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Ponte sullo Stretto: realtà o chimera? Tutte le volte che ci siamo andati vicino

Ponte Stretto Messina

Dall’Italia risorgimentale al dopoguerra, da Forlani ai governi di Silvio Berlusconi: tutte le volte in cui il ponte sullo Stretto non è stato costruito

Il governo di centrodestra torna, di nuovo, a parlare della costruzione del Ponte sullo Stretto. L’opera pubblica più discusse della storia delle infrastrutture italiane, e abbandonata dopo anni di polemiche, veti incrociati e contenziosi giudiziari, torna in auge con il ritorno al governo del centrodestra.

L’incontro tra il ministro Salvini e i presidenti Occhiuto e Schifani

Presente nel programma unitario del centrodestra il Ponte sullo Stretto è stato oggetto di un incontro tra il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, Roberto Occhiuto, presidente della Calabria, e Renato Schifani, Presidente della Regione Siciliana (entrambi di Forza Italia).  “Stiamo lavorando per dare non all’Italia ma al mondo l’opera ingegneristica più green, più ecocompatibile di quelle studiate perché si guadagnerebbe in termini di inquinamento tolto, dal mare e dall’aria – ha detto il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini -, con la velocizzazione del collegamento non fra Sicilia e Calabria ma fra Italia, Europa e resto del mondo, in salute e in denaro”. Secondo l’ex presidente del Senato “il clima è perfetto e ottimo credo che ci siano tutti i presupposti” per realizzare il Ponte. Il governo Meloni ha assicurato che questa volta si procederà in maniera rapida ispirandosi al “modello Genova”.

Cosa vuol dire “Modello Genova”

Per “Modello Genova” si intende una serie di norme che hanno permesso, attraverso lo snellimento delle procedure (la cosiddetta ‘deregulation’), di ricostruire in tempi record il ponte Morandi, crollato il 14 agosto del 2018. Il nuovo viadotto Genova San Giorgio, realizzato su progetto di Renzo Piano, è stato ricostruito sotto il governo Conte in tempi record, meno di due anni, nonostante la pandemia. Il 3 agosto 2020 è stato inaugurato e il giorno dopo aperto al traffico.

La deregulation per la ricostruzione lampo del “Ponte Morandi”

Per farlo è stato necessario ammorbidire i rigidi vincoli del Codice degli appalti pubblici. A iniziare dall’articolo 1 del Dl 109/2018 (legge 130/2018), norma approvata dopo il crollo del Ponte Morandi e che nominato un Commissario straordinario per la ricostruzione (il sindaco di Genova Marco Bucci) a cui sono stati affidati poteri straordinari. Per le sue funzioni quindi il Commissario ha dovuto rispettare solo il Codice penale e i regolamenti antimafia. La scelta dell’impresa che ha realizzato l’infrastruttura non ha seguito l’iter della gara di appalto, il Commissario straordinario ha invitato alcune imprese a presentare le loro offerte e ha poi scelto la migliore.

Webuild: “Il ponte che unisce l’Italia all’Europa”

A costruire il ponte sullo Stretto dovrebbe essere Webuid, il più importante Gruppo di costruzioni italiano, la holding dove sono confluite le imprese (tra cui la capofila Impregilo) che facevano parte del Consorzio Eurolink, che nel 2005 si aggiudicò la gara, indetta dallo Stato, per la costruzione del ponte sullo Stretto. Sul suo sito Webuild promette di “Dare occupazione a 118.000 persone e attivare l’economia locale, collegando Sicilia e Calabria” con un progetto che “da solo vale 2,9 miliardi di euro, valore che sale a 7,1 miliardi a costi aggiornati considerando il progetto complessivo con tutte le opere connesse nelle aree interessate, con la metro di Messina, opere di sistemazione idrogeologica per le montagne circostanti, strade di accesso, strutture per far passare treno e macchine”.

Il ponte sullo stretto non fa parte del PNRR

La realizzazione del ponte sullo Stretto non fa parte dei progetti previsti dal PNRR, perché tutte le opere previste dal Recovery Plan devono essere rendicontate nel 2026 e nel caso del ponte sullo Stretto servirebbero almeno 10 anni. Ciò significa che i circa 3,9 miliardi di euro necessari per la sua realizzazione ricadrebbero interamente sulle spalle dei contribuenti.

Ponte sullo Stretto: una storia di veti incrociati

Del Ponte sullo Stretto si discute da tempi immemori. Del resto Villa San Giovanni e Messina si guardano e paiono quasi toccarsi. Gli unici a riuscire a congiungere le due Regioni pare siano stati i romani che, per trasportare un carico di elefanti “in continente”, realizzarono, secondo i racconti di Plinio il vecchio, un ponte di navi e botti tra la Sicilia e la Calabria. Molti secoli dopo, nel 1870 l’ingegnere Carlo Alberto Navone propose un tunnel sottomarino. Il terribile terremoto di Messina nel 1908 impose una riflessione sulla fattibilità dell’opera ma fino a qualche anno prima della seconda guerra mondiale si susseguirono proposte.

Il concorso internazionale del 1969

Risale al 1969 un concorso internazionale di idee indetto dal Ministero dei Lavori Pubblici nell’ambito del quale furono presentati 143 progetti. Nonostante l’interesse dell’IRI e dell’Eni non se ne fece nulla.

Dalla Stretto di Messina Spa il progetto a un’unica campata

Nel 1981, il governo Forlani creò la Stretto di Messina SPA, il presidente era Oscar Andò, ex sindaco di Messina e padre del sindaco dell’epoca. “Il consiglio di amministrazione, visionando le sponde dello stretto – disse Andò -, ha voluto dare la dimostrazione che il progetto del ponte sta per entrare nella nuova fase preparatoria all’inizio dei lavori per realizzare la grandiosa opera”. Anche Bettino Craxi intervenne sul tema: “Alla fine dell’88 ci sarà l’apertura dei cantieri. Entro il 1998 avremo il ponte”.

Tangentopoli spazza via il ponte sullo Stretto

In realtà non se ne fece nulla, Tangentopoli e la crisi valutaria del 1992 imposero al nostro paese di occuparsi di questioni più cogenti.  Nei vent’anni successivi la società Stretto di Messina SPA ha continuato ad aggiornate i suoi progetti. In questi anni si viene a formalizzare l’idea che il ponte tra la Calabria e la Sicilia non può avere più campate perché lo Stretto è troppo profondo. I progettisti degli ultimi 20 anni immaginano dunque una struttura unica al mondo con un’unica campata e sulla terraferma piloni alti 300 metri, quanto la Tour Eiffel.

La promessa di Berlusconi: ponte sullo Stretto entro il 2012

Il progetto del Ponte sullo Stretto torna in auge nel 2001 quando l’ex Premier Silvio Berlusconi promise di costruire il ponte entro il 2012. E in effetti passi in avanti se ne fecero. Il Ponte venne inserito tra i 18 progetti europei prioritari da rendere operativi entro il 2020. Nel 2004 il ministro dei trasporti Pietro Lunardi si presentò a Parigi alla prima presentazione internazionale del progetto: “Lo possiamo dire con commozione, orgoglio e certezza: il ponte sarà realizzato”. Nel 2005 il consorzio Eurolink, a cui partecipa anche la società Impregilo, vinse l’appalto per costruire il ponte e nel 2006 furono firmati gli ultimi accordi. A fermare l’inizio dei lavori fu il governo Prodi, entrato in carica nel 2006. Troppi i dubbi di carattere tecnico, ambientale, relativi alla sismicità della zona, ed economico (il ponte sullo Stretto manderebbe sul lastrico l’intera economia delle imbarcazioni per il trasporto passeggeri che fanno la spola tra Messina e Villa San Giovanni).

Berlusconi pensa a Daniel Libeskind per realizzare il ponte sullo Stretto

Il ritorno al governo di Silvio Berlusconi nel 2008 fece tornare d’attualità il tema. Nel 2010, la Impregilo consegna il progetto definitivo del ponte e ad essere incaricato di progettare la struttura è Daniel Libeskind, ideatore del Museo ebraico di Berlino e del One World Trade Center di New York. Il progetto, però, ancora una volta viene abortito. Nel 2011 l’Unione Europea non include il Ponte sullo Stretto tra le grandi opere destinatarie dei fondi comunitari e in quello stesso anno cade il governo Berlusconi.

Matteo Renzi: “Noi siamo pronti”

Il governo del senatore Mario Monti nel 2012, chiamato a gestire un paese a un passo dal default,  infila il progetto del ponte sullo Stretto in un cassetto e lo chiude a doppia mandata. Nel 2013 la società Stretto di Messina SPA fu messa in liquidazione e da allora è gestita da un commissario. L’ultimo Presidente del consiglio a parlare di ponte sullo Stretto è stato Matteo Renzi che, nel 2016 in occasione dell’evento che celebrava i 110 anni dell’impresa di costruzioni Salini-Impregilo, ha detto, rivolgendosi ai manager della società “Noi siamo pronti”.

Da Conte a Draghi: 50 milioni per lo studio di fattibilità

Di ponte sullo Stretto si occupa anche il governo Conte: la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli nomina una commissione di 16 esperti per esaminare le “possibili alternative” per collegare la Sicilia alla Calabria. Nel 2021 Mario Draghi, succeduto a Conte, stanzia altri 50 milioni di euro per uno studio di fattibilità tecnico – economica dell’opera.

I costi del ponte sullo Stretto fantasma

Il fatto che il ponte sullo Stretto non esista non vuol dire che non abbia rappresentato un costo per il nostro paese. Nel 2009 la Corte dei Conti ha stimato che soltanto nel periodo 1982-2005 siano stati spesi quasi 130 milioni di euro. Ma come emerso da un’inchiesta de L’Espresso, nel 2021 la Stretto di Messina Spa continuava pesare sul bilancio italiano perché, sebbene non abbia più dipendenti, non può essere liquidata per via di un contenzioso in corso con l’ex gruppo Impregilo, che chiede quasi 800 milioni di euro.

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