Italia

Cos’è e cosa vuole il movimento #Ioapro?

#ioapro

Apri, chiudi, asporto sì, asporto no, Dpcm e stretta anti-movida. Tra indecisioni e le decisioni drastiche del governo Conte nei confronti dei ristoratori, è nato il movimento di “disobbedienza civile” #ioapro

I ristoratori sono stufi dei traccheggiamenti del governo sulle misure da imporre ai locali. Natale è stato “emblematico del corto circuito che stiamo vivendo”. Così lo ha definito Giovanni Seddaiu, rappresentante di Italian Hospitality Network (Ihn). “Locali che avevano fatto investimenti per organizzare i pranzi di Natale e che hanno saputo che sarebbero stati chiusi all’ultimo momento. Anche adesso, non sappiamo che ne sarà di noi, fra dpcm e regioni come il Lazio in bilico fra giallo e arancione”.

Qui il video di Ihn “Abbasso e chiudo”, pubblicato in seguito alla notizia dell’intenzione del governo di vietare l’asporto dopo le 18

Proprio a causa di questa frustrazione che accomuna molti settori, i ristoratori si sono dati appuntamento venerdì 15 gennaio, alla vigilia del nuovo Dpcm, per protestare pacificamente dando vita al movimento #ioapro.

CHE COS’È #IOAPRO?

#ioapro o #ioapro1501 (in riferimento alla data del 15 gennaio) è un movimento nato da un appello su Facebook lanciato da Maurizio Stara, titolare del pub RedFox di Cagliari, il quale ha chiesto ad altri gestori di locali di unirsi alla protesta. “Non spengo più la mia insegna, io apro”, ha scritto nel suo post. Il movimento vuole dimostrare la capacità dei ristoratori di rispettare e far rispettare le regole di prevenzione contro il Covid-19.

COME SI SVOLGERÀ LA PROTESTA?

Venerdì sera i ristoranti che aderiranno alla protesta apparecchieranno la tavola e apriranno i loro locali per accogliere i clienti. Non sarà possibile somministrare cibi e bevande da consumare in loco, ma sarà un modo per tirare su le saracinesche e far rivivere le città. “Vi chiediamo di passare una mezz’ora con noi – ha dichiarato Stara – e di pubblicare un selfie con gli hashtag #nonspengopiùlamiainsegna e #ioapro taggandovi all’interno del locale”.

Leggi anche: Ristori ai ristoratori: a che punto siamo? A bocca asciutta da ottobre

Ai partecipanti è richiesto di accomodarsi al tavolo assegnato (non più di 4 persone per tavolo) e di rimanere seduti e composti. La mascherina andrà indossata per accedere al locale e per alzarsi per qualunque motivo. Una volta seduti potrà essere tolta. Tutti i partecipanti verranno omaggiati con un piccolo ringraziamento d’asporto per la collaborazione.

DALLA SARDEGNA AL RESTO D’ITALIA

L’iniziativa, partita da Cagliari, nel giro di poco ha coinvolto migliaia di ristoratori in tutta Italia. Un altro messaggio che ha spopolato è quello del ristorante Regina Margherita di Modena che, attraverso un video pubblicato su Facebook in cui compare anche il personale del locale, ha annunciato: “Da venerdì 15 (compreso), 50 mila ristoratori apriranno in tutta Italia a pranzo e cena in barba a qualsiasi Dpcm illegittimo. I ristoratori hanno deciso di alzare la testa e tornare a vivere. Apriamo la nostra attività rispettando il distanziamento e le norme anti covid”.

Leggi anche: Perché la nuova bozza del Recovery Plan non piace ai ristoratori

I NUMERI DELLA RISTORAZIONE

Il direttore generale di Fipe Confcommercio, Roberto Calugi, ha ricordato che la ristorazione, una delle categorie colpite maggiormente dalle restrizioni anti-Covid, ha già perso 38 miliardi nel 2020. “Stiamo parlando – ha dichiarato a Repubblica – di imprese in buon numero già fallite, di 300 mila persone che rischiano di perdere il posto di lavoro […] C’è gente che si è tolta la vita, tanti non reggono più a livello psicologico, non si può scherzare sulla pelle delle persone in questa maniera”.

Leggi anche: Il conto salatissimo del Covid ai ristoratori: perdite per 38 miliardi

LEGITTIMAZIONE DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE?

Se da una parte ci sono i rischi sottolineati da Calugi, perdita di posti di lavoro e danni psicologici, dall’altra c’è anche la preoccupazione che un’iniziativa nata come pacifica sfoci o renda legittime proteste violente e scontri in piazza. Negazionisti, no mask, sovranisti ed estremisti che soffiano sul fuoco potrebbero infatti strumentalizzare la protesta lanciata con tutt’altre intenzioni.

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