Italia

Ecco la nuova CDP di Tononi e Palermo

Fabrizio Palermo Cdp
Fabrizio Palermo

Cdp. Presenza più marcata nei territori, semplificazioni societarie, razionalizzazione ove possibile, spinta su infrastrutture e innovazione. Con un occhio particolare alle aziende strategiche e rilevanti ma rispettando i paletti dello statuto che prevedono solo interventi in società che sono in equilibrio economico.

Sono le priorità del nuovo vertice di Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie) presieduta da Massimo Tononi e guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo, nominato dal governo Conte.

Le prime uscite pubbliche del nuovo capo azienda sono considerate significative per comprendere la direzione di marcia del nuovo corso in Cdp dopo l’era Costamagna-Gallia.

AVANTI SULLE INFRASTRUTTURE

La prima uscita pubblica di Fabrizio Palermo è stata a Genova, il 24 agosto scorso. Fincantieri (dove Palermo ha lavorato con il numero uno Giuseppe Bono prima di arrivare in Cdp come cfo), controllata da Cassa depositi e Prestiti attraverso la finanziaria Fintecna, è stata chiamata in campo dal governo, insieme a Italferr, per la ricostruzione del Ponte Morandi. Poi si è scoperto che le due aziende non hanno le dichiarazioni Soa, ma comunque faranno di sicuro parte – secondo la volontà del governo – di quel raggruppamento di imprese che si occuperà della ricostruzione del Ponte alla quale non parteciperà Autostrade per l’Italia, come stabilisce il decreto Urgenze-Genova.

Ma la visita dell’ad di Cassa nel capoluogo ligure rappresenta anche qualcosa di più, ha sottolineato Mf: “Proprio le infrastrutture sono uno dei punti cardine del nuovo corso che Palermo sembra avere in mente per Cdp, per dare alla società un ruolo attivo nella progettazione delle opere in Italia”.

IL PIANO PER UNA REGIA UNICA DELL’EXPORT

L’altro intervento pubblico di Palermo, l’11 settembre scorso, è stato alla VII cabina di regia per l’internazionalizzazione che si è tenuta alla Farnesina, durante la quale l’amministratore delegato di Cassa ha sottolineato l’importanza del sostegno all’export senza il quale, negli ultimi sei anni, il pil italiano sarebbe stato inferiore di oltre 6 punti percentuali.

Per sostenere meglio le imprese italiane che puntano all’estero, Palermo è pronto ad avviare un’opera di semplificazione nell’offerta di servizi e sostegni alle imprese. L’ambizione di Cdp, che corrisponde ai progetti più volte annunciati anche dai precedenti governi, è quella di creare una sorta di cabina di regia, anche a livello periferico, a servizio dell’internazionalizzazione delle imprese. Mettendo a fattor comune, e superando sovrapposizioni e duplicazioni, energie e strumenti di Sace, Simest e Ice se possibile. E puntando sulla base territoriale appannaggio ora di Sace.

L’ESEMPIO FRANCESE

Il modello nemmeno troppo lontano, secondo quanto ha scritto il Sole 24 Ore, è quello della “Banque des Territoires” che la Cdp francese ha lanciato a maggio per offrire una struttura unica ai suoi clienti sul territorio, divisa per filoni d’attività e organizzata in 16 direzioni generali e 35 sedi territoriali.

Più sullo sfondo, e tutte da definire in accordo con l’esecutivo e con il Tesoro, sono il capitolo equity e il progetto banca pubblica.

IL DOSSIER PARTECIPAZIONI

Il sottosegretario agli Affari regionali, Stefano Buffagni (M5s), nelle scorse settimane ha detto al Messaggero: “La Cassa depositi e prestiti può svolgere un ruolo di regia della politica industriale. Abbiamo aziende come Eni, Terna, Enel, Leonardo, Fincantieri, Saipem, Snam, Italgas eccetera che fanno grandi cose ovunque e sotto la Cdp – che garantirebbe una visione d’insieme – potrebbero essere davvero il volano per investimenti tali da garantire uno sviluppo sostenibile al Paese”.

Un progetto simile a quello di Renzi e Gentiloni? Ad aprile dello scorso anno, quando tra le indiscrezioni si parlò di un progetto «Capricorn», allo studio c’era l’ipotesi di coinvolgere partecipazioni della maggiori aziende quotate (Eni, Enel e Poste) per un valore di almeno 20 miliardi di euro, “con la Cdp a fare da veicolo attraverso l’emissione di azioni privilegiate”, scrisse La Stampa il 15 luglio dl 2017.

In sostanza, il piano Capricorn renziano si basava su un veicolo di Cdp in cui far confluire le quote delle società partecipate dal Tesoro o dalla Cassa. E poi una parte delle quote del veicolo si vendevano ai privati pur tenendo la maggioranza delle quote nelle mani di Cdp. “Una follia. Noi non abbiamo intenzione di svendere alcun titolo”, dice un esponente di rilievo del Movimento che segue il dossier e la Cdp ora guidata dall’amministratore delegato, Fabrizio Palermo, che avrebbe partecipato all’idea e a al progetto graditi al Movimento.

LA BANCA PUBBLICA E L’ESEMPIO BPI IN FRANCIA

Sullo sfondo resta il progetto di una vera e propria banca pubblica per gli investimenti, indicata dal contratto di governo M5S-Lega. Più concreto il riferimento all’esperienza della Bpi in Francia, come evocato di recente da esponenti pentastellati.

La Bpi France, fondata nel 2013 su iniziativa di Macron, è una banca a tutti gli effetti, sportelli diffusi sul territorio, investimenti disseminati in Francia e all’estero. Svolge varie funzioni: supporto all’investimento, agenzia di innovazione, fondo sovrano e agenzia di credito finalizzata all’export. Si tratta di una banca pubblica al 100%, controllata al 50% dallo Stato attraverso l’Agenzia governativa Epic, e al 50% dalla Caisse des Depots, altra società a controllo pubblico.

La legge francese la definisce «un gruppo pubblico che punta al finanziamento e allo sviluppo delle aziende, agendo in accordo con le politiche pubbliche definite sia dallo Stato che dalle autorità regionali».

Strutturalmente è divisa in tre parti: una banca vera e propria (Bpifrance Financement), una compagnia che gestisce le partecipazioni (Bpifrance Partecipations) e un’agenzia di credito per l’export (Bpifrance Assurance Export).

Massimo Tononi CDP

Massimo Tononi CDP

GLI INVESTIMENTI

I finanziamenti erogati da Bpi sono diversificati. Il 27% nel commercio, trasporti, hotel e catering, il 21% nell’industria, il 15% nel real estate, l’11% nell’edilizia, il 10% nei servizi alle imprese e il 6% nella tecnologia dell’informazione e comunicazione. Il totale degli investimenti è destinato al 44% alle piccole e medie imprese, al 25% alle medie imprese (capitalizzazione fra 2 e 10 miliardi), al 23% alle micro imprese e il 7% alle grandi imprese. Fra queste spiccano la partecipazione in Peugeot, di cui Bpi detiene una quota del 12% pari a 2,3 miliardi, e in Citroen (12,7%).

BANCA PRIVATA NEI FATTI

Malgrado la partecipazione pubblica al 100%, ha spiegato di recente l’ad Nicolas Dufourcq, «siamo una banca privata nei fatti. Agiamo con logiche di mercato. Abbiamo 2.500 dipendenti e 50 agenzie regionali e funzioniamo come sportello unico per le imprese». Bpi ha una diffusione capillare e, si legge sul sito della banca stessa, «abbiamo una stretta relazione con le imprese del territorio. Il 90% delle decisioni sono prese negli uffici regionali. Abbiamo, in ogni ufficio, responsabili per l’innovazione, finanziari e assicurativi».

BPI E CDP

Buona parte di quello che fa Bpi lo fa già Cdp“, chiosa un profondo conoscitore della Cassa che preferisce l’anonimato. Ma Cdp non potrebbe trasformarsi in una banca vera e propria senza alienare prima partecipazioni strategiche come quelle in Eni. Inoltre, aggiunge l’osservatore, “più che finanziamenti alle imprese in Italia servono garanzie (i finanziamenti li possono dare le banche se qualcuno li garantisce)”.

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