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FdI, Pd, M5S e non solo: cosa dobbiamo aspettarci nel post elezioni. Parla il prof. Guzzetta

Ballottaggi Guzzetta

Conversazione con il prof. Guzzetta, costituzionalista e professore ordinario di Diritto pubblico presso l’Università di Roma Tor Vergata, sui temi caldi delle prossime elezioni: riforma presidenziale, sondaggi, affluenza ed equilibri politici.

Tra poco più di due settimane i cittadini italiani saranno chiamati a partecipare alle elezioni per scegliere un nuovo Parlamento. La prima campagna elettorale estiva sta vedendo i partiti sfidarsi a colpi di promesse elettorali e di appelli al voto, per scongiurare il rischio di una diffusa astensione.

Di tutti questi aspetti ne abbiamo parlato con il costituzionalista Giovanni Guzzetta, professore ordinario di Diritto pubblico presso l’Università di Roma Tor Vergata.

 Prof. Guzzetta che pensa di questa campagna elettorale?

Da cittadino mi sembra una campagna elettorale abbastanza stanca e brutta nei toni. È difficile percepire la posta in gioco con riferimento ai grandi problemi del paese. Vedo molti scontri violenti, i contenuti sono appena accennati.

Secondo lei quali sono i temi sui quali i partiti e le coalizioni stanno focalizzando poco l’attenzione?

Ho la sensazione che tutti i temi siano toccati ma che non siano approfonditi. La questione che mi sembra trattata nel modo peggiore è quella delle riforme costituzionali. Secondo la mia opinione, la gran parte dei problemi di questo paese deriva dal fatto che gli strumenti per operare, quali siano le scelte di indirizzo politico dei governi che si succedono, sono molto condizionate da un’architettura costituzionale vetusta. Nel merito il dibattito è fatto solo di accuse all’avversario, più per delegittimarlo che non per propiziare quel clima costituente che sarebbe necessario. Da questo punto di vista è molto propagandistica la campagna elettorale.

Ecco proprio parlando di riforme istituzionali, qualche giorno fa Giorgia Meloni ha aperto alla possibilità di fare una bicamerale. Secondo lei è una strada percorribile?

È sicuramente plausibile, sarebbe la quarta volta. La mia preoccupazione è che proprio alla luce di questi precedenti, tutti fallimentari, se il clima è questo, cioè le parti che reciprocamente si accusano o di immobilismo o di voler attentare alla democrazia, è molto alto il rischio che questa bicamerale diventi il luogo di uno scontro all’arma bianca e siano inconcludenti.

Cosa si può fare per evitare di ricadere negli errori del passato?

Bisognerebbe far precedere il lavoro. redazionale da un referendum di indirizzo in cui siano i cittadini a decidere in quale direzione andare per le scelte fondamentali. Un po’ come accadde prima dell’Assemblea costituente con il referendum su Monarchia o Repubblica. Perché secondo me questa è l’unica condizione perché le forze politiche si sentano vincolate a portare fino in fondo il processo, altrimenti il rischio è che si facciano due anni di discussione e poi alla prima crisi di governo o con il primo fattore di instabilità tutto si areni com’è già successo. Oppure, peggio, si arrivi a un referendum successivo una volta fatta la riforma in cui lo scontro è talmente feroce che i cittadini non riescono a capire di che si tratta, e che si trasformi in uno scontro elettorale più che un confronto sui contenuti delle riforme.

Il segretario Letta ha detto che nei piani del centrodestra, se dovesse vincere e se dovesse riuscire a modificare la costituzione in senso presidenziale, c’è la volontà di “cacciare” il Presidente Mattarella. Crede sia uno scenario possibile?

È chiaro che se si fa una riforma presidenziale è necessario porsi il problema del presidente in carica ma il problema può essere affrontato in tanti modi, magari con norme transitorie che possono prevedere che la riforma entri in vigore alla scadenza del mandato del presidente o che ci sia un lasso di tempo prima della “successione”. La parola “cacciare” mi sembra un po’ più da propaganda elettorale che non analisi del problema.

Crede che la fotografia realizzata dai sondaggi sia attendibile?

La scienza demoscopica è andata sempre più affinandosi, mi sentirei di escludere che siano dei sondaggi errati. Poi è chiaro che nel rispondere ai sondaggi gli elettori non sempre sono sinceri, quindi ci può essere qualche punto di differenza. E poi conteranno i voti degli indecisi che sono in un numero piuttosto elevato, così come conterà il livello dell’astensione alle prossime elezioni. Questi sondaggi sono relativi a chi dichiara che si recherà a votare e ha già formulato una scelta ma c’è una buona fetta che o non si esprime o dice che si asterrà. Però non mi sembra, data la storia della sondaggistica in Italia, che siamo in uno scenario completamente lontano dalla realtà.

Secondo lei potrebbero esserci sorprese sul tema dell’affluenza?
Personalmente non credo. Penso che l’affluenza seguirà il trend generale e temo che l’astensione sarà addirittura superiore rispetto alle elezioni precedente. Ovviamente possono esserci eventi straordinari che cambiano la situazione ma se le cose restano così non avremo delle grosse sorprese positive, temo avremo qualche sorpresa negativa.

Che ruolo possono ritagliarsi il M5S e il Terzo polo di Renzi e Calenda, formazioni che, stando ai sondaggi, dovrebbero ottenere un consenso elettorale più contenuto rispetto alle coalizioni di centrodestra e centrosinistra?

Tutto dipende da due fattori. Il primo è il risultato elettorale di queste due formazioni anche con riferimento alla concentrazione territoriale perché un terzo dei seggi è assegnato con sistema uninominale. Se il consenso fosse particolarmente concentrato in alcune zone d’Italia, penso al Mezzogiorno e al M5S, potrebbe essere in una posizione di vantaggio rispetto ai poli tradizionali.

E il secondo fattore?
Il secondo dato afferisce al risultato generale. È chiaro che nel caso in cui dovesse emergere una maggioranza solida e stabile il ruolo delle altre forze è di opposizione. Se questa maggioranza non dovesse emergere oppure dovesse andare in crisi nel giro di pochi mesi, il ruolo di queste forze intermedie potrebbe essere rilevante per soluzioni alternative.

Secondo lei cambierà qualcosa dopo le elezioni?

Cambierà qualcosa in merito all’equilibrio tra i partiti. La storia ci insegna che le elezioni non sono il momento finale in cui si determina l’assetto del Parlamento, purtroppo sono il momento iniziale di vicende che spesso sono patologiche, penso al trasformismo, alle scissioni. L’ultima legislatura forse da questo punto di vista ha battuto ogni record. È possibile che vi sia la possibilità che le forze politiche e le coalizioni che noi vediamo oggi durante la legislatura non reggano. Questa è la vera malattia del sistema italiano, che le elezioni non danno un risultato stabile anche quando numericamente c’è una parte che vince in maniera chiara e netta, è successo anche nel passato. Quindi il vero problema arriverà il giorno dopo le elezioni.

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