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Elezioni europee: freccia a destra, vincono Meloni e Le Pen. Governo promosso, la premier più forte in Europa

Meloni

Le elezioni europee consegnano un Parlamento europeo sensibilmente diverso dal precedente. Hanno tenuto PPE e SPD ma si sono rafforzati ID,  ECR a scapito, soprattutto, di Verdi e Renew Europe. In Italia molto bene FdI e Pd, crescono anche Avs, FI e Lega mentre debacle per M5S, Stati Uniti d’Europa e Azione, con questi ultimi due che non superano la soglia di maggioranza 

È un “Euro schiaffo” quello assestato dagli elettori che fa “svoltare a destra” l’Europa. Questo, parafrasando, il titolo di apertura di Libero. Il direttore Mario Sechi spiega che abbiamo assistito a “un Big Bang”. Il problema, per il direttore di Libero, è “come governare l’Unione europea senza escludere chi de facto chiede di cambiare e ha vinto le elezioni”. Il voto europeo “ha la potenza di una reazione veemente a decenni di dominio culturale e politico delle élite progressiste, è il rifiuto dei dogmi, della pedagogia senza libera scelta, è la caduta nuovi totem che nascondono la vecchia ideologia totalitaria, è «l’uomo dimenticato» in rivolta contro le élite”.

In questo scenario il nostro paese è senz’altro “il laboratorio politico più avanzato”. “Meloni vience, Macron crolla”, titola il Corriere della Sera. Il partito della premier Giorgia Meloni ha sfiorato il 30%, gli alleati di governi di Forza Italia e Lega sono impegnate in un testa a testa intorno al 9% per guadagnarsi la medaglia d’argento della maggioranza. “Giorgia Meloni festeggia un triplo successo: non solo incrementa la quota di consenso delle ultime politiche ma è anche l’unico premier dell’Unione non pagare pegno al suo ruolo di governo e con tutta probabilità risulterà la più votata d’Italia nelle scelte di preferenza – scrive Flavia Perina su La Stampa -. L’ha favorita la tendenza europea, la decisione di gestire la campagna come un duello personale con Elly Schlein”.

Anche quello del Partito democratico, stando a risultati non ancora consolidati, è un ottimo risultato. Il risultato del partito guidato da Elly Schlein si aggira intorno al 25%. “Se però Meloni è un’eccezione – tra i premier – per la tenuta sui consensi, si può dire lo stesso per Schlein nel panorama del socialismo europeo – scrive Lina Palmerini sul Sole 24 ore -. Infatti, conquista voti, riesce a superare l’asticella che si era data consolidando la sua leadership. In questo senso si può dire che la polarizzazione ha funzionato e le ha premiate. La domanda ora è se la segretaria Pd userà questa forza nell’unico modo possibile: intestandosi il compito di formare una coalizione alternativa. La distanza con i 5 Stelle è sufficiente da darle quel ruolo e rimettere insieme i pezzi del centro-sinistra”. 

“I signori della guerra battuti dalle signore della guerra”, titola caustico Il Fatto quotidiano. Il M5S, il partito che aveva messo il termine “pace” nel sul simbolo, ha ottenuto un risultato al di sotto delle aspettative. “Resta l’incognita della tenuta di nervi del presidente dei Cinque stelle. Per lui e per il partito plasmato a sua immagine e somiglianza si delinea una sconfitta pesante. Si sgretola l’anomalia di un aggregato instabile, in irresistibile discesa, che tiene in ostaggio una parte dei voti delle sinistra nel paese – scrive Daniela Preziosi su Domani -. E forse non è un caso che il minimo storico del movimento negli ultimi dieci anni si registri proprio nella competizione in cui la sua natura ibrida è più evidente: non ha mai avuto né ancora trovato casa tra i gruppi del parlamento europeo. L’opa lanciata da Conte sul Pd, e sulla sinistra, stavolta agitando la bandiera del pacifismo (che pure ha premiato altrove), a sinistra e a destra, è fallita. Del campo largo, per questo, non v’è certezza”. 

“L’onda nera squassa l’Europa”, titola Domani. E, infatti, le elezioni europee hanno causato almeno due scossoni politici interni. Il primo riguarda la decisione del presidente francese Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée Nationale dopo il consolidamento dei risultati elettorali che hanno visto il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella più doppiare la lista del presidente Macron, Renaissance, 31,5% a 14,5%.

Terremoto anche in Belgio, dove si è dimesso il premier Alexander De Croo, leader del partito Open Vld sceso sotto il 10% nelle Fiandre. “Sull’Europa soffia il vento della destra. Il successo di Le Pen in Francia costringe Macron a sciogliere l’Assemblea nazionale e a indire nuove elezioni per il 30 giugno – scrive il Corriere della Sera -. In Germania i socialdemocratici del cancelliere Scholz diventano il terzo partito: governo indebolito. Von der Leyen: fermeremo gli estremisti”. Un problema per la tenuta del continente. “Non poteva esserci débâcle peggiore e nel momento più inopportuno in un’Europa assediata nelle sue sicurezze dalla guerra ucraina e relative ripercussioni geopolitiche, dalle reiterate minacce della Russia di Vladimir Putin, dalle ambigue blandizie della Cina di Xi Jinping, dagli incerti sulla figura del futuro inquilino della Casa Bianca – scrive Adriana Cerretelli sul Sole 24 ore -. Il tutto mentre si ritrova costretta a orchestrare la radicale transizione del suo modello di sviluppo, da ripensare integralmente sui lati industriale, energetico, ambientale, sociale, digitale e militare con investimenti mastodontici, finanziamenti da reperire ancora non si sa come, divisioni interne, egoismi vari e idee confuse”. 

Le elezioni europee hanno registrato una sensibile avanzata della destra anche in Germania. Addirittura AfD sorpassa la SPD. Il treno d’Europa s’è fermato per Ezio Mauro.”Se Francia e Germania dovevano essere la locomotiva d’Europa, per guidarla verso una nuova stagione da protagonista nelle grandi crisi che ci circondano, ieri quel treno si è fermato, arenando tutto il processo di rafforzamento dell’Unione – scrive su Repubblica -. E la destra che secondo i primi exit poll sbarra la strada all’Europa, raccogliendo le insicurezze, lo spaesamento, la rabbia e la solitudine politica del cittadini con le parole d’ordine di una vera e propria ribellione, che premia proprio le forze più estreme e radicali figlie di una storia tenuta al bando nel dopoguerra con il voto nelle democrazie occidentali, rinate con la vittoria contro il fascismo e il nazismo”. 

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