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Editoria, ecco le proposte di Stampa Romana

editoria digitale

La legge 416 sull’Editoria compirà a breve 40 anni di vita e gli scenari della professione nel frattempo sono profondamente cambiati. L’articolo di Alessandro Sperandio

Dare “qualche risposta alla continua distruzione di posti di lavoro” nel mondo dell’editoria e proporre “un patto” per “rilanciare il lavoro dipendente asciugando finte partite Iva e finti cococo”, elaborando al contempo “strategie per rendere più flessibili le uscite verso la pensione” e assicurando “controlli serrati su una filiera da monitorare costantemente per la velocità delle innovazioni”. È quanto si propone l’Associazione Stampa Romana che ha pubblicato un testo di proposta per arrivare a una nuova legge sull’Editoria.

COSA DICE STAMPA ROMANA

“La legge 416 compirà a breve 40 anni di vita e gli scenari della nostra professione nel frattempo sono profondamente cambiati – ha evidenziato Stampa Romana -. Sono stati trasformati i mezzi di produzione e sono state ridotti i fondi pubblici. Internet all’epoca apparteneva più alle pagine di fantascienza che alla vita reale. Oggi abbiamo bisogno di una nuova cornice normativa nella quale assicurare spessore e solidità industriale al sistema e rilevanza di chance e di diritti alla professione, riconoscendo i cambiamenti del nostro mestiere, senza rinunciare all’etica e alla rilevanza pubblica di quanto fanno ogni giorno su tutti i mezzi di informazione giornaliste e giornalisti”.

“Il testo che leggerete propone soluzioni e idee complessive sulla base di risorse importanti da investire affidate al ruolo dello Stato – ha aggiunto Stampa Romana -. Non abbiamo la pretesa di essere esaustivi. Un po’ perché ad esempio sulle agenzie di stampa riteniamo validissimo il lavoro svolto due anni fa con la proposta di intervento legislativo, un po’ perché ci siamo concentrati sulle necessità più stringenti. Questa proposta sarà portata all’attenzione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Andrea Martella, alla Fnsi e alle sue articolazioni regionali e a tutta la nostra comunità professionale”.

LA PROPOSTA

La proposta di Stampa Romana prende atto dell’erosione “lenta ma costante” delle copie venute di quotidiani e periodici” ma anche dell’epoca della “condivisione gratuita” delle notizie che fanno il paio con fondi sempre più scarsi e la crisi del settore testimoniata da lavoratori autonomi e senza tutele. “Senza adeguate risorse in campo la ripartenza del settore rischia di sbandare alle prime difficoltà. Certamente un assegno importante può e deve arrivare dal Recovery Fund anche per mettere in sicurezza i conti dell’Inpgi. Ma il fondo non può vivere solo di un contributo una tantum seppur importante”. Per questo “oggi è necessario che fondi strutturali e costanti siano garantiti anche dalla web tax (o digital tax)”.

Non solo. “Oggi le aziende hanno sì effettuato una prima transizione al digitale ma non l’hanno completata, o almeno non l’hanno realizzata con figure più adatte per produrre e distribuire il prodotto in questa nuova chiave”. Inoltre “sarebbe utile inserire qualche elemento manageriale nella gestione delle aziende” e che il “ruolo del sostegno pubblico sia giustificato dalla creazione di occupazione stabile”.

Per questo motivo “chiediamo che a ogni uscita ci sia il vincolo di un nuovo ingresso così da favorire il turn-over generazionale”, precisa il sindacato. “Le aziende potranno vantare un diritto soggettivo al contributo pubblico in presenza di contratti di lavoro firmati dal sindacato e dagli editori come accade oggi con il termine di un anno per il riconoscimento del diritto soggettivo a patto che individuino all’interno del perimetro aziendale: una figura cui affidare la gestione dei ricavi di tutta la filiera” per fungere “da cerniera tra la destinazione del contributo pubblico e la ricettività dell’offerta informativa sul mercato”; “una figura giornalistica in grado di comunicare al dipartimento i risultati di una progressiva digitalizzazione” sia sull’organizzazione del lavoro sia sulla diffusione digitale del prodotto.

“Oggi le aziende che beneficiano del contributo pubblico diretto sono inserite in una ‘short list’. Sono esclusi i grandi editori. Pensiamo che i grandi editori, più a loro agio con il mercato, possano ricevere incentivi diretti se creano nuove iniziative editoriali in cui impiegare in larga misura colleghi che sono stati espulsi dal mercato del lavoro tra licenziamenti e cassa integrazione”, ammette Stampa Romana

LA FORMAZIONE

“La riqualificazione di giornalisti e giornaliste sarà accompagnata dalla formazione continua strutturata tra le parti sociali con il denaro disponibile dai fondi europei (e regionali)”, si legge nel testo di proposta. “In tutti questi casi il denaro pubblico sarà erogato solo a tutte le aziende che rispetteranno le norme sull’equo compenso per il pagamento del lavoro autonomo, giusto compenso da definire al più presto”.

LA FIGURA DEI COMUNICATORI

Stampa Romana chiede poi di inserire all’interno delle aziende “figure che non producono direttamente notizie” come videomaker, social media manager, data analyst o più in generali “i comunicatori”, figure “necessarie per una impresa digitale moderna in continuo contatto con i cittadini. Ed è necessario riconoscerle in un rinnovato ordine professionale. Lo si può fare aprendo un apposito albo che li includa” separando così due funzioni: giornalismo e comunicazione.

OCCUPAZIONE E INPGI

Infine, l’occupazione. Flessibilità in uscita, finto lavoro autonomo e sostenibilità dell’Inpgi. “Se le aziende vogliono mandare in quiescenza i colleghi prima di 62 anni di età possono farlo con la creazione di un fondo a loro carico (…). Si uscirebbe dalla funzione di stati di crisi creati ad arte per scaricare i costi sulla collettività”. Inoltre “il sostegno a una occupazione più strutturata con un forte ripristino della legalità del settore può arrivare dalla emersione di rapporti di lavoro finto autonomo per trasformarli in contratti di lavoro subordinato. E il delta contributivo per favorire l’emersione potrebbe essere caricato sullo Stato (con denaro da prelevare su questo fondo o con soldi che dal ministero del lavoro transitano per Inpgi) per un periodo tra i 2 e i 5 anni”.

L’ORGANO DI CONTROLLO

In conclusione viene previsto un organi di controllo “a 9 composto da un rappresentate del dipartimento dell’editoria e da uno del ministero del Lavoro, da due rappresentanti degli editori (Profit e no profit) da due rappresentanti del sindacato uno per i giornalisti e uno per gli altri sindacati” e di “tre rappresentanti delle autorità di vigilanza e controllo”. “A loro il compito di sanzionare chi viola la legge e di controllare il funzionamento della legge, riportando al Parlamento un monitoraggio semestrale di un settore in rapidissima trasformazione”.

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