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Forza Italia scelga la via dell’appoggio esterno. L’ipotesi di Micciché

Miccichè

Ipotesi  e pensieri del presidente uscente dell’assemblea regionale siciliano, e senatore appena eletto, Gianfranco Miccichè

Silvio Berlusconi quindi – anche a costo di procurarsi l’annuncio di Repubblica che “Forza Italia si piega a Meloni”, o un fotomontaggio del Fatto Quotidiano in cui egli appare giù di morale, piegato forse dalle preoccupazioni di familiari veri o adottati come i figli Pier Silvio e Marina e gli amici Gianni Letta e Fedele Confalonieri- ha preso lui stesso l’iniziativa di riprendere contatto con la giovane leader della destra italiana. Nei cui uffici di partito a Roma, gli stessi che furono di Giorgio Almirante e di Gianfranco Fini tra prima Repubblica e successive presunte edizioni, l’ex presidente del Consiglio è atteso in giornata.  Immagino con quale soddisfazione per il presidente del Senato Ignazio La Russa, eletto al primo colpo giovedì scorso, in apertura della diciannovesima legislatura, senza l’appoggio di Forza Italia. ma col soccorso di una ventina di “franchi tiratori” delle opposizioni.

Una quindicina di voti sono mancati a scrutinio segreto il giorno dopo anche nell’elezione del leghista Lorenzo Fontana alla presidenza della Camera, dove però il centrodestra ha margini di maggioranza superiori, per cui è risultato ugualmente autosufficiente per una soluzione al vertice di Montecitorio considerata “incendiaria” dal segretario del Pd Enrico Letta per le posizioni, diciamo così, integraliste dell’esponente del Carroccio spinto personalmente da Matteo Salvini.

A favorire una lettura sostanzialmente autocritica dell’iniziativa assunta o comunque attribuita a Berlusconi con l’annuncio del suo incontro odierno a casa, praticamente, di Giorgia Meloni ha contribuito la senatrice forzista Licia Ronzulli negando di essere mai stata un problema -come apparso invece su tutti i giornali- nei rapporti fra Forza Italia e la Meloni. Che non è apparsa proprio entusiasta di una incisiva partecipazione della Ronzulli al nuovo governo, per quanto sostenuta da Berlusconi in persona.

Tra i forzisti, a questo punto, sembra che sia rimasto solo il presidente uscente dell’assemblea regionale siciliano, e senatore appena eletto, Gianfranco Miccichè a diffidare, a dir poco, di Giorgia Meloni e dell’ultima edizione del centrodestra uscita dalle urne del 25 settembre. “Non bisogna andare a pietire per delle poltrone”, egli ha dichiarato alla Stampa riconoscendo tuttavia che “noi abbiamo firmato un contratto e sarebbe sbagliato ora fare un’altra cosa”.

“Un modo per uscirne ci sarebbe”, ha osservato Miccichè: “diamo l’appoggio esterno al governo”. “A questo punto -ha aggiunto l’esponente forzista parlando della Meloni- si scelga lei questi scienziati di ministri”, fra i quali stenta a trovarne nel partito di Berlusconi di riconosciuti tali anche dall’ex presidente del Consiglio.

Alla domanda se finirà così davvero, come del resto qualcuno si era già avventurato ad attribuire ai progetti del Cavaliere prospettando addirittura una partecipazione separata alle consultazioni al Quirinale, Miccichè ha risposto: “Non lo so. Ho visto il presidente così amareggiato che non so come andrà a finire questa vicenda. Lui ha mille risorse e anche stavolta magari farà il miracolo e si troverà una soluzione, che al momento non riesco a vedere”.  Eppure il governo -avverte un titolo del Giornale di famiglia di Berlusconi ancora fresco di stampa- va fatto “in fretta”.

I Graffi di Damato. 

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