Italia

Draghi conquista tutti (tranne la Meloni)

fatto draghi

Il “perimetro” ormai larghissimo della maggioranza Draghi  si è già delineato: si ritroveranno grillini e leghisti, piddini e berlusconiani, con la sola Giorgia Meloni fuori. I graffi di Damato

Meno male che, europeo in tutto, Mario Draghi ha chiuso di sabato pomeriggio il primo giro delle consultazioni per la formazione del suo governo e fissato per lunedì pomeriggio l’apertura del secondo giro. Dato il “perimetro” ormai larghissimo della maggioranza che si è già delineato, in  cui si ritroveranno grillini e leghisti, piddini e berlusconiani, con la sola Giorgia Meloni  all’opposizione come una “sentinella” quale ha voluto dichiararsi, altri incontri di sabato sera e di domenica si sarebbero tradotti in assembramenti. E avrebbero fatto la fine delle piazze romane della movida chiuse per paura del “mucchio selvaggio”, come ha titolato il manifesto alludendo proprio al nuovo governo.

Mi assicurano che anche nell’incontro a Montecitorio il “reggente” pentastellato Vito Crimi, accompagnato con  gli altri colleghi dal “papà” del movimento Beppe Grillo, come da sfottò del vignettista Stefano Rolli sul Secolo XIX, ha assicurato “piena lealtà” a Draghi “se -ha poi  ripetuto davanti alle telecamere- si formerà un nuovo governo”. E non si realizzerà quindi l’originario, improbabilissimo  sogno di Giuseppe Conte di essere rinviato alle Camere con la sua “magnifica” squadra di ministri. Mi assicurano anche che Draghi ha cortesemente sorriso conservando ben visibili le mani sul tavolo per non sembrare il solito scaramantico che si gratta sino a rompere il cavallo…dei pantaloni.

Il treno di Draghi ha ormai tutte le carrozze prenotate, nonostante le riserve di Crimi, smentite da Grillo con la richiesta addirittura di un nuovo Ministero per “la transizione ecologica” da assegnare  naturalmente al Movimento 5 Stelle. Vi saliranno infine -ci scommetto- anche quelli del Pd, che l’inconsolabile Goffredo Bettini non vorrebbe confusi o solo affiancati a Salvini, e cui perciò consiglia -stando ad alcuni retroscena- di astenersi. Eppure sarebbe quanto meno uno sgarbo, se non una rivolta, verso il presidente della Repubblica, dalla cui iniziativa nasce il governo Draghi con l’esplicito richiamo alla necessità di superare ogni “formula politica” di fronte alle varie emergenze del Paese.

A questo punto Bettini, come sul verso della giustizia è già capitato a Piercamillo Davigo, può bene aspirare ad una collaborazione col Fatto Quotidiano di Marco Travaglio. Che tra editoriale  del suo direttore, titoli, fotomontaggi  e vignette sta versando un misto di lacrime e di invettive sullo scenario politico delineatosi  per la fine della crisi di governo. E anche per quella personale di Giuseppe Conte, che sembra avere già perduto il tanto vantato -proprio dal Fatto Quotidiano, oltre che da Massimo D’Alema- primato della popolarità.

Del sorpasso di Draghi su Conte nel gradimento del pubblico ha appena scritto su Repubblica non Matteo Salvini ma l’autorevole sociologo Ilvo Diamanti  procurando -temo- un’altra cocente delusione al presidente davvero uscente del Consiglio. Che, dal canto suo, pur rientrato ormai nelle fila grilline, partecipando alle riunioni di  partito dopo avere accarezzato o minacciato, secondo i gusti, la formazione di un suo movimento, o lista, ha pensato ad una ritorsione pari all’altissima considerazione che ha di sé, e che altri preferiscono definire presunzione. In particolare, egli  ha chiesto agli amici di non strattonarlo per farlo partecipare al nuovo governo, neppure come ministro degli Esteri, al posto dell’amico, concorrente e chissà cos’altro Luigi Di Maio.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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