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E io pago! Chi si fa carico dei tamponi?

Tamponi Salvini

Salvini non riesce ad arginare il Green Pass e allora rilancia: “chiediamo milioni di tamponi rapidi gratuiti o a basso prezzo per milioni di famiglie di italiani in difficoltà”. Sulla questione litigano anche il mondo dell’industria e dei sindacati. Chi paga?

Chiarito che Matteo Salvini non ha la forza di ostacolare il governo sull’allargamento del green pass, anche perché sul punto è stato sconfessato a più riprese da autorevoli esponenti del partito che scalpitano anche per la poltrona del segretario federale, per il leader del Carroccio la battaglia si sposta ora sul fronte del costo dei tamponi. Costo che Salvini vuole abbattere, secondo la logica che se il certificato di presunta immunità diverrà via via indispensabile anche per lavorare, chi non è vaccinato non può sobbarcarsi del costo dei tamponi da fare ogni 48 ore.

“Chiediamo milioni di tamponi rapidi gratuiti o a basso prezzo per milioni di famiglie di italiani in difficoltà”, ha annunciato il senatore leghista. Una retromarcia piuttosto netta, però, rispetto quanto promesso dalla Lega solo un paio di settimane fa: come il post subito sotto testimonia, infatti, all’epoca Salvini chiedeva tamponi gratis (e non a basso prezzo) per tutti (e non per i soli contribuenti in difficoltà).


Sul punto è intervenuto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando: “Discuteremo, vedremo quali sono le possibili soluzioni ma personalmente credo che sia ragionevole calmierare il prezzo come è stato fatto in altri ambiti e che non sia giusto che la fiscalità generale debba intervenire interamente a cancellare un costo che in qualche modo deriva da una scelta”.

Il tema sta facendo litigare non solo la politica, ma anche sindacati e rappresentanti dei datori di lavoro. Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con delega al lavoro, ha difatti bocciato quanto proposto dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “Il costo dei tamponi per ottenere il green pass non può essere a carico delle imprese, che hanno già sostenuto costi ingenti di adeguamento dei luoghi di lavoro alle discipline concordate nei protocolli vaccinali”.

In ogni caso Confcommercio sottolinea che “mettere in sicurezza i lavoratori significa chiaramente anche prevedere l’obbligo di vaccino o green pass. Per questo si può ritenere applicabile quest’obbligo a tutti i lavoratori, iniziando dal personale che lavora a diretto contatto con il pubblico, ad esempio nei supermercati, nei negozi alimentari di prossimità e nei pubblici esercizi. Stiamo parlando di lavoratori che svolgono attività essenziali e che sono quotidianamente a contatto con moltissime persone”.

Al termine dell’incontro di ieri tra sindacati e governo, Cgil e Uil hanno però ribadito la propria posizione: «Abbiamo chiesto la gratuità dei tamponi fino a fine anno», hanno detto i segretari Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri. «Il governo ci ha ringraziato del confronto, non ha dato risposte rispetto al provvedimento definitivo, ci auguriamo che tenga conto di queste riflessioni», ha spiegato Landini, aggiungendo che è stato chiesto al governo di valutare eventualmente anche un periodo transitorio. Quel che è certo è che i tamponi, gratis o calmierati, rappresenterebbero un freno alla vaccinazione di massa che il governo intende ultimare proprio col green pass allargato.

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