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Il Pnrr non colma il divario regionale

Pnrr E Regioni

 Le Regioni del sud restano in affanno nella realizzazione dei progetti del Pnrr. Meglio, seppur con qualche difficoltà, le Regioni del nord

I fondi del PNRR per il nostro Paese valgono quasi l’11% del PIL nazionale. Un progetto epocale che vede l’Italia beneficiaria di circa 190 miliardi di euro. Attori centrali della realizzazione dei progetti sono le Regioni. “Siete i protagonisti del Piano, e il Governo vuole sostenervi”, aveva detto l’ex Premier Mario Draghi presentando la sottoscrizione dei “Progetti bandiera” (progetti di particolare rilevanza, individuati dalle Regioni e finanziati dal PNRR) con le Regioni Liguria, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia. Ma come sta procedendo realizzazione dei progetti e l’allocazione delle risorse?

Regioni Sicilia, Campania e Puglia: regine dei fondi PNRR per le infrastrutture

Una delle priorità del PNRR è la riduzione dei divari territoriali che caratterizzano il nostro paese. La riduzione del divario nella qualità delle infrastrutture è un capitolo chiave del Piano. Il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims) ha a disposizione oltre 60 miliardi di euro. Il 42% circa di queste risorse, pari a circa 26 miliardi, sono classificate dal ministero come “territorializzate”, cioè sono state attribuite alle regioni, enti locali o altri soggetti attuatori. La Sicilia, la Campania e la Puglia sono le tre regioni che riceveranno (e hanno ricevuto) il maggior numero di risorse per migliorare la qualità delle proprie infrastrutture, a partire dalle reti ferroviarie. Tra l’altro una delle regole previste dal Pnrr impone una riserva del 40% a favore delle aree meridionali.

Sicilia: tanti soldi e molta confusione

In Sicilia l’investimento più corposo riguarda l’Alta capacità sulla linea fra Palermo, Catania e Messina, che ammonta a circa 11 miliardi. A questa si aggiungono altre due tratte, la Enna – Catenanuova (per cui sono stati previsti altri 1,3 miliardi) e la Fiumetorto – Lercara Friddi, messa a bando da Rfi per circa 1,9 miliardi di euro. Non solo alta capacità, perché le esigenze dell’Isola sono anche più basilari. Per l’elettrificazione della linea Palermo-Trapani sono previsti appalti per 102 milioni di euro. Ma la Sicilia non primeggia solo nei fondi per le infrastrutture. La Sicilia è anche la principale beneficiaria dei fondi del Pnrr nel settore Cultura: 175 milioni di euro. Fondi per il momento non sembrano essere allocati in maniera proficua. La scorsa estate, per esempio, il ministero delle infrastrutture ha revocato 1,8 milioni di euro di euro alla città metropolitana di Palermo perché non ha presentato i progetti (per scuole, mobilità, risanamento urbano, case popolari) per i quali aveva ricevuto l’assegnazione dei fondi.  perché non è che sono fatti male, di più: non esistono. I Comuni siciliani, inoltre, non sono riusciti a presentare progetti per un’altra misura importantissima: la costruzione degli asili nido. Eppure la Sicilia è in cima alla classifica della povertà educativa: solo un bambino su sedici ha accesso agli asili nido. A queste difficoltà di somma l’aumento dei prezzi delle materie prime per la realizzazione delle opere.

Puglia: la prima opera bloccata dal Tar

Sempre in tema di infrastrutture la Puglia detiene il primato della prima opera bloccata dal Tar. Si tratta del nodo ferroviario di Bari, un progetto da 406 milioni di cui più della metà, 205 milioni, sono finanziati attraverso il Pnrr. Il Tar Puglia ha bloccato la realizzazione dell’’opera perché un comitato ambientalista, composto da alcuni cittadini e dal Comune di Noicattaro, si è opposto alla realizzazione. Eventuali ritardi farebbero saltare il finanziamento. Salendo verso la Daunia si incontra un altro progetto a rischio evaporazione a causa dei ritardi. È lo smantellamento dei ghetti di Borgo Mezzanone e di Rignano, nei quali i braccianti agricoli vivono in condizioni disumane alla periferia di Foggia. I 114 milioni di euro assegnati rischiano di sfumare se non saranno assolte per tempo le procedure burocratiche. Anche sulla Puglia pesa l’aumento del costo delle materie prime, anche in ambito sanitario. Per questo la Regione ha da poco ottenuto 32 milioni di euro in più per l’aumento dei costi del 18%. La nuova iniezione di denaro permetterà di rispettare i tempi, e realizzare delle case e ospedali di comunità.

Pnrr e Regioni, in Campania si profila una debacle

Alla Campania spetterebbero più di 800 milioni di euro. Ma dei 65 progetti finanziabili: 27 sono nella fase iniziale di ammissione al finanziamento, 9 sono in fase di progettazione e 29 sono in gara per l’affidamento dei lavori o i contratti di forniture. Al momento vi è un solo intervento in corso: l’efficientamento energetico di una ex scuola per 750 mila euro (perché faceva già parte di fondi del bilancio statale confluiti nel Pnrr).

Lazio: niente fondi per la spazzatura di Roma

Alla Capitale sono stati assegnati fondi per 1,3 miliardi destinati a finanziare 244 progetti. Ma nemmeno un euro servirà a sanare uno dei principali problemi che infesta le strade capitoline: la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Non è passato, infatti, il progetto per la costruzione di quattro strutture, due biodigestori anaerobici e due impianti per la selezione della carta e della plastica, per aiurtare la città a non annegare nella spazzatura.

In Toscana conclusi solo 21 progetti

A rilento anche i progetti della Toscana, alla quale sono stati assegnati 4,6 miliardi di euro. I progetti finanziati sono 2.990 ma l’iter è partito solo per il 19,5% di questi. Solo 21, dal valore di 38 milioni, sono stati conclusi.

Liguria: la rimodulazione del progetto dell’INAIL

L’aumento del costo delle materie prime, a iniziare da quelle energetiche, mette a rischio la realizzazione dei progetti anche in Liguria. La regione ospiterà uno dei progetti bandiera: un centro di ricerca sulla salute che unirà la cura all’indagine scientifica, facendo leva su genomica e big data, per un investimento stimato da 405 milioni di euro. L’impennata dei prezzi ha costretto la Regione ha rivedere il progetto, predisponendo più laboratori rispetto alla pianta originaria. Il complesso sorgerà in un’area da 60 mila metri quadrati nel parco degli Erzelli. Nella realizzazione dell’opera centrale sarà il ruolo dell’Inail che la finanzierà con 280 milioni di euro (65 dal Pnrr e 60 da fondi regionali) e che coinvolgerà anche gli enti locali, l’università di Genova e l’Iit.

Emilia Romagna e Lombardia: metà dei progetti in stato di avanzamento

Lo stato di attuazione dei progetti migliora risalendo lo stivale. In Emilia Romagna sono quasi ottomila progetti (7.886) e più della metà, il 54%, è in fase attuativa. Valore economico delle operazioni: 5 miliardi e mezzo. I progetti riguardano la riqualificazione di piccoli borghi o l’elettrificazione del corridoio ferroviario Parma-Suzzara-Poggio Rusco. Una Regione modello, eppure anche dall’Emilia Romagna è arrivata la richiesta di maggiori risorse per rispondere all’aumento dei prezzi delle materie prime. Anche la Lombardia si attesta sulle cifre dell’Emilia Romagna. In Lombardia dovrebbero arrivare circa 10 miliardi di euro, la metà dei quali sono già stati assegnati. Per la sola Milano si attiverà più di un miliardo di euro (480 milioni per la mobilità).

Le regioni alla sfida del Pnrr: il Veneto rischia di perdere i fondi per il sociale

Il Veneto, che si è visto assegnare 8 miliardi di euro contro il dissesto idrogeologico, rischia di perdere 108 milioni di euro per i 154 progetti per il sociale. Questo perché la Regione non ha mai normato la struttura organizzativa e giuridica degli ambiti territoriali sociali (Ats), attori assolutamente centrali nella presentazione delle proposte progettuali in ambito sociale.

Piemonte: 30 milioni di euro l’Hydrogen valley italiana

Il Piemonte ospita uno dei più importanti progetti “Bandiera” del Pnrr: diventare l’Hydrogen Valley Italiana. Al momento dei 70 milioni di euro previsti ne sono arrivati 29,5, gli altri arriveranno quando sarà pronto il bando idrogeno per la riqualificazione delle aree dismesse, che la Regione ha già mappato, ma che non sarà licenziato prima di fine dicembre.

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