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Cosa prevede e chi c’è nella nuova cabina di regia sui fondi europei prevista da Fitto

Fondi Europei Fitto

Ne faranno parte i ministri dei settori strategici. Obiettivo della cabina di regia: accelerare la spesa dei fondi europei

Una nuova cabina di regia per accelerare la spesa dei fondi europei. E’ quello che prevede la riforma della politica di coesione del ministro Raffaele Fitto e che arriva in Consiglio dei ministri. “Inserita come “milestone” nel Pnrr, quindi indispensabile per sbloccare la prossima rata – spiega il Sole24Ore -, promette di dare una svolta all’attuazione e alla spesa dei fondi strutturali”. La riforma comunque dovrà in ogni caso passare sotto le forche caudine della Commissione europea.

Quale è il principale obiettivo della riforma? “Coordinare e rendere sinergici gli investimenti di ministeri e regioni finanziati dalle diverse risorse europee, fondi strutturali e Pnrr, e quelli invece finanziati dal Fondo sviluppo e coesione nazionale (Fsc)”.

COMPONENTI E COMPETENZE DELLA NUOVA CABINA DI REGIA SUI FONDI EUROPEI

Chi farà parte della nuova cabina di regia? I ministri dei settori strategici indicati dal decreto (risorse idriche; infrastrutture per il rischio idrogeologico e la protezione dell’ambiente; rifiuti; trasporti e mobilità sostenibile; energia; sostegno allo sviluppo e all’attrattività delle imprese, anche per le transizioni digitale e verde) saranno gli attori del nuovo organismo che punta ad essere il fulcro di questo coordinamento degli investimenti e delle risorse.

“Alla cabina di regia – annota il Sole24Ore – va anche il compito di verificare il monitoraggio dei risultati effettuato dal Dipartimento per le politiche di coesione (Dpcoe) e quello di definire le priorità della piattaforma Step perla competitività dei settori industriali considerati strategici a livello Ue e peri quali la Ue prevede il “concorso” del sostegno dei programmi della politica di coesione”.

I TERMINI DELLA RIFORMA E IL RUOLO DEL DIPARTIMENTO POLITICHE DI COESIONE

Entro tre mesi dalla conversione in legge del decreto, ministeri, regioni e province autonome dovranno trasmettere al Dpcoe, che fa capo a Palazzo Chigi, l’elenco degli interventi prioritari per ciascuno dei sei settori strategici indicati dal decreto, con cronoprogrammi, finanziamenti, obiettivi intermedi e finali.

Al Dpcoe, che «avrà funzioni di supporto organizzativo e tecnico» alla Cabina di regia, è affidato anche il «monitoraggio rafforzato degli interventi prioritari» che si baserà su relazioni semestrali. Regioni e ministeri dovranno inviarle a febbraio e ad agosto. Un ruolo impegnativo, dal momento che saranno assicurati dal Dipartimento «nei limiti delle risorse umane e strumentali disponibili (…) e senza nuovi o maggiori oneri a carico dalla finanza pubblica».

OBIETTIVO RAFFORZARE LA CAPACITA’ DI SPESA DEI FONDI EUROPEI

“La riforma – si legge sempre sul Sole24Ore – interviene sul rafforzamento della capacità amministrativa, facendo ricorso alle risorse del programma nazionale Capacità perla coesione 2021-2027 (quasi 1,3 miliardi di euro), voluto e cofinanziato dalla Commissione europea e che prevede l’assunzione di qualche migliaio di funzionari nelle amministrazioni che gestiscono fondi europei, ma solo con contratti fino a dicembre 2026. Previsti anche meccanismi di premialità ma anche la richiesta al governo di poteri sostitutivi nei casi in cui l’inerzia delle amministrazioni rischi di portare al disimpegno delle risorse europee. Il testo amplia la possibilità di utilizzare le risorse del Fsc per il cofinanziamento dei programmi europei (Fesr e Fse+)”.

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