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“Governo Meloni? Dalla legge di Bilancio sembra di sinistra”. Intervista a Ricolfi

Ricolfi Sul Governo Meloni

I primi mesi del Governo Meloni secondo il prof. Ricolfi: legge di bilancio “di sinistra”, relazioni instabili con l’Europa (non per responsabilità del Governo italiano) e un abbraccio “pericolosamente” stretto con gli Usa

Un governo di destra che al primo appuntamento con la legge di bilancio ha privilegiato le fasce più vulnerabili introducendo sgravi sulle bollette, decontribuzione completamente a favore dei lavoratori e aumento delle pensioni minime. Una legge di Bilancio “di sinistra”. è questo il parere del prof. Luca Ricolfi, sociologo e politologo, ordinario di Psicometria presso il dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino.

Con il prof. Ricolfi abbiamo parlato dei primi passi del governo Meloni, dei rapporti (difficili) con i vicini francesi e delle relazioni con i partner atlantici.

Come valuta il rapporto di FdI con le istituzioni al passaggio dall’opposizione ai tavoli di governo?

Molto più saggio e moderato di quanto molti si aspettavano. Meloni non ha minimamente ripetuto l’errore di Salvini e Di Maio ai tempi del governo gialloverde, quando scelsero di andare allo scontro con l’Europa.

Nel suo ultimo libro “La mutazione. Come le idee di sinistra sono migrate a destra” (Rizzoli), lei afferma che due grandi ideali della sinistra quali la difesa dei deboli, e le libertà di pensiero, sono migrati a destra. La sua tesi ha trovato conferma nei primi passi del governo Meloni?

Sulla libertà di pensiero è troppo presto per giudicare, in linea di massima la legge di Bilancio si occupa di altro. Invece, sulla difesa dei deboli direi che siamo di fronte a una piena conferma della mia idea, basta leggere in modo non fazioso i contenuti della Manovra.

quali contenuti della legge di Bilancio si riferisce? 

La maggior parte delle misure varate è pro fasce deboli: aumento delle pensioni minime, incremento dell’assegno unico, sgravi sulle bollette, carta risparmio spesa, decontribuzione completamente a favore dei lavoratori (e non delle imprese). Quanto alle imprese e ai ceti medio-alti, se si eccettuano le agevolazioni alle società sportive e l’estensione della flat tax delle partite Iva (che in realtà è una misura interclassista), i due interventi più pesanti sono a loro danno: tassa sugli extra-profitti, mancato adeguamento delle pensioni medie e alte. Se un marziano scendesse sulla terra e dovesse indovinare il colore politico del governo solo in base ai contenuti della Manovra, credo che non esiterebbe a definirla di sinistra.

È una tendenza che si ferma alla politica o si estende anche al corpo elettorale?

Vedremo, per ora si può solo dire che, a giudicare dai sondaggi, l’opinione pubblica sembra apprezzare Giorgia Meloni più di quanto apprezzi il centro-destra nel suo insieme.

Negli ultimi giorni dell’anno scorso è stato “rimproverato” a esponenti di FdI di aver ricordato l’anniversario di fondazione del MSI. Secondo lei perché viene considerato disdicevole ricordare un partito, nato dopo la seconda guerra mondiale, e dalle cui posizioni più estreme la destra italiana ha preso le distanze con la svolta di Fiuggi?

È triste dirlo, ma le ragioni sono solo due. La prima è che la sinistra non ha argomenti. La seconda è che non ha ancora la maturità democratica necessaria per trattare con rispetto l’avversario politico. Se fosse matura, la sinistra rispetterebbe la storia della destra in Italia, così come la destra rispetta quella della sinistra. Del resto, c’è qualcuno che chiede al Pd di prendere le distanze dal comunismo celebrando una nuova Bolognina?

Come valuta le prime uscite della Premier Meloni in politica estera? Dagli incontri durante la Cop27 con Algeria ed Egitto e quello con il Presidente turco Erdogan a margine del G20 di Bali sembra che i due temi prioritari per il nuovo esecutivo siano l’approvvigionamento energetico e il contenimento delle spinte migratorie.

Le priorità del nuovo governo mi paiono ragionevoli, il problema è che né sull’energia né sul problema migratorio Giorgia Meloni ha la forza di smuovere l’Europa dal suo immobilismo. E lo scandalo del Qatar non fa che peggiorare la situazione. Non sappiamo neppure se, fra 6 mesi, la Commissione Europea sarà ancora in carica, o verrà invece travolta dagli eventi come accadde nel 1999 con lo scandalo Cresson.

Proprio in materia di immigrazione si è registrato uno scontro, duro, tra la premier Meloni e il presidente Macron. Perché non riusciamo ad andare d’accordo con i vicini francesi? Questa litigiosità avrà ripercussioni sul rapporto con gli altri partner europei?

Non credo che il problema sia Macron, il problema è che tutta l’Europa (salvo le penisole e le isole, ossia Italia, Grecia, Cipro e Malta) ha interesse a scaricare sull’Italia il peso dei flussi migratori via mare. È la geografia, non la politica con la P maiuscola, che determina la mappa degli interessi in Europa. Forse dovremmo stringere patti più forti con gli altri tre paesi profondamente affacciati nel Mediterraneo. E con loro scuotere l’Europa dal suo sonno interessato, magari usando con una punta di spregiudicatezza lo strumento del diritto di veto.

Secondo lei il governo Meloni sta riuscendo a conservare le buone relazioni con gli Usa, curate con attenzione dal governo Draghi?

Direi proprio di sì. A mio parere fin troppo: l’intransigenza di Biden e la leggerezza con cui sta riempiendo di armi l’Europa non solo rendono più ardua la strada del negoziato, ma mettono a repentaglio la sicurezza futura dell’Europa. Quando la guerra sarà finita (sempre che a porle fine non sia la catastrofe nucleare), l’Europa continentale sarà diventata una strana terra, con le armi quasi tutte concentrate in due soli soggetti: l’esercito ucraino (potentissimo non solo per le armi ricevute, ma perché la leva è obbligatoria) e le formazioni illegali di tipo militare, criminale e terroristico. Un futuro non proprio rassicurante.

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