli gruppi politici, che però non raggiunsero un accordo.

LA BICAMERALE DE MITA – IOTTI: L’ITALIA NON È LA GERMANIA

La Bicamerale “De Mita-Iotti” fu istituita nel biennio 1993-1994 e formulò una proposta di revisione della Carta Costituzionale sul modello del sistema tedesco, con una figura simile a quella del cancelliere. Anche in questo caso si concluse con un nulla di fatto per via dello scioglimento anticipato delle Camere nel 1994.

LA BICAMERALE D’ALEMA: DAL “PATTO DELLA CROSTATA” AL TAVOLO RIBALTATO

L’ultima Bicamerale è stata quella presieduta dall’allora segretario del PDS Massimo D’Alema, eletto presidente con l’appoggio di Forza Italia e dei centristi del Polo.  La commissione D’Alema era composta da 70 parlamentari e aveva tre vicepresidenti: Leopoldo Elia (PPI), Giuliano Urbani (FI) e Giuseppe Tatarella (AN). Il 18 giugno 1997 a casa di Gianni Letta, uomo di massima fiducia di Silvio Berlusconi, PDS, FI, AN e PPI raggiunsero un accordo (il “patto della crostata”) per una riforma che disegnava una repubblica semipresidenziale e per una legge elettorale a doppio turno di coalizione. La Bicamerale D’Alema votò il testo di riforma completo, ma il 1° febbraio 1998 Silvio Berlusconi rovesciò il tavolo delle trattive chiedendo l’introduzione di un cancellierato e di una norma elettorale proporzionale. Tale presa di posizione siglò la morte della Bicamerale D’Alema.

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