Italia

Il ritorno di Bertolaso

Bertolaso

I Graffi di Damato su Guido Bertolaso, guarito e operoso a dispetto dei suoi avversari

Pur nel solito, assordante silenzio dei giornali, Guido Bertolaso – 70 anni compiuti il 20 marzo scorso, quattro giorni prima di essere ricoverato per avere contratto il coronavirus mentre lo contrastava come consigliere del governatore della Lombardia allestendo un ospedale di emergenza nei locali della Fiera di Milano – ce l’ha dunque fatta davvero. Non solo è riuscito, pur continuando ad occuparsene a distanza da malato, a realizzare l’ospedale nel frattempo deriso dai critici per le dimensioni ridotte rispetto al progetto originario, a causa delle difficoltà di approvvigionamento delle attrezzature, ma Bertolaso è completamente guarito. E continuerà il suo benemerito lavoro, anche a costo di rompere, suo malgrado, gli zebedei agli avversari. Che, imputandogli di essere “la bandiera” del centrodestra, per questo scartato dal presidente del Consiglio per un uso a livello nazionale nell’emergenza virale, avrebbero voluto che lui fosse rimasto lontano dall’Italia, nel suo rifugio sudafricano di medico e operatore sanitario.

LE DIMISSIONI DAL SAN RAFFAELE DI MILANO

Bertolaso ha lasciato l’ospedale San Raffaele di Milano con le sue gambe e il suo stile irriducibilmente ottimista. E con tutti i suoi pur non folti ma inconfondibili capelli al loro posto, dopo  che alcuni avevano pensato che li avesse perduti scambiandolo con l’amico calvo e grassoccio cui lui aveva affidato il compito di leggere un messaggio di compiacimento nel giorno in cui l’ospedale nella Fiera veniva ultimato e benedetto dall’arcivescovo di Milano davanti alle maestranze, al sindaco della città e al governatore della regione lombarda: tutti alle più o meno dovute distanze sanitarie ma ugualmente attaccati dai soliti rosiconi, soddisfatti solo dell’assenza e del disinteresse, diciamo così, degli esponenti nazionali della Protezione Civile una volta guidata dallo stesso Bertolaso. Non parliamo poi del governo.

L’amico e delegato scelto da Bertolaso per leggere, con tanto di mascherina addosso, il messaggio di compiacimento per i nuovi posti letto messi a disposizione degli ammalati di coronavirus, era – ed è – il nobile  Gerardo Solaro del Borgo, capo del Centro di Soccorso italiano del Sovrano Ordine di Malta: un’aggravante – temo – alle orecchie, agli occhi e alle abitudini cerebrali, diciamo così, degli avversari e degli instancabili pubblici accusatori ad honorem dell’ex imputato di corruzione e non ricordo di che altro, assolto nei tribunali o scampato alla condanna, come dice generalmente degli innocenti sopravvissuti ai processi il pur consigliere superiore della magistratura Piercamillo Davigo. Che è sempre compiaciuto dei paradossi che gli sfuggono nei salotti televisivi, accolto di solito come un campione e un Santo protettore vivente della legalità.

Di Davigo – visto che ci siamo – sarei curioso di conoscere il parere su due notizie arrivate da parti lontanissime in coincidenza con la guarigione dell’ex imputato Bertolaso. Una è il risarcimento di oltre 660 mila euro per ingiusta detenzione, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, all’ex numero 2 del Sisde Bruno Contrada, arrestato clamorosamente la vigilia di Natale del lontano 1992, cioè 28 anni fa. L’altra notizia, proveniente dall’Australia, è l’assoluzione in appello dall’accusa di pedofilia del cardinale George Pell. Al Fatto Quotidiano,  dove Davigo è metaforicamente di casa per sintonia di idee e battute, hanno liquidato con sarcasmo entrambi i fatti, o personaggi, come “salvi di fine stagione”, continuando peraltro a definire l’88.enne Contrada “pregiudicato per mafia”.

 

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