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Discussioni democrat sul referendum

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Il Nì in arrivo dal Pd al referendum sui tagli ai seggi parlamentari

Il “Sì con libertà” del No che il segretario Nicola Zingaretti – secondo un titolo di prima pagina del manifesto – si accinge ad annunciare alla direzione del Pd in vista del referendum confermativo del 20 settembre sui 345 seggi parlamentari tagliati dalla riforma imposta dai grillini negli accordi di governo è praticamente un Nì. È cioè qualcosa che non esiste in natura, e neppure nei dizionari della lingua italiana, ma esprime bene tutta l’ambiguità della situazione e della stessa prova alla quale sono chiamati gli elettori. Che saranno prevedibilmente più numerosi nelle sei regioni in cui si voterà fra meno di un mese anche per il rinnovo dei consigli regionali, per non parlare del rinnovo dei circa mille consigli comunali. Altrove l’affluenza sarà ben inferiore, non ostativa comunque della validità del risultato complessivo perché nei referendum confermativi non esiste la condizione pregiudiziale dei referendum abrogativi, che è la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto.

Il Nì come soluzione di compromesso virtuale fra il Sì reclamato dai grillini, in ottemperanza agli accordi di governo di un anno fa, e il No reclamato o già annunciato da parecchi esponenti e anche dirigenti del Pd per reazione al mancato rispetto di altre parti di quegli accordi, relativi alla modifica compensativa dei regolamenti parlamentari, ad una nuova legge elettorale e a modifiche della Costituzione per una ridotta partecipazione dei delegati regionali all’elezione parlamentare del presidente della Repubblica; il Nì, dicevo, consentirà ad un  autorevole senatore piddino come Luigi Zanda, già capogruppo a Palazzo Madama e tesoriere del partito, di votare per il No, come ha già annunciato di essere “orientato” a fare, senza con questo violare una indicazione o direttiva di partito. “Non l’ho mai fatto”, ha spiegato Zanda ottenendo subito da Zingaretti la pratica autorizzazione a farlo per la cornice ambigua – ripeto – della posizione da indicare alla direzione, visti gli adempimenti  sinora mancati degli accordi di governo. Su uno dei quali il segretario del Pd, parlando di una nuova legge elettorale proporzionale in una intervista al Corriere della Sera, ha fiduciosamente dichiarato ancora possibile il voto di almeno una delle Camere. Eppure siamo ormai a meno di un mese dal referendum.

I malumori che attraversano anche il Pd – come altri partiti sia della maggioranza sia dell’opposizione di centrodestra – di fronte alla riduzione dei seggi parlamentari reclamato dai grillini con motivazioni anti-casta, per tagliare” poltrone” e spese intese come sperperi, anche se il risparmio consisterebbe in un caffè al giorno per ogni italiano, sono ben espressi in una vignetta donata al comitato dei promotori del referendum dal celebre vignettista Sergio Staino, già direttore della compianta Unità, la storica testata giornalistica del Pci fondata da Antonio Gramsci. Il presunto “80 per cento dei compagni del Pd” tentati dal Sì a un Parlamento fortemente ridotto risultano “contagiati da populismo”, grillino o di altra marca, secondo il militante Bobo, in cui Staino suole identificarsi.

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