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Italia a rischio per il debito sovrano? Ecco chi sono gli economisti sentiti dal Financial Times

Economisti FT Italia

Valli, Knot, Roharova: cosa fanno gli economisti interpellati dal quotidiano londinese

L’Italia è il Paese dell’euro zona “più a rischio di una svendita non correlata nei suoi mercati dei titoli di Stato”. In altri termini il nostro Paese sarebbe quello più esposto a una nuova crisi del debito in seguito agli aumenti dei tassi di interesse decisi dalla Bce.

ALLARME DEGLI ECONOMISTI AL FINANCIAL TIMES: RISCHIO CRISI DEL DEBITO IN ITALIA

L’Italia ha un debito pubblico che supera il 145% del Pil. L’aumento dei tassi voluto dalla Bce avrà ripercussioni sui costi di finanziamento, circostanza che pone l’Italia, secondo nove dei dieci economisti interpellati dal Financial Times, a rischio. E questo anche se, come affermato dal quotidiano economico, il Governo Meloni “sta tentando di seguire un percorso di rettitudine fiscale”, prevedendo che “il deficit fiscale del paese scenda dal 5,6% del PIL nel 2022 al 4,5% nel 2023 e al 3% l’anno successivo”. Nonostante ciò il debito pubblico italiano resta uno dei più alti d’Europa. Ma chi sono gli economisti preoccupati per il futuro del nostro paese?

MARCO VALLI, CAPO ECONOMISTA DI UNICREDIT

Il primo economista a porre attenzione sulla situazione italiana è Marco Valli, Global Head of Research e Chief European Economist di UniCredit. “Le maggiori esigenze di rifinanziamento del debito del paese e la situazione politica potenzialmente complicata lo hanno reso più vulnerabile a una svendita nei mercati obbligazionari”, ha detto Valli che prima di entrare in Unicredit ha lavorato come economista europeo presso Fideuram SGR. L’aumento dei tassi di interesse ha pesato sugli oneri finanziari di Roma sono aumentati notevolmente da quando la Bce ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse la scorsa estate.

VERONIKA ROHAROVA, CREDIT SUISSE

Secondo Veronika Roharova, responsabile dell’area Euro, vicepresidente delle economie europee sviluppate presso Credit Suisse e Senior Associate Consultant presso Bain & Company, il Governo Meloni non aveva “dato agli investitori motivi per preoccuparsi”. Le preoccupazioni potrebbero arrivare se “la crescita rallenta, i tassi di interesse aumentano ulteriormente e le emissioni di debito riprendono”.

KLAAS KNOT, PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE OLANDESE

La Bce dovrebbe continuare ad alzare i tassi di interesse, almeno fino alla prima metà del 2023. Notizia confermata da Klaas Knot, economista e presidente della banca centrale olandese De Nederlandsche Bank. Klaas Knot è membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea e del Consiglio dei governatori del Fondo monetario internazionale e ha detto al FT che la Banca centrale europea è solo all’inizio nella sua politica di rialzo dei tassi.

PROF. JESPER RANGVID, COPENHAGEN BUSINESS SCHOOL

Jesper Rangvid, professore di finanza alla Copenhagen Business School e co-direttore di PerCent, ha detto che la Bce è stata troppo lenta nel “riconoscere che l’inflazione non era temporanea, ma ora si sta adeguando”. Ma se la Bce seguisse la “ricetta” dell’economista danese le ripercussioni sull’Italia potrebbero essere ancora più serie. “Ho ancora paura, però, che la Bce non stringerà abbastanza a causa dei problemi che ciò causerebbe in Italia”.

LUDOVIC SUBRAN, CAPO ECONOMISTA ALLIANZ

Il 2012 è stato l’annus horribilis per il debito dei paesi sovrani, le economie europee subirono le ripercussioni della crisi dei mutui subprime statunitensi. Le economie più deboli e i paesi con debiti più alti, come Grecia e Italia, furono letteralmente travolte. Ludovic Subran, capo economista di Allianz e direttore dell’Economic Research presso Allianz SE e Allianz Trade, ha detto che l’eurozona ha rischiato di rivivere il 2012 “poiché le capacità fiscali sono diverse tra i paesi” senza il contributo della Bce. Ludovic Subran insegna anche economia presso la HEC Business School e in passato ha lavorato per istituzioni prestigiose come il Ministero delle finanze francese, le Nazioni Unite e la Banca mondiale.

SILVIA ARDAGNA, CHIEF EUROPEAN ECONOMIST BARCLAYS

Silvia Ardagna, capo economista europeo presso la britannica Barclays e con un passato in posizioni apicali in Goldman Sachs, ha detto che i mercati sono molto preoccupati dall’alto stock di debito, dall’elevato deficit fiscale e dalla “necessità di ulteriori misure di sostegno energetico”.

MUJTABA RAHMAN, AD PER L’EUROPA DI EURASIA GROUP

Preoccupato per il futuro del nostro paese anche Mujtaba Rahman, amministratore delegato per l’Europa per la società di consulenza Eurasia Group con due master alla Columbia University e alla London School of Economics and Political Science . Sentito dal Financial Times ha detto che “una recessione più profonda del previsto nel 2023 potrebbe mettere ancora più sotto pressione i Paesi ad alto deficit e ad alto debito”. Questa eventualità potrebbe rendere “più morbido il percorso della politica monetaria della Bce”.

LA REPLICA DEL MINISTRO DELLA DIFESA GUIDO CROSETTO

“Le condizioni economiche del Paese rischiano di peggiorare se verranno a mancare le “tutele esterne” che hanno aiutato negli ultimi anni”. A parlare così è il ministro della Difesa Guido Crosetto che, in un’intervista a Repubblica, commenta l’allarme lanciato dagli economisti dalle colonne del Financial Times. “Il giudizio degli economisti è lo stesso da anni perché l’Italia ha un debito pubblico altissimo, solo che questo fattore non ha pesato negli ultimi anni perché c’è stato il whatever it takes di Draghi. Ora il cambio repentino di politiche della Banca centrale rischia di avere un effetto particolarmente negativo su di noi, ha detto il ministro Crosetto.

Basta guardare alla legge di Bilancio: oltre venti miliardi in più, rispetto allo scorso anno, per pagare gli interessi sul debito pubblico. Senza inflazione e tassi si sarebbero fatti maggiori investimenti nell’economia e si sarebbe scongiurato l’aumento delle accise sulla benzina o il taglio della rivalutazione di alcune pensioni”.

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