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Intercettazioni: cosa dice il ministro Nordio e l’alzata di scudi di partiti e magistrati

Intercettazioni

Torna il centrale il tema delle intercettazioni. Il ministro della giustizia Nordio nega la volontà di una revisione dello strumento di indagine. Le posizioni di opposizione e maggioranza 

L’arresto del superlatitante Matteo Messina Denaro ha riacceso l’attenzione sul tema delle intercettazioni. Non è una novità che nelle intenzioni del Governo vi sia una profonda revisione, in senso liberale e garantista, della giustizia. Punto sul quale è tornato il ministro della giustizia Carlo Nordio nella relazione sullo stato della giustizia nel nostro paese.

NORDIO: “NON VI SARANNO RIFORME SU INTERCETTAZIONI SU MAFIA E TERRORISMO”

Nel corso della sua relazione sullo stato della giustizia in Italia il ministro della Giustizia Carlo Nordio è tornato a parlare di intercettazioni spiegando anche una sua dichiarazione che nei giorni passati era stata fraintesa. “Non sarà mai abbastanza ribadito che non vi saranno riforme che toccheranno le intercettazioni su mafia e terrorismo – ha detto il ministro Nordio -. Quando dico che i mafiosi non parlano per telefono alludo al fatto che nessuno di loro al telefono abbia manifestato volontà di delinquere o espresso una parola che sia prova di un delitto”. Il ministro ha ribadito che le intercettazioni servono soprattutto per individuare “i movimenti delle persone sospettate di mafia, terrorismo. Anche quelle preventiva sono indispensabili. Altra cosa sono quelle giudiziarie che coinvolgono persone che non sono né imputate né indagate e che attraverso un meccanismo perverso e pilotato finiscono sui giornali e offendono cittadini che non sono minimamente coinvolti nelle indagini”.

COSA DICE IL CODICE DI PROCEDURA PENALE SULLE INTERCETTAZIONI

Il codice di procedura penale afferma che le intercettazioni sono un mezzo di ricerca della prova. Le comunicazioni intercettate possono essere di natura telefonica, conversazioni tra persone presenti (le intercettazioni ambientale). Il procedimento di ammissione richiede due distinti provvedimenti: l’attivazione da parte del pubblico ministero e poi l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, che la concede con decreto motivato. L’articolo 266 del codice di procedura penale stabilisce i “limiti di ammissibilità” delle intercettazioni e le consente per i delitti puniti con l’ergastolo e per tutti quelli che prevedono una pena “superiore nel massimo a cinque anni”. Tra questi rientrano anche i reati di corruzione, puniti con pene molto alte: la concussione fino a 12 anni, la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio fino a 12 anni, la corruzione in atti giudiziari punita da otto a 20 anni. Altri reati che rendono legittimo l’uso delle intercettazioni sono: “delitti concernenti le sostanze stupefacenti o psicotrope”, quelli “concernenti le armi e le sostanze esplosive”, i reati di ingiuria, minaccia, usura, di abusiva attività finanziaria, l’abuso di informazioni privilegiate, la manipolazione del mercato, la molestia, stalking, revenge porn, pedopornografia o l’adescamento.

COSA AVEVA DETTO IL MINISTRO NORDIO SULLE INTERCETTAZIONI

Lo scorso 6 dicembre 2022, intervenendo alla commissione Giustizia del Senato, ha illustrato, tra le altre cose, il suo programma in materia di intercettazioni di natura telefonica, telematica, direzionali e ambientali, spiegando perché ritiene importante lavorare a una riforma. “Ne proporremo una profonda revisione, e comunque vigileremo in modo rigoroso – e sottolineo, molto rigoroso – su ogni diffusione che sia arbitraria o impropria”. Il ministro Nordio ha spiegato che nel nostro paese l’uso dei diversi tipi di intercettazioni è “di gran lunga superiore alla media europea” e a quella dei paesi anglosassoni. Il ministro ha criticato il ricorso a volte troppo disinvolto alle intercettazioni. “Gran parte di queste si fanno sulla base di semplici sospetti e non concludono nulla”, ha detto Nordio che ha sottolineato il rischio per “la riservatezza e l’onore delle persone coinvolte, che spesso non sono nemmeno indagate”. Il ministro, quindi, non ha puntato il dito solo contro l’uso dello strumento di indagine ma anche sulla loro diffusione a mezzo stampa. “La loro diffusione, talvolta selezionata e magari pilotata, costituisce uno strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica. Si tratta di sostanziali violazioni quasi blasfeme dell’articolo 15 della Costituzione, che fissa appunto la segretezza delle comunicazioni come interfaccia della libertà”, ha detto il ministro della Giustizia. Secondo Nordio il vasto ricorso alle intercettazioni sarebbe legato al fatto che da mezzo di ricerca della prova siano spesso usate come “strumento di prova”.

ATTUARE IL GARANTISMO NEL DIRITTO PENALE

Non sorprende l’approccio liberale e garantista del ministro al tema della giustizia che non cambia dopo l’arresto del superlatitante. “Il nostro fermo proposito è di attuare nel modo più rapido ed efficace il garantismo del diritto penale – ha continuato il ministro -. Realizzeremo la tutela della presunzione di innocenza della persona, assicurandone la dignità e l’onore durante le indagini e il processo. E parallelamente assicureremo la certezza della pena. Una pena che non coinciderà sempre e solo con il carcere, ma che sarà comunque afflittiva, certa, rapida, proporzionata, e orientata al recupero del condannato, secondo il nostro dettato costituzionale”.

LA VERSIONE DEI MAGISTRATI SULLE INTERCETTAZIONI

Il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia ha ribadito l’importanza delle intercettazioni nelle indagini che hanno condotto all’arresto di Matteo Messina Denaro. “Senza intercettazioni non si possono fare le indagini di mafia – ha detto De Lucia -. Sono uno strumento indispensabile e irrinunciabile nel contrasto alla criminalità organizzata e alla mafia”. Una posizione molto simile è stata espressa da Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, che in un’intervista a Repubblica ha detto che “una parte non secondaria delle conoscenze che costruiamo quotidianamente sulle mafie nascono da indagini su più rilevanti fenomeni di corruzione e di frode fiscale e perché dalle indagini di mafia emergono elementi importanti per individuare gravi fatti di corruzione”. Inoltre ha aggiunto che gli incontri con fini illeciti “fra un pubblico ufficiale e un imprenditore sia circondato da cautele e tecniche di elusione dei controlli da far invidia alla segretezza dei movimenti che siamo abituati a considerare ossessiva precauzione di mafiosi”. Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica a Perugia ed ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sostiene che “senza intercettazioni sarà impossibile fare le indagini in materia di corruzione. Non c’è indagine recente in materia di corruzione, e gliele posso annoverare tutte, che non sia fondata su attività di intercettazione. Toglierle intercettazioni rischierebbe di fatto di depenalizzare la corruzione”.

COSA PENSANO I PARTITI DI GOVERNO DELLE INTERCETTAZIONI

Le posizioni dei partiti variano lungo la gradazione del garantismo. La linea del primo partito di governo l’ha tracciata la premier Giorgia Meloni. “Le intercettazioni per come sono utilizzate nei procedimenti di mafia sono fondamentali – intervenuta a Quarta Repubblica -, sono uno strumento di indagine del quale non si può fare a meno e nessuno, per questo genere di reati, lo ha mai messo in discussione”. Hanno una posizione garantista ma che tutelo lo strumento di indagine anche gli alleati della Lega. “Guai a pensare di cancellare le intercettazioni perché è indubitabile che sia uno strumento di ricerca della prova e non può essere cancellato – ha detto la presidente di commissione giustizia Giulia Bongiorno (Lega) a “L’Aria che tira” -. In particolare questo vale per mafia e terrorismo. Io non ritengo che si possano cancellare le intercettazioni per la corruzione. Questo non vuol dire che tutto vada bene, esistono eccessi e abusi”.

Garantista è la linea di Forza Italia. “Nessuno di noi pensa di modificare le intercettazioni per reati di terrorismo e mafia – ha detto Alessandro Cattaneo, presidente dei deputati di Forza Italia -, ma vogliamo dare uno stop ai troppi abusi che si sono verificati e che hanno rovinato persone e famiglie intere. Buon senso e garantismo, questa è la proposta di Forza Italia”.

LE DIVERSE POSIZIONI DELLE OPPOSIZIONI

Più articolate le posizioni delle opposizioni che spaziano dal garantismo del Terzo Polo alla linea dura del M5S. “Le intercettazioni sono uno strumento di indagine, non può essere il solo strumento di indagine e non si può fare un uso delle intercettazioni a strascico, molto spesso su persone che non potrebbero essere intercettate – ha detto il leader del Terzo polo Carlo Calenda che pone l’attenzione sulla diffusione alla stampa delle intercettazioni -. In questo caso andrebbero distrutte e invece vengono pubblicate. Le intercettazioni devono essere consentite ma la loro diffusione deve essere limitata perché non può coinvolgere persone innocenti, è immorale e ingiusto”.


L’ex magistrato Federico Cafiero de Raho, ora tra le fila del M5S, ha una posizione molto più netta nei confronti delle intercettazioni. “La mafia non è un’entità avulsa dal resto del mondo. La mafia è forte perché si riesce a infiltrare nell’economia e nella politica e gli elementi che ci consentono di provare la proiezione delle mafie nei vari settori, non solo economici ma anche nelle relazioni con gli amministratori e i politici, si hanno soltanto attraverso i servizi di intercettazione ambientale e telematici che ci fanno comprendere quali sono i rapporti del soggetto rispetto ad altri e soprattutto la frequentazione e come si proietta rispetto ai vari mondi. Molto spesso le indagini partono dalle intercettazioni in materia di violazioni fiscali e tributarie. Le organizzazioni che si muovono per frodare il fisco sono costituite dalle mafie”.


Critica nei confronti del ministro della Giustizia Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera dei deputati: “Nordio 1, Nordio 2 e Nordio 3. Il primo dice che i mafiosi non parlano al telefono, ma alla prova dei fatti Matteo Messina Denaro è stato arrestato con due telefoni in tasca. Il secondo dice che i mafiosi non parlano al telefono dei loro reati, eppure Matteo Messina Denaro è stato arrestato proprio per quanto emerso dalle intercettazioni – ha detto in replica all’informativa alla Camera sull’amministrazione della Giustizia del Guardasigilli -. Il terzo Nordio oggi alla Camera dice che poiché i mafiosi parlano al telefono anche dei loro reati, ma più frequentemente di altri reati, sostiene che le intercettazioni si faranno anche per quei reati satellite a quelli di natura mafiosa.  Attendiamo di capire dal Nordio 4 cosa intende dire”.

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