Italia

I subbugli a 5 stelle sui Servizi

Lauro Unimpresa Giuseppe Conte

Il presidente del Consiglio ormai maturo per l’Ordine (inglese) della Giarrettiera

Per fortuna del presidente del Consiglio Giuseppe Conte il pur asintomatico Silvio Berlusconi si è preso il virus Covid-19, per giunta in famiglia, e ha fatto incetta di prime pagine rimediandosi gli auguri di pronta guarigione delle testate amiche – a cominciare, naturalmente, dal “forza Silvio” del Giornale del fratello – e anche di quelle solitamente ostili. Qualcuna ci ha anche scherzato sopra titolando sul “tamponamento” del Cavaliere. Per fortuna di Conte, dicevo, perché così sulle prime pagine è stato minore l’impatto dell’infortunio del governo nell’aula di Montecitorio. Dove esso ha ottenuto, per carità, la scontata fiducia posta sul decreto legge di proroga non solo dello stato di emergenza virale sino al 15 ottobre ma anche dei comandi dei servizi segreti per quattro anni, al prezzo tuttavia di un aggravamento della crisi all’interno del principale gruppo della maggioranza: quello grillino.

Sono stati ben 28 i deputati 5 Stelle che si sono sottratti alla fiducia, naturalmente palese, con assenze delle quali “solo sette” – si sono affrettati a precisare i vertici del Movimento – “ingiustificate”. Gli altri forse si erano affrettati a trovare giustificazioni che li mettessero al riparo da misure disciplinari, comunque compromettenti per una ricandidatura alle elezioni. Una deputata, tuttavia, la siciliana Piera Aiello, già testimone di giustizia contro la mafia, ha votato contro la fiducia e lasciato il gruppo sbattendo la porta, sino a dare dell’incompetente al “capo reggente” del movimento, Vito Crimi, e criticare severamente il capo della delegazione al governo: il guardasigilli Alfonso Bonafede.

Partita da una cinquantina di deputati – quanti erano i firmatari di un emendamento contro la proroga dei mandati dei vertici dei servizi segreti, quasi nascosta tra i commi del decreto di proroga dell’emergenza virale, per sottrarsi al quale Conte aveva fatto porre la cosiddetta questione di fiducia sul provvedimento – la dissidenza grillina è rimasta consistente con quei 28 assenti. Ma anche con alcune presenze e risposte sofferte all’appello nominale, come quella disciplinata del sì di Federica Dieni, che il giorno prima aveva rivelato le pressioni esercitate dai “capi” su di lei e altri per il ritiro spontaneo della proposta soppressiva di quel comma sulla proroga quadriennale dei capi dei servizi segreti.

La Stampa ha appena dato notizia di una convocazione di Conte disposta dall’ufficio di presidenza deriservate sulle procedure e ragioni adottate per sfuggire agli incarichi di breve durata ai  vertici degli 007 previsti da una riforma recente. Che sarebbe stata poco gradita agli interessati, alle cui “insistenze, pressioni, raccomandazioni”, secondo Il Foglio, avrebbe ceduto il presidente del Consiglio con quel comma introdotto in un decreto-legge di tutt’altro contenuto.

A questo punto, senza prendersela più di tanto per il titolo della Verità sul “colpo di mano” che ne farebbe “tremare il trono”, Conte potrebbe aspirare all’antichissimo Ordine inglese della Giarrettiera, il cui motto notoriamente è francese e dice: “Honi soit qui mal y pense”. “Sia vituperato chi ne pensa male”, si traduce in italiano.

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