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I sondaggi non rispecchiano la realtà. Parla Pasquino

Gianfranco Pasquino

L’intervista al prof. Gianfranco Pasquino, politologo e accademico emerito dell’Università di Bologna.

Tra meno di un mese gli elettori italiani saranno chiamati a scegliere il nuovo Parlamento, il primo dopo il taglio dei parlamenti e che sarà eletto con il Rosatellum bis. Stando agli ultimi sondaggi di Quorum/Youtrend per Sky tg 24 il prossimo Parlamento sarà composto da una maggioranza di parlamentari di centrodestra: la coalizione di centrodestra è stimata al 48,5% mentre il centrosinistra si attesterebbe al 29,5%. In particolare il partito di Giorgia Meloni oscilla tra il 24,1 di Quorum/Youtrend e il 25% che a Fdi attribuisce Antonio Noto.

Lo scenario è modificabile? E come si comporteranno le altre forze in campo? Lo abbiamo al prof. Gianfranco Pasquino, politologo e accademico emerito dell’Università di Bologna.

La coalizione del centrodestra è al 48,5, il centrosinistra al 29,5. Quali scenari se confermati? 

A mio parere i numeri non rispecchiano la realtà. Il centrosinistra è un po’ sottostimato dai sondaggi, mentre il centrodestra è sovrastimato. Gli italiani, come diceva Flaiano, hanno la propensione a correre in soccorso del vincitore, sentono che sta vincendo il centrodestra e gli intervistati dicono che voteranno il centrodestra. Dopo di che i sondaggi riflettono la realtà di due, tre giorni fa. In mezzo c’è la campagna elettorale che si sta svolgendo. In mezzo possono esserci degli errori da parte di qualcuno, delle innovazioni improvvise, la scoperta di qualche tematica importante, una proposta che è particolarmente affascinante e che riesce a spostare una certa percentuale di elettori.

Che ruolo può avere il Terzo polo di Calenda e Renzi che è stimato al 5,3%?

Il Terzo polo non è terzo, ma è quarto: il terzo polo è sicuramente il M5S.

Quello degli astenuti è un tasto dolente. I sondaggi fissano gli astenuti a quota 38,8%. Secondo lei perché si è arrivati a questo dato?

Qua le offro delle pillole di saggezze straordinarie. Gli elettori si astengono per tre ragioni. Primo perché non possono votare, magari sono persone anziane e nessuno li può accompagna al seggio, oppure non posso votare perché sono uno studente fuori sede. Nonostante tutti parlino dei giovani, per esempio, a loro non viene consentito di votare fuorisede. Quindi c’è una percentuale di elettori che si asterranno sebbene non vogliano, semplicemente perché non possono fare altrimenti. Poi ci sono gli astenuti che non vogliono andare a votare perché credono che siano tutti uguali. E qui ho una barzelletta straordinaria: “Tutti promettono, nessuno mantiene. Vota nessuno”. Tra questi c’è anche una quota di individualisti, non so più come si chiamano, che credono sarebbe meglio se la politica non si occupasse di loro. E poi c’è una quota di astenuti che potrebbero essere raggiunti…

Ovvero? 

Sono quelli che alla domanda “perché non vai a votare” rispondono “perché non me l’ha chiesto nessuno”. Sono quelli che non hanno reti sociali e che non vengono raggiunti dalla propaganda, dai candidati. Questi sono gli elettori che dovrebbero essere raggiunti dalla campagna elettorale sul territorio.

Lei ha parlato dei giovani. Negli ultimi giorni sta montando la polemica sull’assenza di politiche che riguardano i giovani all’interno dei programmi e del discorso elettorale. Secondo lei è vero e in che modo si potrebbe accattivare l’elettorato più giovane?

Due sono le politiche per i giovani che non devono mancare: fornire un’istruzione che sappia rispondere alle sfide dei tempi e consentire loro maggiori opportunità di lavoro. L’obiettivo è aiutarli a entrare nel mondo del lavoro, questo un buon ministro del lavoro deve saperlo fare. Il secondo punto è che su questo tavolo si sta esibendo una grande ipocrisia: non gliele frega niente a nessuno dei giovani.

Cosa vuol dire?

Se i giovani votano poco perché i politici dovrebbero occuparsi di loro? Se io fossi un politico direi ai più giovani che se riuscissimo a migliorare il funzionamento complessivo del sistema questo si rifletterebbe positivamente anche sulla loro vita. Quindi bisogna fare attenzione non solo alle politiche per i giovani ma alle politiche complessive. Se aumentiamo il livello di occupazione ci saranno anche loro, se siamo in grado di garantire la detassazione ci sono anche loro e così via.

Secondo i sondaggi Impegno Civico di Di Maio è allo 0,7%, rischia di restare fuori, e questa è una brutta notizia per il per il partito che per la coalizione di centrosinistra. Secondo lei era prevedibile?

No, non sono negativo, ma certamente non si può improvvisare un partito a qualche mese dalle elezioni, in più gli elettori del M5S non votavano le persone ma le politiche. Le persone che se ne sono andate non hanno avuto fortuna. Di Maio non ha un seguito significativo, bisognerà vedere se ce l’ha a Napoli ma dubito perché lì è in competizione con altri a iniziare da Fico. È molto negativo, in qualche modo inaspettatamente ma non del tutto.

Passiamo alla fiducia riposta nei leader.  Il 30% degli intervistati dal sondaggi attribuisce molta/abbastanza fiducia a Conte, contro il 25% di Letta. Secondo lei questo dato può influire sulla vita della coalizione di centrosinistra dopo le elezioni?

Non credo. Penso che Letta sia sottovalutato ma è anche vero che il suo modo di fare politica non è fiammeggiante, non raggiunge il cuore, non riscalda. È un modo pacato, tranquillo, serio che ha delle difficoltà dal punto di vista della popolarità. Quando saranno in Parlamento e si confronteranno, il M5S vedrà che da solo non va da nessuna parte, il PD vedrà che ha bisogno dei voti del M5S per fare una buona opposizione e raggiungeranno degli accordi. Magari accordi su specifiche politiche, un accordo complessivo mi pare complicato, ma accordi mirati mi sembrano possibili e auspicabili anche dal punto di vista complessivo: una buona opposizione rende il Governo migliore di quello che è.

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